Mese: Ottobre 2013

  • PechaKucha Night #7: bando per le industrie creative in Liguria

    PechaKucha Night #7: bando per le industrie creative in Liguria

    arti-visive-installazioni-arte-creativita-RMDopo il successo ottenuto dalle edizioni precedenti, nell’autunno è in arrivo un nuovo appuntamento con PechaKucha Night, la rassegna nata con lo scopo di mettere in luce i progetti creativi e innovativi della città.

    In questa settima edizione, il bando è rivolto al mondo delle start-up, dell’imprenditoria giovanile e della cooperazione, professionisti, freelancer, designer, programmatori, scienziati, architetti, scrittori, videomaker, chiunque abbia un’idea di business che voglia presentare o espandere, un progetto creativo o professionale che voglia condividere o far conoscere.

    Il format prevede come sempre un power point con 20 immagini e 20 secondi per ogni immagine, in totale quindi 6 minuti e 40 secondi per ogni partecipante.

    Per partecipare, è necessario scaricare la scheda e il format di presentazione Power Point a questo link e inviare entro le ore 24 di sabato 2 novembre all’indirizzo pkn.genova@gmail.com i seguenti  la scheda di partecipazione, in italiano e in inglese, 7 slide di presentazione del progetto di cui almeno 1 rappresentativa del progetto, foto o logo.

    I selezionati parteciperanno poi alla serata PechaKucha Night in programma giovedì 21 novembre presso La Claque in Agorà.

    [Foto Roberto Manzoli]

  • Festival della Scienza, alla scoperta dei laboratori in Piazza delle Feste

    Festival della Scienza, alla scoperta dei laboratori in Piazza delle Feste

    festival-scienza-2013 (7)Il Festival della Scienza quest’anno compie dieci anni. A Genova dal 2003, quest’anno il festival celebra la ricorrenza con un’edizione dedicata tutta alla bellezza. Fino al 3 novembre 2013, tutta la città sarà animata da mostre, eventi, conferenze, laboratori nelle molteplici location allestite dal centro storico fino a Sestri Ponente (novità di quest’anno): dopo aver sperimentato lo scorso anno la collaborazione con il Municipio II e aver inserito tra i luoghi degli eventi il Centro Buranello, quest’anno il Festival “inaugura” Villa Rossi e il nuovo mercato coperto.

    Una manifestazione tutta “made in Genova” che sembra crescere di anno in anno, come ha confermato la Presidente, Manuela Arata, in occasione dell’incontro di presentazione: «Genova è la città più internazionale d’Italia che ancora mantiene il primato sul Mediterraneo. Genova non chiude, non muore. Genova cambia, guarda oltre il mare e lo dimostra il fatto che sono stata premiata qualche tempo fa dalla città di Shanghai per il mio impegno al Festival, nella speranza di una triangolazione tra Genova, Shanghai e New York. Certo, i fondi sono dimezzati rispetto al 2007, ma andiamo avanti: gli sponsor sono diventati, dai 10 della prima edizione, 80. Siamo un sistema, non una manifestazione, e il nostro scopo è quello di promuovere la scienza e la città di Genova nel mondo».

    Noi di Era Superba siamo andati di persona a visitare alcune delle location principali, partendo da Piazza delle Feste al Porto Antico: per la sua centralità, il luogo ogni anno riveste un ruolo prioritario ed è tra i più visitati nell’arco della manifestazione. Anche quest’anno la Piazza non è stata da meno e ci ha sorpreso con una moltitudine di eventi e laboratori nuovi e interessanti.

    Per primo, “Carta canta! Che mondo sarebbe senza la carta?”, un laboratorio a cura di Vanda Elisa Gatti e Danilo Gasca, con il supporto di Sofidel, dedicato interamente alla carta, in tutte le sue forme (colorata, bianca, igienica, riciclabile, fotografica, da forno), in cui si spiegano le molteplici applicazioni e utilizzi di questo materiale, se ne osservano le proprietà, si creano fogli, si scopre come riciclare, conservare, riutilizzare per dare vita a opere d’arte uniche.

    Inoltre, uno spazio dedicato ai metalli, “Le Olimpiadi dei metalli”, di cui si mettono in luce le caratteristiche dei metalli come ottimi conduttori e l’incidenza che hanno avuto nella storia dell’uomo, portando a innovazioni nel commercio, la medicina, l’industria del lusso. Dalle turbine d’aereo alle protesi d’anca e odontoiatriche, materiali nuovi come il titanio entrano sempre di più nella vita quotidiana. A cura di Danilo Gasca, Vanda Elisa Gatti e in collaborazione con Associazione Italiana di Mettallurgia, Avio Aero, Cogne Acciai Speciali, Consorzio Ruvaris, Fondazione Promozione Acciaio, Istituto Italiano Rame, Lagostina, Università degli Studi di Torino , SPM Genova, Sol, Traviganti.

    Ancora, “A vele spiegate – Naviga con noi alla scoperta della costa ligure e delle sue bellezze”, un laboratorio che permette di cavalcare le onde e scoprire le bellezze della costa ligure, coinvolgendo i più piccoli in un viaggio a bordo della barca a vela, insegnando loro a distinguere le particolarità del paesaggio ligure e trasmettendo alcuni cenni del codice internazionale dei segnali marittimi. Inoltre, anche un modo nuovo di usare le mani e la fantasia, per navigare e per costruire mostri marini e rendere più divertente la traversata. Il tutto, a cura dell’Associazione Il Porto dei piccoli ONLUS, con il supporto di SAAR depositi portuali S.p.A.

    In Piazza delle Feste, anche un “grande classico” del Festival, “Plasticville – Quando la plastica si fa bella”, in cui vengono proposti giochi e approfondimenti sul tema della plastica (cos’è, come si produce, chi ne ha fatto la storia), mettendone in luce le caratteristiche e i possibili usi per la creazione di oggetti e strumenti nelle forme più fantasiose. Se ieri tutto questo era prerogativa delle industrie specializzate, di artisti o artigiani, oggi ognuno di noi può trasformarsi in un apprendista designer di oggetti in materiali plastici. Il laboratorio, a cura di Federchimica PlasticsEurope Italia e collegato al Premio Nazionale Federchimica Giovani 2013, presenta anche la grande novità della stampante in 3D: finora già utilizzata per la produzione di soprammobili, gioielli, armi da fuoco funzionanti, resta poco diffusa e sconosciuta ai più, generando entusiasmo e curiosità tra i più piccoli e tra gli adulti. Inoltre, la stampa in 3D riveste un’importanza fondamentale sotto il profilo scientifico, dal momento che adesso si apre alla nuova sfida della biostampa, per la creazione dal nulla del corpo umano, con prototipi realizzati usando come inchiostro del collagene.

