Mese: Giugno 2015

  • Piazza Caduti Partigiani Voltresi, la riqualificazione voluta dai cittadini diventa realtà

    Piazza Caduti Partigiani Voltresi, la riqualificazione voluta dai cittadini diventa realtà

    Giardini Caduti Partigiani Voltresi“Uno spazio pubblico innovativo, dinamico e multifunzionale, partendo dal basso, dalle esigenze dei cittadini. Una piazza dotata di tutte le carte in regola per diventare un luogo “aperto”, simbolo identificabile del quartiere di Voltri“. Era l’ottobre del 2012 quando incontrammo per la prima volta i ragazzi del laboratorio di progettazione Zerozoone per parlare del progetto di riqualificazione di Piazza Caduti Partigiani Voltresi (qui l’approfondimento).  Superato il periodo di impasse dovuto alla mancanza di fondi che aveva fatto temere il definitivo accantonamento nonostante l’ok in sede di conferenza dei servizi, è finalmente arrivata l’apertura del cantiere per la realizzazione del primo lotto di intervento che prevede la riqualificazione della pavimentazione della piazza e il collocamento delle “sedute”. Un primo passo, funzionale e propedeutico alla realizzazione di quelli successivi, ovvero i restanti tre lotti come da progetto iniziale, fondi permettendo. Ma aldilà degli aspetti economici legati al futuro, la realizzazione degli interventi previsti in questa prima tranche  rappresenta comunque un successo per i promotori dell’iniziativa oltre che un’opera sicuramente migliorativa del contesto urbano. Per presentare il progetto voltrese, il laboratorio Zerozoone è stato invitato alla Biennale dello Spazio Pubblico che si è tenuta a Roma a maggio e per l’occasione è stato aperto il gruppo su facebook “PIAZZAgioco _URBANcare”.

    Ma facciamo un passo indietro. Tutto nasce nel novembre 2009, quando numerose realtà associative (“Ponente che Balla”, “La Spiaggia dei Bambini”, “Gli Amici del Mare”, solo per citarne alcune) ed un gruppo di genitori dei ragazzini che abitualmente giocano nel campetto asfaltato della piazza, si rivolgono al Laboratorio Zerozoone (collettivo di architetti, alcuni di loro abitanti del quartiere) al fine di elaborare una proposta in grado di riqualificare un’area di circa 1900 metri quadrati che versa in condizioni di degrado. Dopo un percorso ad ostacoli lungo tre anni fra pratiche burocratiche e permessi, la perseveranza dei promotori del progetto viene premiata nel novembre 2012 con l’approvazione in conferenza dei servizi.

    «Il progetto è volto ad incrementare la qualità estetica, cioè la bellezza, e i valori dell’area in oggetto, rendendola utile e utilizzabile da tipologie diverse di persone: bambini, giovani, scuole, famiglie, anziani, associazioni; con tempi e modalità differenti a seconda delle stagioni, degli orari e delle prospettive di utilizzo seguendo di fatto nuove coordinate interpretative. L’intervento non vuole essere solo un’operazione di risanamento dell’area, bensì un’azione dimostrativa che migliori gli standard di confort urbano e di uso delle risorse con un insieme di interventi sperimentali a valenza estetico-funzionale. Il progetto – raccontano dal laboratorio Zerozoone – vorrebbe inoltre innescare un processo di rigenerazione che abbia una risonanza su tutti quegli spazi del territorio genovese che allo stato attuale sono di fatto virtuali e non utilizzati. Un’opportunità di fare esperienze condivise attraverso un abitare consapevole degli spazi pubblici, coinvolgendo beneficiari diretti e indiretti che in forme e modi differenti contribuiscono all’esperienza progettuale».

    Ad oggi è stata messa in opera la pavimentazione centrale in elicotterato per lo svolgimento di giochi liberi e di eventi come quelli che da anni l’associazione “Ponente che Balla” svolge in piazza. Inoltre, è in opera in questi giorni la realizzazione dell’anello esterno che ha come funzione quella di includere sedute di diverse lunghezze che sono raccordate al pavimento tramite rampe per poter essere utilizzate oltre che come panchine anche per percorsi adatti a skaters.