    Infine, l’arrivo al Festival di Fiat, nuovo partner e “main sponsor” che presenta proprio in Piazza delle Feste le nuove 500L e 500L Living, due modelli che usano il metano come soluzione disponibile, accessibile, prestazionale e soprattutto sostenibile grazie all’applicazione del TwinAir Turbo. Ancora, lo stand realizzato in collaborazione con Ricola, “13 erbe svizzere x 1 caramella”, che stimola l’olfatto e la conoscenza delle erbe aromatiche; “Fisica in moto”
    laboratorio realizzato in collaborazione con Fondazione Ducati e riservato ai ragazzi dai 14 anni per uno studio innovativo e divertente della fisica attraverso la presentazione di alcuni modelli della casa motociclistica italiana; “Il Calcio (non) è una scienza esatta”, laboratorio realizzato dalla squadra di calcio genovese U.C. Sampdoria; “La Scienza alle olimpiadi invernali”, con giochi ed esperienze legati alle applicazioni della scienza al servizio degli sport paralimpici; “La scienza dei supereroi” in cui, grazie al coinvolgimento dei nuovi idoli dei cartoni in onda su Boing e Cartoon Network, i più piccoli possono studiare la forza degli elementi naturali e l’elettromagnetismo con esperimenti e giochi legati all’energia, ai raggi UV e alla produzione di turbini di fuoco. In collaborazione con Mattel.

    In ultimo, anche una mostra di fotografia a cura dello IED – Istituto Europeo di Design e Medici Senza Frontiere dal titolo “Volti di donne dalle crisi umanitarie” per sensibilizzare sulle condizioni di vita e le sofferenze delle donne di tutto il mondo, con particolare attenzione per la situazione nord e centro-africana.

     

    Elettra Antognetti

  • Certosa, criminalità organizzata: incontro con l’assessore Fiorini

    Certosa, criminalità organizzata: incontro con l’assessore Fiorini

    sicurezza-protezione-violenzaIl quartiere di Certosa negli ultimi tempi è balzato più volte agli onori della cronaca. In sporadici casi per iniziative positive – vedi la festa delle Librerie indipendenti – momento di aggregazione che ha riscosso particolare successo. Spesso, invece, a causa del ripetersi di atti vandalici e delinquenziali che destabilizzano la vivibilità della zona. Gli ultimi inquietanti episodi sono stati i roghi appiccati a diversi cassonetti dei rifiuti e il raid all’interno del mercato rionale con la distruzione di vetrine e attrezzature. L’effetto immediato di tale frastuono mediatico è stato un aumento – in termini di presenza e visibilità – delle forze dell’ordine. «Ma non sappiamo quanto durerà – spiega Enrico D’Agostino, portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa nonché esponente dell’associazione antimafia Casa della Legalità – Quando i riflettori dei media si spegneranno tutto tornerà come prima. Questa purtroppo è la routine del quartiere, nulla di nuovo, insomma».

    Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa, infatti, da anni continua a denunciare agli enti preposti che determinati segnali – spesso derubricati come semplici atti di vandalismo – in realtà confermano la presenza della criminalità organizzata nel quartiere. «Che la Val Polcevera sia terra di mafia è ormai un fatto conclamato – racconta D’Agostino – bisogna essere miopi per non accorgersene». D’altra parte «Basta conoscere il modus operandi delle famiglie mafiose per comprendere che il territorio è sotto il loro controllo: lanciano dei segnali, piccoli e non eclatanti ma chiari, con cui tracciano delle linee di demarcazione e ci mandano a dire “qui comandiamo noi”».

    Per contrastare una simile presenza non sono sufficienti le pattuglie di polizia, ma piuttosto «Occorre un’intensa e capillare attività investigativa – continua D’Agostino – e sono certo che i primi ad esserne consapevoli sono gli stessi rappresentanti della DIA e dei nuclei preposti al contrasto della criminalità organizzata». Tale consapevolezza, invece, sembra non essere patrimonio di tutti gli abitanti di Certosa «Spesso siamo addirittura additati come dei visionari – spiega D’Agostino – Spiace dirlo, ma anche il Municipio Val Polcevera, al quale più volte ci siamo rivolti per denunciare la situazione, tende a minimizzarne la gravità probabilmente perché non ha la forza per fornire risposte adeguate. Così abbiamo deciso di chiamare in causa direttamente il Comune nella speranza di trovare un valido interlocutore».

    Quindici giorni fa si è svolto un primo incontro con Elena Fiorini, assessore comunale a Legalità e Diritti. «La Fiorini si è dimostrata molto attenta – conclude D’Agostino – Il bilancio del confronto è senza dubbio positivo. E l’assessore ha espresso piena disponibilità ad incontrarci nuovamente nei prossimi mesi per continuare a monitorare insieme il quartiere».

     

    Matteo Quadrone

  • Donne che fanno testo: concorso letterario dedicato alle scrittrici

    Donne che fanno testo: concorso letterario dedicato alle scrittrici

    LibroIl quotidiano romano “Il Messaggero” lancia un nuovo concorso di scrittura creativa dedicato alle scrittrici sul tema Donne e lavoro. Il coraggio e la capacità di dividersi in molti ruoli.

    Ogni candidata, debuttante e non, può partecipare al concorso con un solo racconto in lingua italiana, da diecimila battute (punteggiature e spaziature incluse) in formato elettronico.

    Al termine del concorso una giuria qualificata selezionerà i migliori racconti che saranno pubblicati integralmente nelle pagine de Il Messaggero durante il mese di dicembre 2013.

    Le partecipanti devono collegarsi al sito donnechefannotesto.it, registrarsi e caricare il proprio racconto secondo le modalità indicate.

    La scadenza per l’invio dei racconti è il 15 dicembre 2013.

  • Trio Wanderer, l’ensemble francese in concerto al teatro Carlo Felice

    Trio Wanderer, l’ensemble francese in concerto al teatro Carlo Felice

    Trio WandererLunedì 28 ottobre prosegue al teatro Carlo Felice la Stagione GOG: dalle ore 21, concerto del celebre ensemble francese Trio Wanderer.

    Il Trio Wanderer ha una attività concertistica internazionale, con un vasto repertorio in costante apertura verso le composizioni moderne o contemporanee come le classiche e le loro eventuali rielaborazioni.

    I membri del trio sono dei viaggiatori erranti, in costante esplorazione dell’universo musicale, impegnati in un viaggio attraverso i secoli, da Mozart e Haydn fino ai giorni nostri.

    Grazie allo straordinario stile, alla quasi telepatica comunione di intenti nell’interpretazione e alla maestria tecnica, il Trio Wanderer è all’unanimità considerato uno dei migliori gruppi da camera del mondo

    Lunedì per la GOG presentano un programma che prevede l’esecuzione di trii di Beethoven e Čajkovskij.

    Biglietti: intero 20 euro, under 30 12 euro, under 18 6 euro.

    [Photo Marco Borggreve]

  • Un sabato notte al Museo: eventi alla Galleria di Palazzo Spinola

    Un sabato notte al Museo: eventi alla Galleria di Palazzo Spinola

    Galleria Palazzo Spinola Genova centro storicoSabato 26 ottobre è in programma un’apertura straordinaria dalle 20 alle 24 della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, in occasione dell’iniziativa “Un sabato notte al museo”.

    Ecco il programma della rassegna

    Ore 20 e 22
    Pittori fiorentini di primo Cinquecento a Palazzo Spinola: visita guidata a cura di Gianluca Zanelli.

    Ore 21 e 23
    Il Palazzo degli Spinola prima degli Spinola: la dimora di Ansaldo Pallavicino
    percorso di approfondimento a cura di Matteo Moretti

    ore 21
    La magia di Bach
    Concerto per Violoncello Solo
    J. S. Bach – Suites n° 1, 5, 6
    Ferdinando Vietti, violoncello

    Accesso gratuito agli eventi per i possessori del biglietto di ingresso al Museo

    Per la partecipazione agli approfondimenti (gruppi max 30 persone) si consiglia la prenotazione al numero 010.2705300

    Orari e bigliettazione

    martedì – sabato 8.30 – 19.30 | domenica e festivi 13.30 – 19.30 | lunedì chiuso

    intero € 4, ridotto (tra 18 e 25 anni) € 2

    cumulativo Palazzo Spinola e Palazzo Reale: intero € 6,50 | ridotto (tra 18 e 25 anni) € 3,25

    gratuito minori di 18 anni e maggiori di 65 anni, studenti universitari in materie umanistiche

  • Movimento 5 Stelle, analisi politica e considerazioni inattuali

    Movimento 5 Stelle, analisi politica e considerazioni inattuali

    Beppe GrilloLunedì Peter Gomez e Marco Travaglio (rispettivamente direttore dell’edizione on-line e vicedirettore dell’edizione cartacea del Fatto Quotidiano) hanno risposto ad una lettera di Vittorio Bertola, consigliere del M5S di Torino. Argomento del contendere era lo stop di Beppe Grillo rispetto all’ipotesi di votare per l’abolizione del reato di clandestinità. L’episodio è noto, mentre lo scambio di vedute tra il politico e i due giornalisti è passato naturalmente in secondo piano: ma riprenderlo può essere molto istruttivo.

    La critica di Gomez e Travaglio si basa sostanzialmente su tre punti assolutamente condivisibili:

    1. se pure è vero che l’abolizione del reato di clandestinità non era nel programma del M5S, va anche aggiunto che nello stesso programma manca qualsiasi tipo di accenno al tema dell’immigrazione: ed è un errore non aver pensato a delle proposte a riguardo;
    2. Grillo non articola un ragionamento che entri nel merito della questione, ma evoca esclusivamente ragioni di convenienza elettorale (non inimicarsi l’elettorato di centro-destra): ed è proprio questa l’attitudine della vecchia classe politica che Grillo stigmatizza;
    3. l’idea di democrazia diretta «alla prova dei fatti rischia di mostrare dei limiti»: cioè i parlamentari devono pur avere un certo margine di autonomia.

    Questa analisi ha il merito di discutere punti deboli e punti forti rimanendo fuori dal coro degli hooligan pentastellati o dei detrattori a oltranza: ed è rarissimo trovare qualcuno che non sia interessato solo a trattare i nuovi arrivati vuoi come i liberatori della politica italiana, vuoi come dei sovversivi fascisti. Senza nulla togliere a Gomez e Travaglio, però, concedetemi la piccola vanità di far notare che i due arrivano un pelino tardi: tutte queste cose io le avevo scritte tempo fa.

    Già un anno fa avevo scritto che il M5S incarnava l’esigenza di recuperare il senso della rappresentanza politica, ma che si affidava per questo ad un’idea di democrazia diretta “telematica” troppo ingenua per funzionare realisticamente. Avevo avuto modo di ribadire che è una colossale ipocrisia quella di ignorare il confronto ideologico tra destra e sinistra, perché questa distinzione incarna i due interessi di base che dividono al fondo qualsiasi società: quello di una maggioranza che ha la sua forza nella quantità e quello di una minoranza che ha la sua forza nel peso specifico (ne riparleremo meglio in futuro). Avevo spiegato, infine, che da questi e altri nodi irrisolti dipendeva la mancata maturazione ideologica del movimento.

    Dunque era del tutto pacifico che questa necessaria evoluzione fosse frenata proprio dall’incapacità di  Grillo e Caseleggio di coglierne la grande ricaduta positiva, sul lungo periodo, in termini di consenso, e che prevalessero al contrario calcoli elettorali di breve respiro, nella convinzione che nell’immediato futuro occorra limitarsi a strizzare l’occhio ai delusi della vecchia politica, tanto a destra quanto a sinistra. Questa strategia “attendista” può forse tornare utile in questa fase, visto che i partiti tradizionali si stanno distruggendo da soli; ma prima o poi il movimento dovrà capire cosa vuol fare da grande: e l’impressione è che questo i due guru non l’abbiano capito.

    Che ci sia qualcosa che non va, invece, dimostrano di averlo capito Gomez e Travaglio. E chissà, forse si potrebbe anche lasciar perdere un attimo quello che dice la Bonev – anche perché, a naso, chi voleva farsi un’idea su Berlusconi forse se l’è già fatta da anni… – per spingersi un po’ più in là. Ci sarebbero da fare, ad esempio, almeno due importanti considerazioni “inattuali”.

     

    A proposito di immigrazione

    Senza dubbio il reato di immigrazione clandestina è «una grida manzoniana»; di sicuro «il decreto sicurezza Maroni e la Bossi-Fini vanno rivisti in molte parti»; certamente per elaborare un’alternativa è necessario «incontrare esperti, magistrati, volontari, comitati di cittadini e immigrati»: insomma, tutto vero; però forse si potrebbe anche notare che l’ansia di Grillo di marcare una differenza dalla sinistra dipende dal fatto che pure da quelle parti il tema immigrazione non è che sia stato gestito granché bene.

    Forse si potrebbe anche dire che, dietro al supposto “internazionalismo” e ai bei discorsi sulla accoglienza e la fratellanza che piacciono tanto alla borghesia liberal e ben educata, si nasconde l’interesse di una parte dell’imprenditoria italiana di incentivare l’afflusso di manodopera a buon mercato dall’estero per abbassare le pretese dei lavoratori. E questa cosa – pensate un po’ – a questi stessi lavoratori rozzi e ineducati non piace. Ovviamente non intuiscono il fenomeno complessivo, ma certo si rendono conto di vivere in periferie sempre più degradate, di avere sempre meno potere d’acquisto e di contare sempre meno: cosa che nel passato ha segnato la fine dei partiti ex-comunisti, spingendo gli operai a votare Lega Nord; mentre oggi, in un quadro ancora più difficile, dalla Gran Bretagna alla Grecia, gli episodi di razzismo e le tensioni sociali aumentano.

    Dunque sarebbe forse il caso di occuparsi delle storture di questa globalizzazione in cui le potenze industriali sfruttano e impoveriscono il terzo mondo generando flussi migratori che vanno a creare  competizione al ribasso tra le classi lavoratrici di quelle stesse potenze.

     

    Da dove parte la degenerazione politica?

    A voler fare poi un’analisi raffinata, si potrebbe cogliere un grosso problema politico che Grillo indirettamente pone, pur non comprendendolo. Infatti, questo continuo oscillare del M5S tra difesa del sistema che abbiamo ereditato e desiderio di introdurre innovazioni (ad esempio, relativamente alla Costituzione, lo strano rapporto tra le accuse di tradimento lanciate alla vecchia classe politica e certe proposte di modifica) dovrebbe indurre a riflettere sul fatto che, anche nel “nuovo che avanza”, sulle cause della decadenza politica che stiamo attraversando c’è molta confusione d’analisi: ed è proprio per questo che manca una proposta convincente.