    Dal primo giorno di avvio dei lavori Zerozoone ha realizzato un laboratorio mobile al fine di rendere vivo il cantiere e dare la possibilità ai cittadini di avere un’ interfaccia attiva di approfondimento, oltre ad essere un’occasione per raccogliere idee e proposte per il territorio del Municipio VII Ponente.

  • Regionali, l’esito del voto non sorprende: il Pd raccoglie quanto seminato

    Regionali, l’esito del voto non sorprende: il Pd raccoglie quanto seminato

    regione-liguriaL’esito del voto alle regionali, checché se ne dica, non ha portato vere sorprese. Che la Lega Nord fosse salita nei consensi e che il M5S, tutto sommato, tenesse botta, sono entrambe tendenze che i sondaggi andavano registrando già da qualche tempo. Al contrario il ridimensionamento del PD e il colpo di coda di Forza Italia, soprattutto nella nostra regione, possono aver colto di sorpresa alcuni commentatori: ma a ben vedere si tratta di eventi tutt’altro che eccezionali. Era chiaro che l’opinione pubblica stesse sopravvalutando Renzi e sottostimando quello che resta del partito di Berlusconi.

    Del premier si è parlato per un anno intero come di un re Mida della politica, capace al solo tocco di trasformare persino il Partito Democratico in un pezzo d’oro da 40,8 carati. Tuttavia una corretta interpretazione del voto avrebbe rivelato sin da subito che quello strabiliante successo era dovuto soprattutto alla liquefazione di Monti e del suo Scelta Civica (non a caso ribattezzato “sciolta civica”). In realtà nel complesso il fronte moderato non aveva guadagnato più di quanto avesse guadagnato il fronte anti-euro: entrambi erano cresciuti a scapito dell’indecisione di Grillo e Tsipras, dimostrando così la polarizzazione dell’elettorato attorno ai temi cruciali della continuità di governo e della responsabilità verso l’Europa.

    Allo stesso modo, così come non è strano che alle elezioni europee conti molto il problema del rapporto tra politiche comunitarie e politiche nazionali, non è strano neppure che in Liguria, con lo strascico di qualche alluvione alla spalle, un politico vicino a Burlando venga penalizzato. Se a questo aggiungiamo un volto di primo piano dell’attuale centro-destra (Toti), lo slancio propulsivo della Lega Nord e le relative ricadute benefiche (quel curioso effetto per cui, magari, ci si vergogna a votare le camicie verdi, ma non i loro alleati “più presentabili”), ecco che si spiega come mai Forza Italia non è completamente sparito dalla Liguria, passando “solo” dal 13,89% delle europee al 12,66% dell’altro giorno.

    Seceeondo Paita questo risultato è ascrivibile anche al comportamento di Pastorino, reo di aver diviso il partito per mera strategia politica e di aver consegnato così la regione alla destra. Tuttavia è un ragionamento che non convince. Innanzitutto non ci sono elementi per sostenere che tutti gli elettori di Pastorino sarebbero stati automaticamente elettori di Paita. È probabile, anzi, che chi ha scelto di non votare PD non avesse sin dall’inizio alcuna intenzione di farlo: e forse, senza un’alternativa a sinistra, la più parte si sarebbe rivolta all’astensione. Dall’altro lato, se anche l’accusa fosse vera, Renzi e il suo partito non farebbero altro che raccogliere quanto seminato.

    Sin dagli esordi, infatti, il Presidente del Consiglio non ha avuto remore nel calpestare le minoranze interne pur di portare a termine gli obiettivi prefissati. È pur vero che questo comportamento veniva giustificato con l’esigenza, apparentemente nobile, di dare stabilità e governo al paese; cosa che Pastorino, a livello regionale, non ha dimostrato di tenere in grande considerazione: ma è anche vero che questa stessa governabilità si poteva benissimo ottenere mediando e facendo qualche concessione alle minoranze, senza il rischio di appaltare il problema alle destre; cosa che Renzi si è ben guardato dal fare. Ha applicato invece la forza brutale dei numeri, permettendosi persino il lusso di irridere i membri del suo partito che non riteneva degni d’attenzione (il celebre «Fassina chi?»). Se dunque Cofferati, Pastorino e Civati hanno davvero pensato soltanto a rompere le uova nel paniere del premier, non si può fargliene una colpa: per essere considerati, questo è l’unico linguaggio che Renzi ha dimostrato di intendere.