    Posto che non si possono che criticare le ultime manovre per modificare la Costituzione (perché sappiamo già a quali logiche rispondono), resta comunque il fatto che in effetti il sistema è degenerato, perché è evidente che il meccanismo di rappresentanza politica non solo non rispecchia il paese, ma anzi gli si rivolta contro. Si tratterebbe dunque di capire come questo è successo prima di azzardarci a fare modifiche.

    La questione è: è necessario riformare il sistema perché si è rivelato inadatto, oppure, all’opposto, è stato proprio il fatto di non averlo rispettato a creare i problemi? In altri termini, la nostra Repubblica parlamentare e la nostra Costituzione sono datate, oppure siamo noi che le abbiamo tradite?

    Personalmente propenderei per la seconda opzione: che però, a ben vedere, non esclude affatto la prima. In effetti, se il punto è che gli Italiani si sono fatti persuadere da promesse fallaci a percorrere strade sbagliate, tanto da mettere in discussione e poi compromettere il sistema di regole ereditato nel dopoguerra, questo significa pur sempre che alla prova dei fatti il sistema ha una falla. E se c’è modo di scardinarlo, allora bisogna creare delle nuove contromisure.

    La mia ipotesi è che si debba procedere non certo verso lo smantellamento della Costituzione, ma verso un’estensione e un rafforzamento delle tutele che essa già prevedeva, nel rispetto del suo spirito di fondo. Ma è solo un’intuizione personale: sarebbe utile che si confrontassero pubblicamente persone ben più qualificate di me. E visto che la politica latita, sarebbe bello che fosse il mondo dell’informazione ad avviare urgentemente il dibattito, senza relegarlo in terza pagina per far spazio al cagnolino Dudù.

     

    Andrea Giannini

  • A scuola di paesaggio, il Fai lancia un nuovo progetto didattico per le scuole

    A scuola di paesaggio, il Fai lancia un nuovo progetto didattico per le scuole

    denver-cielo-tramonto-DIIl Fondo Ambiente Italiano propone per l’anno scolastico 2013/2014 il nuovo progetto A scuola di paesaggio, dedicato alle scuole di ogni ordine e grado e alle loro famiglie.

    Si tratta di un percorso formativo, in collaborazione con Ferrero, nato per avvicinare e sensibilizzare gli studenti al tema della tutela del paesaggio, con lo scopo  di invitare i ragazzi a “vivere” il paesaggio, a considerare che esso non è solo da studiare, da guardare, da usare, ma soprattutto da tutelare e difendere.

    Il progetto diventa quindi l’occasione concreta per un’assunzione di responsabilità e permette di perseguire l’obiettivo formativo dell’educazione a una cittadinanza attiva e consapevole.

    Nel corso dell’anno, verranno organizzati incontri di formazione per dirigenti e docenti delle scuole di ogni ordine per approfondire alcune tematiche legate alla tutela del paesaggio italiano; percorsi didattici e il concorso nazionale Guarda dove FAI per coinvolgere le classi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado nella scoperta del proprio territorio; dei torneo del paesaggio, cioè delle gare di cultura a squadre per coinvolgere gli studenti della scuola secondaria di II grado nello studio del paesaggio italiano; degli incontri-approfondimento riservati alle classi iscritte FAI della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria.

    Per maggiori informazioni sui progetti, si può visitare il sito faiscuola.it

     

    [Foto Diego Arbore]

     

    A scuola di paesaggio Fai

  • Scatti di industria: le immagini della Fototeca Ansaldo a Palazzo Ducale

    Scatti di industria: le immagini della Fototeca Ansaldo a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale entrataOltre cento foto per testimoniare e raccontare la lunga stagione del ‘saper fare’ industriale italiano: a Palazzo Ducale inaugura il 29 ottobre la mostra Scatti d’industria, realizzata grazie al contributo della Fototeca della Fondazione Ansaldo presso Palazzo Ducale.

    Nella mostra si trovano fotografie multimedializzate o esposte in originale, gigantografie che illustrano il lavoro operaio nelle officine, nei cantieri e nei porti; il treno, il primo e più vistoso prodotto della rivoluzione industriale, simbolo e fattore di sviluppo economico e sociale; la grande meccanica delle caldaie, delle turbine, degli apparati motore; la produzione navale con al centro i maestosi transatlantici; l’epopea dell’acciaio e della ciclopica attività siderurgica; le mastodontiche centrali e gli impianti per l’elettrificazione e la modernizzazione del Paese; la produzione bellica con corazzate, cannoni, aerei e carri armati; le colonie e le gite sociali dei lavoratori negli anni Cinquanta; il ‘miracolo economico’ degli anni ’60 con l‘automobile, il tempo libero e la trasformazione urbanistica; l’irrompere dell‘informatica e dell’automazione.

    E ancora immagini sulle più diverse manifestazioni politiche e sindacali o su eventi, come ad esempio, la Resistenza che hanno segnato la storia del nostro Paese.

    Oltre all’esposizione fotografica, il visitatore può approfondire la storia dell’immagine grazie a lavagne touch screen e torce multimediali, può entrare in un antico laboratorio fotografico o sostare presso le postazioni interattive collocate al centro dello spazio espositivo dove importanti vicende industriali prendono corpo e vengono narrate grazie alle fotografie (Racconti industriali).

    Una mostra utile per ripercorrere la storia industriale del paese e della città, grazie all’archivio della Fondazione Ansaldo, che custodisce oltre 400 mila fotografie industriali d’epoca, un viaggio nelle forme del paesaggio industriale, le filiere produttive, gli uomini al lavoro e i loro manufatti dalla metà dell’800 sino all’oggi, sino all’esplosione di colore delle fotografie contemporanee di Edoardo Montaina.

    La mostra resta in esposizione fino al 30 novembre con i seguenti orari: da martedì a domenica ore 10-19; lunedì ore 14-19. L’ingresso è libero

     

    [Foto Daniele Orlandi]

  • Teatro alla carta, cena e monologhi al teatro di Campopisano

    Teatro alla carta, cena e monologhi al teatro di Campopisano

    Teatro alla cartaVenerdì 25 ottobre il teatro di Campopisano nel centro storico genovese ospita un nuovo appuntamento con il Teatro alla Carta, un progetto che abbina le cene agli spettacoli, in scena monologhi e dialoghi tratti da film famosi, da degustare su ordinazione durante la cena e interpretati dagli attori Federica Ruggero e Federico Giani direttamente ai tavoli.

    Il progetto si ispira al Theater am Tisch (teatro ai tavoli) in voga a Berlino e già in Italia dal 2011 grazie a ComunicaMente e Gheroartè, due associazioni cultural teatrali di Milano; in Liguria viene proposto da PubbliCare in collaborazione con la scuola di recitazione LiguriAttori di Federica Ruggero

    Dopo un primo ciclo di serate dedicate ai film d’amore, il Teatro alla Carta propone un copione dedicato ai film cult: durante la cena la possibilità di ordinare scene tratte da film famosi come Pulp fiction, C’era una volta in America, Il miglio verde, Le parole che non ti ho detto, Kill Bill, Il grande dittatore, Ogni maledetta domenica, Il silenzio degli innocenti, Blade Runner, Bianco Rosso e Verdone– al costo di 1,2,3 euro a persona.

    Per la serata è previsto un menù particolare al costo di € 29 con inclusa recitazione al tavolo di due dialoghi o monologhi a scelta, che include millefoglie di verdure con crostino di caprino, pansotti ai gamberi in salsa di datterini e basilico, croccante di salmone alla crema di basilico, tiramisù ai cachi, un quarto di vino bianco o rosso o bibita, acqua e caffè.
    Appuntamento alle ore 20 nel locale di Vico di Campopisano, per prenotare il numero di telefono è 010 2511829

  • Emergenza casa: i dati del Comune si scontrano con la realtà dei fatti

    Emergenza casa: i dati del Comune si scontrano con la realtà dei fatti

    centro-storico-vicoliDifficile capire come, di fronte a cifre di tale portata, l’assessore alle Politiche della casa del Comune di Genova, Paola Dameri, possa ritenere «positivo» il bilancio dell’attività svolta nell’ultimo anno di amministrazione. Nella nostra città, infatti, sono circa 4 mila le persone in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio pubblico, ma nel 2013 Tursi ne ha assegnati solo 240, a fronte dei 180 dell’anno precedente. E il prossimo bando arriverà a novembre, ancora con le vecchie norme perché centro-storico-vicoli-finestra-d4non è arrivata la nuova legislazione regionale in merito.

    «Per quanto riguarda l’edilizia residenziale  pubblica – spiega l’assessore Dameri – in quest’ultimo anno abbiamo recuperato 180 alloggi e altri 70 sono attualmente in corso di ristrutturazione per poter poi essere assegnati. In totale abbiamo investito 6 milioni e 300 mila euro, con fondi per lo più regionali. Inoltre, c’è in previsione un ulteriore investimento di 1 milione e 200 mila euro per altri 40 alloggi che dovremmo recuperare attraverso un bando regionale. L’obiettivo è quello di raggiungere, nel corso del 2014, un tasso di alloggi pubblici sfitti del 3% che può essere considerato strutturale». A livello concreto, si tratta nel brevissimo periodo di scendere da 280 alloggi sfitti (circa il 6% dell’attuale patrimonio pubblico) a 160-170.

    «Certo – ammette l’assessore Dameri – è negativo avere un numero elevato di alloggi sfitti di fronte a una richiesta di case consistente. Ma, almeno per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica, il problema riguarda la disponibilità finanziaria per rimettere in sesto gli alloggi e poterli assegnare come previsto dalla legge». E in questo senso la totale latitanza dello Stato non aiuta. «Nella legge di stabilità 2012 – prosegue Dameri – si accennava a un fondo per il sostegno alle locazioni che però non è mai stato finanziato. E questa per i Comuni, in un momento di grave crisi economica, è stata una pugnalata alla schiena fortissima».

    Tursi ha dunque provato a rimboccarsi le maniche e a recuperare parte dei fondi attraverso un’attenta lotta alla morosità. «Avevamo circa 700 pratiche di morosità inevase da parecchio tempo» racconta l’assessore. «Per questo è stata predisposta un’apposita task force che nei primi 9 mesi del 2013 ha recuperato 1 milione e 200 mila euro su un totale di poco inferiore ai 3 milioni. Quest’azione ha prodotto anche un positivo effetto psicologico su alcuni cittadini che si sono rivolti spontaneamente ad Arte per saldare il dovuto». Nell’opera di recupero crediti, il Comune ha distinto tra morosità colpevole e incolpevole, quella cioè di chi non paga perché non ha reale disponibilità economica. Per ragioni di «equità sociale» ci si è rivolti solo a coloro che non pagano pur avendone la possibilità, mentre per gli altri è stato utilizzato un fondo regionale di circa 300 mila euro, non sufficiente ad azzerare i debiti ma in grado almeno di ridurne l’importo. Resta ancora da affrontare lo zoccolo duro dei morosi pluriennali, una ventina di famiglie che comporta un mancato gettito alle casse comunali di circa 650 mila euro complessivi. «Su questo settore stiamo ancora approfondendo – dice Dameri – ma sembra che solo due situazioni siano seguite dai servizi sociali. La morosità cronica è assolutamente da evitare perché si fa presto a raggiungere cifre sempre più ingenti e di conseguenza insolvibili. Su cifre basse, invece, si può ricorrere a una rateizzazione del debito, tenendo anche presente che l’affitto di un alloggio di edilizia residenziale pubblica è commisurato alla capacità reddituale degli affittuari».

     

    La piaga degli alloggi vuoti, sarebbero circa 15000 solo a Genova

    casa-abitazione-citofonoAmmesso, e non concesso, che le cifre riguardanti l’edilizia residenziale pubblica possano essere ritenute accettabili, lo stesso non si può certo dire se si dà uno sguardo più complessivo alla piaga dell’emergenza abitativa. Cosa che, quantomeno a livello istituzionale, non sembra avvenire. Le stime parlano, infatti, di circa 15 mila alloggi vuoti a Genova, a fronte di un totale di alloggi costruiti in città intorno ai 220/230 mila.

    «Di per sé – ci spiega Bruno Pastorino, già assessore all’housing sociale della giunta Vincenzi e attuale delegato regionale Anci per le politiche per la casa – i numeri parlerebbero addirittura di 30 mila alloggi vuoti, ma facendo un confronto con le grandi utenze realmente consumate questa cifra viene sostanzialmente dimezzata». Da quest’analisi emerge, dunque, un altro dato: ben 15 mila alloggi a Genova sono affittati “in nero”. «Al di là del problema del “nero” che in qualche modo deve essere affrontato, anche solo i 14-15 mila alloggi realmente disponibili – riprende Pastorino – sarebbero di gran lunga sufficienti a soddisfare il fabbisogno genovese che si attesta intorno ai 4 mila richiedenti. Una cifra in parte sottostimata perché, ogni anno, di fronte a un ente pubblico che non riesce sostanzialmente a venire incontro alla tua domanda, un 10-15% di cittadini rinuncia pure a spendere i 12 euro di bollo per rinnovare la richiesta perché tanto si ritroverebbe in fondo alla lista e non riceverebbe mai la casa».