    Andrea Giannini

  • Bandiere blu a Genova e in Liguria: come si ottiene il titolo? Non solo acque pulite

    Bandiere blu a Genova e in Liguria: come si ottiene il titolo? Non solo acque pulite

    Il Mare
    (foto di Roberto Manzoli)

    Ogni anno i “fortunati” comuni annunciano con orgoglio di aver avuto l’assegnazione. Quest’anno le bandiere blu in provincia di Genova sono Chiavari – Zona Gli Scogli, MonegliaSanta Margherita Ligure – Scogliera Pagana – Punta Pedale- Zona Milite Ignoto e Lavagna. Mentre in tutta la Liguria i comuni premiati sono 23. Ma che cosa si nasconde dietro al titolo ottenuto e come si fa ad ottenerlo?

    La bandiera blu è una certificazione ISO 9001 – 2008 che viene rilasciata dalla FEE Fondation for Environmental Education (Fondazione per l’Educazione Ambientale). Per ottenerla è necessario rispondere ai requisiti di un questionario e allegarvi la documentazione necessaria. Sono i comuni a presentare richiesta per le diverse zone presenti sul proprio territorio. Ma questo è possibile solo per le località le cui acque sono risultate eccellenti l’anno precedente.

    Un documento di 15 pagine elenca i dettagli dei criteri e della documentazione da riportare per l’ottenimento della bandiera blu. La procedura prevede cinque fasi che vanno dal ricevimento del questionario, passando per la pre analisi dei questionari da parte della sezione italiana di FEE per permettere l’accesso alla giuria tecnica fino all’assegnazione della bandiera confermata dalla FEE internazionale. Il questionario viene modificato quasi ogni anno, al fine aiutare le amministrazioni nel percorso di ottenimento della bandiera. Si compone di 12 sezioni ciascuna con assegnazione di un punteggio, relative alla spiaggia, alla qualità delle acque, alla gestione dei rifiuti, all’educazione ambientale, al turismo alla pesca.

    Inoltre, è stata introdotta una sezione dedicata allo stabilimento balneare, a quanto leggiamo sul documento, per individuare e premiare alcuni stabilimenti balneari  delle località bandiera blu che si siano contraddistinti  nel corso della precedente  stagione.  Insomma non si tratta semplicemente di acqua cristallina. Viene assegnata ad una “località ambientale” che può coincidere con l’intero comune o ad alcune zone di esso.

    Oltre a valutazioni “classiche” come la qualità della spiaggia o delle acque si valutano la gestione dei rifiuti, la presenza di discariche o di termovalorizzatori e la realizzazione di un minimo di 5 attività di educazione ambientale promosse dal Comune.

    La sezione dedicata al turismo, ad esempio, per l’assegnazione del punteggio si basa sul rapporto fra flusso turistico e ricettività, il comune, cioè, deve garantire la presenza di strutture adeguate  e allo stesso tempo il flusso turistico non deve causare un impatto negativo  sul territorio comunale.

    Una volta ottenuta la bandiera resta blu per un anno, per riaverla bisogna ogni anno rifare da capo l’intera procedura e allegare le foto che documentano di aver rispettato tutti i doveri dell’averla ottenuta.

    FEE, la fondazione che assegna il “titolo”

    Il Mare e la Scogliera
    La FEE, Foundation for Environmental Education (Fondazione per l’Educazione Ambientale) fondata nel 1981, è un’organizzazione internazionale non governativa e non-profit con sede in Danimarca. La FEE Italia, costituita nel 1987, gestisce a livello nazionale i programmi: Bandiera Blu, Eco-Schools, Young Reporter for the Environment, Learning about Forests e Green Key (foto di Roberto Manzoli)

    Vi sono diversi passaggi prima di arrivare al verdetto finale, in prima battuta è il personale di FEE ITALIA a ricevere i questionari dei comuni, interviene poi la giuria nazionale e infine si passa al vaglio di FEE Internazionale. Della giuria fanno parte esperti in tematiche ambientali, sia rappresentanti istituzionali o privati, in questo modo tutte le tematiche affrontate nel questionario hanno un referente di riferimento.

    Sono tante le istituzioni pubbliche che vengono chiamate a partecipare con un loro rappresentante, per citarne alcune: Ministero dei beni e delle attività Culturali e del turismo, coordinamento assessorati al turismo  delle regioni, Capitanerie di porto, FIN sezione salvamento, ecc…

    In questa sede vengono verificate  le risposte riportate e emerge una classifica. Questa viene trasmessa al coordinamento internazionale della FEE che effettua verifiche a campione  sui dati ricevuti e esprime parere positivo o negativo per la bandiera blu. Per valorizzare al meglio gli esperti che compongono la Giuria, la procedura di valutazione è suddivisa in 4 gruppi di lavoro (che riuniscono le tematiche trattate nel questionario): acque di balneazione, depurazione delle acque – certificazione ambientale e gestione dei rifiuti – turismo, spiaggia, pesca – educazione ambientale, informazione e iniziative per la sostenibilità ambientale.

    I singoli gruppi di lavoro assegnano un voto alle singole tematiche. Ogni tematica (ad es. spiaggia oppure acque di balneazione) ha un peso diverso, questo per tenere conto dell’impatto che ciascun tema ha sulla salvaguardia ambientale.

    Scorrendo i criteri richiesti (la maggior parte rigidi e specifici) alcuni ci hanno fatto un po’ sorridere, ci pare che si tratti di buona e normale gestione delle spiagge e dell’ambiente più che di assegnazione di titoli. Ad esempio “la spiaggia deve essere pulita”, “adeguato personale di salvataggio deve essere disponibile” o ancora “equipaggiamento di primo soccorso presente” , “tutti gli edifici e le attrezzature di spiaggia devono essere mantenuti in buono stato”. Ci ha incuriosito un requisito “imperativo” (così sono definiti criteri obbligatori): “vegetazione algale o detriti naturali dovrebbero essere lasciati sulla spiaggia” che usa un condizionale nella forma. Allo stesso modo incuriosisce il criterio che richiede che “almeno” una spiaggia con bandiera blu per ogni comune debba avere accesso e servizi per i disabili.

     

    Claudia Dani

  • Conosci il tuo porto? Viaggio fra le banchine genovesi, in bilico fra presente e futuro

    Conosci il tuo porto? Viaggio fra le banchine genovesi, in bilico fra presente e futuro

    porto-3«È proprio bella Genova» dice con ingenua e autentica semplicità un’anziana signora seduta dietro di noi, sul battello che ci conduce alla scoperta del nostro porto. Le nuvole pesanti e una maccaia che ha veramente poco di primaverile non sono il contorno ideale ma la vista della Superba dal mare è qualcosa che non può non lasciare estasiati, neppure con qualche goccia di pioggia.

    Eppure i genovesi la città vista da qui, dal suo elemento naturale per eccellenza, la conoscono mica tanto bene. E, soprattutto, non conoscono bene quella cosa che si colloca proprio a metà tra la città e il mare. Stiamo parlando del porto, il nostro motore economico che troppo spesso è visto come una barriera, un muro tra la terraferma e l’acqua e non come elemento pienamente integrato nel cuore della città e di cui dovrebbe rappresentare un punto di forza irrinunciabile.

    «Spesso le persone che parlano del porto – sostiene il viceconsole della Culmv, Silvano Ciuffardi – non lo conoscono perché lo vedono solo dalla città. Invece che considerare Genova una città–porto, si parla quasi esclusivamente del porto in città, come se ci trovassimo di fronte solamente a un fastidio di cui vorremmo fare volentieri a meno».

    Ed è proprio questo, almeno a parole, uno dei principali obiettivi del nuovo piano regolatore portuale che prevede investimenti infrastrutturali per 2 miliardi di euro: riavvicinare i genovesi al porto, far sì che i cittadini possano tornare a vivere almeno una parte degli spazi portuali come successo al Porto Antico dopo l’Expo. Così, nel nuovo numero della rivista cartacea di Era Superba fresco di stampa, abbiamo deciso di dedicare un lungo approfondimento al porto che è e al porto che verrà, cercando di capire quali sono le grandi trasformazioni che ci apprestiamo a vivere nei prossimi decenni e quanto l’economia genovese possa ripartire attraverso il suo fulcro storico.