     

    Il fallimento dell’Agenzia per la casa e del canone calmierato

    «Il nostro obiettivo – afferma Dameri, in una dichiarazione che ha molto di politico e troppo poco di concretoè quello di fare in modo che nessuno resti per strada». Per questo motivo, la direzione delle Politche per la casa del Comune di Genova ha predisposto una sorta di piano emergenziale per chi si ritrova senza un tetto a causa di uno sfratto esecutivo da alloggio privato. «Abbiamo arredato 13 alloggi di proprietà pubblica, che entro l’anno dovrebbero arrivare a 20, in cui abbiamo accolto famiglie che, non avendo rete amicale o parentale a sostegno, si sarebbero ritrovate per strada. Abbiamo già seguito 47 casi, per lo più riguardanti nuclei famigliari con minori». Si tratta di un primo passo di assistenza che prosegue con l’assegnazione provvisoria di alloggio popolare, qualora vi fossero i requisiti, o con la concessione di un affitto a canone concordato. «Ci siamo dati due anni come limite temporale per risolvere definitivamente i casi da quando iniziamo a seguirli – spiega l’assessore – ma al momento siamo riusciti a sanare tutte le situazioni entro l’anno. Sul tema degli sfratti da privati ci stiamo muovendo molto sul territorio, cercando di capire se è possibile intercettare i singoli casi con il giusto anticipo, che ci consenta di intervenire in modo più efficace con il programma di emergenza abitativa».

    Tra le soluzioni possibili all’emergenza abitativa ci sarebbe anche l’Agenzia per la casa che, tuttavia, per ammissione della stessa Dameri, non ha un grande seguito. Si tratta sostanzialmente dei tanto famosi affitti di alloggi privati a canone calmierato, ma la disponibilità da parte dei proprietari a “concedere” i propri immobili è risultata al momento parecchio limitata. «Tra le 4 mila domande di alloggio residenziale pubblico ci sono molti cittadini con un reddito tale da consentire il pagamento di un affitto calmierato» sostiene l’assessore. «Il problema è che l’offerta è quasi inesistente nei confronti di una domanda, invece, molto ingente. Per provare a rilanciare questa opportunità, a breve inaugureremo in via Balbi una sorta di sportello–agenzia immobiliare proprio per gli affitti privati calmierati».

     

    Le occupazioni abusive e l’appello dell’assessore

    casa-occupataIn questo quadro già di per sé piuttosto tragico, resta ancora da affrontare il delicato tema delle occupazioni. «Per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica – afferma Dameri – nell’ultimo anno sono state esaminate 120 pratiche ed eseguiti 40 sgomberi, solo nei casi in cui non vi fossero soggetti fragili (anziani, bambini, disabili). Ma in molti casi è socialmente difficile poter intervenire». L’assessore, poi, si aggrappa alla stampa per lanciare un appello: «Vorrei ricordare a tutte le famiglie che l’occupazione abusiva di un alloggio pubblico è un reato perseguibile d’ufficio. La questura, su nostra indicazione, sta lavorando molto per intercettare tutte le persone che utilizzano questo strumento illegale anche attraverso il consiglio e l’aiuto di altri soggetti. Bisogna far sapere che, quando una famiglia occupa un alloggio pubblico, viene automaticamente esclusa dalla lista di assegnazione di case comunali. Capisco che la situazione sia grave ma a quel punto noi non abbiamo più strumenti per poter intervenire in aiuto. E per me è un grande dispiacere».

    Tutto vero. Ma è opportuno precisare ancora una volta che la questione riguarda solo le occupazioni di alloggi pubblici. Per quanto riguarda l’occupazione di un alloggio privato, invece, prima che si configuri un reato è necessaria la denuncia della parte lesa. E, secondo le informazioni in nostro possesso, non si verrebbe comunque esclusi dalla graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare pubblico. Ma, incalzata sulla questione, l’assessore Dameri non ha saputo rispondere. Ad ogni modo, è proprio per questa sottile ma assolutamente non lieve differenza che le occupazioni che tentano di arginare in modo “artigianale” la piaga dell’emergenza casa si stanno sempre più rivolgendo verso alloggi abbandonati di proprietà private. Esattamente come accaduto nella storia raccontata qualche tempo fa di Simone e sua mamma Barbara che, dopo essere stati sfrattati dal loro alloggio di Certosa, hanno occupano un’abitazione delle Opere Pie in piazza Cernaia, anche grazie al sostegno dello Sportello per il diritto alla casa.

     

    «Sull’emergenza casa – chiosa Bruno Pastorino – esiste un deficit di rappresentanza da parte delle istituzioni. E di fronte a una rete pubblica che non è in grado di recuperarti, se non riesci a stare dentro al mercato risulti automaticamente espulso. Gli unici che sembrano veramente interessarsi a questi bisogni sono i movimenti per la casa che stanno nascendo in molte città italiane, Genova compresa, anche se sono ancora un po’ deboli rispetto a quanto succede in altri Stati come Francia, Spagna, Portogallo e persino Israele. Il loro obiettivo dovrebbe essere quello di diventare più larghi e inclusivi possibili e soprattutto di intrecciare fattive collaborazioni tra le diverse realtà esistenti sul campo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Piastre sanitarie: al via i lavori a Pegli, tutto fermo all’ex Mira Lanza

    Piastre sanitarie: al via i lavori a Pegli, tutto fermo all’ex Mira Lanza

    Mira LanzaSe a Ponente i cittadini possono tirare un sospiro di sollievo perché la prevista realizzazione della piastra sanitaria nell’area dell’ex ospedale Martinez di Pegli ha finalmente imboccato il binario giusto, lo stesso non si può dire in Val Polcevera dove permangono i dubbi in merito alla scelta definitiva del sito destinato ad ospitare i servizi sanitari territoriali. Da anni si parla dell’area di Teglia un tempo occupata dalla fabbrica Mira Lanza (della quale abbiamo ampiamente parlato l’anno scorso ricostruendone la gloriosa storia industriale), ma presumibilmente bisognerà aspettare il 2014 per aver un quadro più chiaro, anche dal punto di vista economico, visto che l’opera non è ancora ufficialmente finanziata.

    Pegli, ex ospedale Martinez

    Pegli

    Partiamo da Pegli e da un tema, quello della piastra poliambulatoriale, che nel Ponente ha suscitato le proteste della popolazione – affiancata dal locale Municipio – che a più riprese ha richiamato la Regione a rispettare gli impegni precedentemente assunti in tal senso. Oggi la notizia è che la gara per l’affidamento dei lavori è già stata svolta e, come spiega il Direttore generale dell’Asl 3, Corrado Bedogni «Penso che l’assegnazione all’impresa vincitrice, a scanso di ricorsi, avverrà entro ottobre, al massimo novembre». Gli interventi preliminari, comunque, sono già partiti e attualmente si sta procedendo alla preparazione del sito. «Entro la fine dell’anno partiranno i lavori veri e propri», sottolinea Bedogni. E l’Assessore alla Salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo, conferma come ormai sia solo una questione di giorni.

    Teglia, ex Mira Lanza

    In Val Polcevera, un territorio in cui, se possibile, è ancora più forte l’esigenza di risposte sanitarie a favore del territorio e dei suoi abitanti, la costruzione della piastra sanitaria rimane legata alla preliminare risoluzione di due incognite non da poco: la scelta dell’ubicazione e la modalità di finanziamento dell’opera.
    «Noi ribadiamo l’intenzione di realizzare i servizi territoriali per la Val Polcevera – spiega Montaldo – Il Comune sta cercando di individuare la localizzazione adatta. L’ipotesi era l’ex industria Mira Lanza a Teglia, però, sembra che la cosa vada per le lunghe».
    Per quanto riguarda le risorse economiche, la Regione intende inserire la costruzione della piastra sanitaria della Val Polcevera nel programma relativo al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (fondi comunitari e nazionali di cofinanziamento) – per capirci il vecchio FAS (Fondo per le Aree Sottosviluppate) – oggi rinominato FSC che «Andremo a definire da qui all’inizio del 2014», precisa Montaldo.