    Anche perché il porto oggi dà da mangiare a molti genovesi e non solo. L’indotto dello shipping all’ombra della Lanterna coinvolge ogni anno almeno 30 mila lavoratori. Di questi ormai solo 1100 svolgono la mansione più antica, quella dei camalli della Compagnia Unica (tradizione vuole che persino Niccolò Paganini iniziò a suonare in questo ambiente, tra i colleghi del padre, durante le pause pranzo): «Negli anni ’80 – raccontano – eravamo più di 6 mila ma ora il lavoro è tutto automatizzato: per uno sbarco o un imbarco merci ormai è sufficiente una decina di persone, un gruista, qualche conducente di mezzi a terra e gli addetti al bloccaggio e sbloccaggio dei contenitori». Ma quando si parla di porto, ci si concentra quasi esclusivamente sui problemi delle infrastrutture e meno sulle difficoltà dei lavoratori: «Il porto – proseguono i camalli – non è una fabbrica: qui il lavoro è fluido, in continuo movimento. Noi dobbiamo garantire una copertura 365 giorni all’anno e 24 ore al giorno con difficoltà logistiche non da poco visto che ogni scalo ha i propri orari di apertura e chiusura su cui devono essere adeguati i nostri turni».   

    Quelle logistiche sono proprio una delle principali difficoltà che rendono la portualità genovese e ligure, più in generale, periferica a livello europeo. «In realtà – specifica il professor Francesco Parola, docente di Economia marittima e portuale all’Università di Napoli “Parthenope” e membro di Porteconomics – si tratta di una caratteristica comune a tutta la portualità italiana. Certo, i circa 4 milioni di container movimentati ogni anno dalla Liguria possono essere considerati una periferia di lusso. Ma si potrebbe e si dovrebbe fare molto di più».

    Gli spazi portuali, seppure non gestiti al meglio, sono saturi: l’unica possibilità per potenziare lo sviluppo dei porti liguri e di quello di Genova, in particolare, è estendersi verso il mare. Per questo – come analizzato nel dettaglio nel nuovo numero della rivista di Era Superba – la metà dei 2 miliardi richiesti per il finanziamento del nuovo piano regolatore del Porto di Genova serviranno a “spostare” più distante le banchine. «Va anche detto – prosegue Parola – che anche verso il mare gli spazi non possono essere infiniti: c’è, infatti, il problema della scarpata continentale che va già a piombo non troppo distante dalla riva. Non si potrà mai, dunque, realizzare qualcosa di simile da quanto avviene in Cina con la costruzione di una vera e propria isola portuale a 35 km dalla terraferma, a cui è collegata con un ponte ferroviario. Si deve, invece, lavorare tantissimo nel miglioramento della logistica con una grande velocizzazione dei tempi di attesa della merce in porto e della sosta delle navi in banchina: un obiettivo che può essere raggiunto solo con l’ottimizzazione trasportistica e il potenziamento delle linee ferroviarie, interne ed esterne al porto». 

    Per recuperare gli antichi splendori e provare a riprendere la scia dei grandi porti del nord Europa, Genova però non dovrà fare i conti solo con se stessa. La visita pre-elettorale del ministro Delrio ha anticipato alcuni cardini della riforma nazionale sull’organizzazione e gestione dei porti che dovrebbe essere presentata ufficialmente entro fine mese. Che cosa succederà alle concessioni dei terminalisti? Come cambieranno le Autorità portuali con la nascita dei distretti geografici a sostituire i singoli scali? Verrà aumentata l’autonomia delle realtà locali incrementando la possibilità di recuperare l’iva per investire in infrastrutture?

    Intanto, Luigi Merlo ha confermato le proprie dimissioni da presidente dell’Autorità portuale. L’addio ufficiale arriverà a fine mese: ecco, dunque, liberarsi un’altra tessera di questo complicatissimo puzzle che troppi genovesi continuano a vivere come qualcosa d’altro da sé e che sul numero #60 di Era Superba (in uscita il 3 giugno) proviamo a rendere un po’ più comprensibile.

     

    Simone D’Ambrosio