    «A breve incontrerò il Vicesindaco Bernini – continua l’Assessore regionale alla Salute – L’importante per noi è che la piastra poliambulatoriale venga realizzata a fondovalle, in zona Rivarolo – Bolzaneto, perché sarà chiamata a sostituire l’ex ospedale Celesia, destinato ad altre funzioni».
    Tuttavia, allo stato attuale, manca ancora l’ufficialità del finanziamento perché, proprio nei prossimi mesi «In Regione affronteremo la discussione relativa al programma FSC per il settennato 2014-2020», aggiunge Montaldo.
    Insomma un quadro più chiaro potremmo averlo soltanto con l’anno nuovo. «Occorre trovare una coincidenza tra la disponibilità finanziaria e la localizzazione adeguata – conclude Montaldo – questa è la sintesi che, insieme al Comune, cercheremo di fare».

    mira lanza 1

    mira lanza 2

    La palla, dunque, passa a Palazzo Tursi. Ma finora – nonostante la responsabilità diretta del Sindaco nel rendere operativo il diritto alla salute dei cittadini e l’accesso ai servizi sociosanitari – il Comune non ha avuto molta voce in materia di sanità. Una delle poche occasioni rimane la pianificazione a livello urbanistico. In merito alla riqualificazione dell’ex Mira Lanza «Per noi la situazione non cambia – spiega il Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – Continuiamo a dire che l’area di Teglia è destinata ad un mix di funzioni urbane (residenziale, commerciale, servizi, verde). La proprietà, invece, vuole puntare forte sul commerciale. Noi siamo contrari e questo ha creato un forte stallo».

    Quindi potrebbe essere in bilico pure la realizzazione dei servizi sanitari territoriali?
    «È evidente che la piastra sanitaria potrà essere inserita all’interno dell’ex Mira Lanza, soltanto con l’avanzamento del progetto», sottolinea Bernini. L’oggetto del contendere sono i circa 19 mila metri quadrati di commerciale, vale a dire un’estensione maggiore della “Fiumara”, previsti dalla passata amministrazione comunale. Adesso la Giunta Doria intende ridurre di circa un terzo tale superficie. Scelta che riscuoterebbe consensi trasversali, viste le ricorrenti critiche rispetto alla proliferazione di centri commerciali a danno delle attività esistenti. «Diciamo no a queste quantità di commerciale sull’intero territorio genovese, non solo alla Mira Lanza – precisa il Vicesindaco – simili dimensioni, infatti, rischiano di desertificare il tessuto sociale di quartiere, come è accaduto a Sampierdarena».

    Comunque sia, la piastra poliambulatoriale della Val Polcevera resta una priorità «È un obiettivo che vogliamo raggiungere per rispondere alle esigenze sanitarie della popolazione – continua Bernini – Anche considerando i tempi lunghi per la realizzazione dell’ospedale del Ponente».
    Insomma, nel malaugurato caso dovesse perdurare l’empasse, l’amministrazione di Palazzo Tursi ha in mente delle ipotesi alternative nelle immediate vicinanze. «Non le nomino nello specifico perché sennò potrei suscitare degli interessi speculativi – sottolinea il Vicesindaco – Comunque ci stiamo lavorando».
    La collocazione sarà senz’altro intorno a Teglia perché è una zona baricentrica rispetto all’intera vallata. «Se non riusciremo a chiudere il discorso con la proprietà dell’area ex Mira Lanza guarderemo altrove – afferma Bernini – Esistono anche altre aree dismesse funzionali a questo scopo». Per esempio una di queste potrebbe essere l’ex Oleificio Gaslini, ma il Vicesindaco non ha alcuna intenzione di sbilanciarsi.

    Nel frattempo, il Comune si trova dinanzi all’esigenza di chiudere il PUC (Piano Urbanistico Comunale). In questi giorni, infatti, procede il lavoro degli uffici e dei consiglieri comunali. Le prossime scadenze sono l’approvazione delle controdeduzioni del Comune alle osservazioni che la Regione ha espresso nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) – per la prima volta applicata al PUC di una grande città – le quali hanno suscitato frizioni tra i due enti, dato che la Regione vorrebbe imporre dei vincoli più restrittivi alla possibilità di costruire in aree esondabili e collinari. Infine, probabilmente entro la conclusione del 2013, il voto del Comune sulle controdeduzioni alle osservazioni presentate da vari soggetti al progetto preliminare di PUC.
    «Nel piano urbanistico si può indicare che in tale territorio manca una risposta sanitaria – conclude Bernini – Tuttavia, non è fondamentale che nel piano sia contenuta l’indicazione precisa della localizzazione in cui si potrà realizzare la piastra sanitaria. L’importante è segnalare l’esigenza di realizzare questo intervento».

    Matteo Quadrone

  • Viadelcampo29r, canzoni contro la violenza: scambio Genova – Liverpool

    Viadelcampo29r, canzoni contro la violenza: scambio Genova – Liverpool

    Via Del Campo De AndrèLa musica, o meglio i testi delle canzoni, uniscono Genova e Liverpool e Viadelcampo29rosso suggella questo gemellaggio. Il primo incontro avviene nella città dei Beatles nel 2012 alla conferenza internazionale “Soundtrack”, dedicata al rapporto tra musica e turismo. Ospiti musicali della serata erano i “Live Lounge“, una band inglese composta da voce, chitarra e violino, e Viadelcampo29rosso era presente con l’intento di costruire contatti per futuri scambi e progetti internazionali.

    «I Live Lounge sono rimasti talmente colpiti dal patrimonio musicale della città di Genova e dei suoi cantautori da iniziare a studiare le loro canzoni e far visita al museo – raccontano da Viadelcampo29r – Hanno inoltre incontrato i Palconudo, con i quali hanno sviluppato il progetto artistico Britalia, nella cui programmazione è inserito anche l’appuntamento di “Instead of violence”, che partirà da Genova tra il 25 al 28 ottobre e si concluderà in Yorkshire dal 7 al 11 novembre».

    live-lounge“Instead of violence” è un omaggio agli artisti che hanno saputo tradurre in musica il rifiuto ad ogni forma di violenza, sia in lingua italiana, sia in lingua inglese. I Live Lounge, per la prima volta in Italia, saranno ospiti del museo il 26 ottobre con una performance a ingresso gratuito (ore 17) incentrata sulla condanna della violenza e della sopraffazione, dove lingua inglese e lingua italiana si alterneranno. «Uno dei temi della tradizione dei cantautori che ha particolarmente colpito i Live Lounge è quello della protesta sociale e politica, del rifiuto di ogni forma di violenza e sopraffazione, espresso in musica e parole in maniera particolarmente potente Fabrizio De André e Ivano Fossati in alcune delle loro canzoni».

    L’evento vedrà la partecipazione di Dario Apicella, attore formatosi presso la Scuola del Teatro Stabile di Genova, esperto nell’animazione della lettura.

  • La Cina vuole un mondo de-americanizzato: il dominio dell’inglese è a rischio?

    La Cina vuole un mondo de-americanizzato: il dominio dell’inglese è a rischio?

    La Bandiera AmericanaSe l’agenzia di stampa nazionale cinese se ne esce fuori con un comunicato che afferma che il mondo va “de-americanizzato” non credete la cosa dovrebbe andare come minimo in prima pagina con tanto di approfondimento su tutti i cosiddetti maggiori quotidiani di informazione a livello nazionale e si dovrebbe parlare quasi solo di quello, vista la portata della dichiarazione, non propriamente diplomatica? Invece, tranne qualche articoletto qui e lì, non molto si è detto, almeno non immediatamente dopo che Xinhua, così è chiamata la press agency in questione, ha rilasciato la dichiarazione.

    La news non ha fatto troppo scalpore forse perché i media, come avevamo visto la settimana scorsa con il caso Murdoch, sono posseduti da pochi magnati nella maggior parte dei casi provenienti dal mondo anglosassone e quindi tendono a minimizzare tutto ciò che mette in discussione gli USA, i loro alleati e l’ordine costituito.

    Tuttavia, molto semplicemente, l’agenzia di stampa cinese non ha fatto altro che puntare il dito verso il re (o ex-re del globo) e dire con lo stesso candore di un bimbo: “Ops, è nudo”.

    Non sono un economista e non intendo sconfinare in campi diversi dal mio, ma non ci vuole un economista per applicare quello che Aristotele chiamava sillogismo. Se A è uguale a B e B è uguale a C, ciò significa che C è uguale ad A…

    Al liceo presi pure un otto tondo tondo di filosofia per aver saputo illustrare questo concetto tanto semplice che, applicato alla realtà di oggi, porta alla conclusione seguente: se gli Stati Uniti hanno imposto al mondo un modello industriale e capitalista basato su Conquer, Command, Control  e se questo modello ha fallito conducendo a una crisi globale e spolpando il pianeta delle sue risorse, allora gli Stati Uniti hanno fallito e il loro ruolo dominante verrà assunto da qualcun altro.

    Quali sono state le cause di questa inesorabile discesa? Diverse, sicuramente. Credo che alla base, più che intricati modelli economici e finanziari, a far perdere agli USA la loro egemonia sia stata l’avidità che divora gli esseri umani se essi non la sanno controllare o canalizzare.

    Tutta questa lunga premessa per arrivare a considerazioni di carattere linguistico che toccano da vicino l’inglese. Se nel mondo il punto di riferimento non sarà più l’America, anche la lingua inglese perderà il suo stato di lingua franca internazionale, le cui fortune nel XX secolo erano andate di pari passo con l’ascesa di Washington? Dovremo forse imparare la lingua della nuova potenza emergente, sia essa la Cina, l’India o la Russia (oppure, udite udite, l’UE)?

    Ci sto lavorando da tempo, ma per adesso non riesco ancora a vedere in anticipo gli eventi dei decenni a venire. Credo, però, sulla base degli elementi di analisi che abbiamo a disposizione attualmente, che sia improbabile che il futuro dell’inglese come lingua intercontinentale sia in pericolo.

    Le ragioni sono molteplici: innanzitutto, USA e Regno Unito sono ancora delle potenze mondiali, seppur in declino, e da milioni di persone vengono ancora percepite come il modello da seguire. In secondo luogo, quelle stesse potenze emergenti che entro breve sostituiranno gli Stati Uniti stanno formando in questi anni una classe dirigente che oltre a esprimersi nella propria lingua madre conosce molto bene l’inglese.

    In Cina quasi cinque milioni di nuovi studenti ogni anno iniziano a imparare l’inglese. In Russia, i businessmen (leggasi oligarchi senza scrupoli) fanno affari a Londra o addirittura ci vivono (emblematico l’esempio di Roman Abramovich, padrone del Chelsea FC). In India, la classe dirigente si forma e si esprime in inglese, pur essendo l’hindi la lingua franca parlata nel paese. Nell’UE, la documentazione viene normalmente redatta in inglese e comunque la lingua di comunicazione tra politici e funzionari è di norma l’inglese (tranne per la maggioranza degli europarlamentari italiani, ovviamente al di sotto della media nella conoscenza della lingua di Shakespeare).

    Insomma, se nel XX secolo il baricentro della lingua inglese si era spostato da Londra a New York per ragioni politiche ed economiche, in futuro esso vagherà in giro per il mondo. D’altra parte già al giorno d’oggi dei due miliardi di persone che parlano inglese solo uno su quattro è un native speaker e il rapporto diventerà presto 1/5 o 1/6. Qualcuno è ancora assolutamente convinto che solo i madrelingua possano e debbano insegnare l’inglese?

    See you!

     

    Daniele Canepa

     

  • Sestiere della Maddalena, un evento per dire no all’illegalità

    Sestiere della Maddalena, un evento per dire no all’illegalità

    Pavimentazione nel Centro StoricoSabato 26 ottobre nel Sestiere della Maddalena va in scena lo spettacolo Vedo, Sento e Parlo, un progetto nato grazie a studenti degli istituti superiori e universitari di Palermo e Reggio Calabria, riuniti nelle associazioni Acunamatata Onlus (Palermo), Associazione Culturale Ziggurat (Palermo), Associazione Culturale Antigone (Reggio Calabria), Museo della Ndrangheta (Reggio Calabria) con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale.

    Uno spettacolo per dire no alle mafie, un’occasione importante per confrontarsi, parlare e riflettere sulle forme di illegalità presenti sul territorio.

    La rappresentazione ha già toccato numerose città italiane e approda a Genova dopo le tappe di SaintChristophe (Val d’Aosta) e Trento, grazie ai gruppi di cittadini e associazioni attivi nel territorio del centro storico genovese Ama – Abitanti della Maddalena, il CIV Maddalena e la Cooperativa il Laboratorio.

    Lo spettacolo si snoda attraverso la costruzione di una rappresentazione di teatro forum che si focalizza su quattro aspetti: ‘S’oppressione’, perdono, giustizia e verità. Per ogni tema viene creata una scena della durata di cinque minuti in cui luogo, azione, oggetti, tempo e personaggi sono diversi. Sono presenti oppressori e oppressi e atteggiamenti culturali oppressivi che oggi sono presenti nel nostro quotidiano in uno stato di assuefazione e di accettazione.

    Attraverso la tecnica del teatro forum gli attori interagiscono con il pubblico per creare un confronto e scoprire similitudini e differenze su come la cultura Mafiogena (mafia) e la paura del diverso (xenofobia) si siano inserite e radicate nel nostro quotidiano sociale ed economico prolificando nelle sue azioni di oppressione e soppressione della libera cittadinanza e su cosa i cittadini possono reagire e cosa fare per osteggiarla e annientarla.

    Appuntamento alle ore 15 in piazza Cernaia, lo spettacolo si terrà anche in caso di pioggia nei locali del Formicaio piazza Cernaia 3/6