Mese: Luglio 2014

  • Il bilancio 2014 del Comune di Genova, tutti i numeri di Tursi

    Il bilancio 2014 del Comune di Genova, tutti i numeri di Tursi

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DÈ la delibera madre, il cuore da cui dipende il futuro ma soprattutto il presente del Comune inteso non solo come amministrazione ma anche e soprattutto come città. Si tratta del bilancio previsionale per il 2014 (qui l’approfondimento sul previsionale 2013), approvato dalla giunta la scorsa settimana e che sarà discusso nei prossimi giorni in Commissione prima di passare all’esame dell’aula consiliare forse già nella seduta del 22 luglio. Secondo quanto previsto dal governo, che tuttavia potrebbe nei prossimi giorni concedere una proroga a fronte dell’inadempienza di molti enti locali, la dead line per l’approvazione definitiva è fissata, infatti, al 31 di questo mese. Ottenuto l’ok in Sala Rossa, l’amministrazione potrà finalmente terminare l’esercizio provvisorio (che obbliga assessorati e direzioni a spendere ogni mese al massimo un dodicesimo della cifra totale avuta a disposizione l’anno precedente), e procedere con un po’ più di respiro alla programmazione finanziaria fino almeno alla fine del 2014.

    «È con qualche rammarico che mi accingo a presentare il bilancio di previsione per il 2014 soltanto a luglio – ha esordito l’assessore Francesco Miceli – anche quest’anno ad esercizio inoltrato, in un contesto normativo in continua evoluzione in cui è estremamente difficile avere un quadro preciso delle risorse disponibili e soprattutto averlo in tempi coerenti con una corretta programmazione finanziaria. Approvare il bilancio di previsione significa assumere una forte responsabilità nei confronti dei cittadini perché le cifre e i programmi qui scritti si traducono in azioni che incidono nella vita di tutti e determinano il benessere sociale della città».

    L’ammontare complessivo del bilancio per il Comune di Genova nel 2014 è stimato in poco più di 1,7 miliardi euro. La somma per la parte corrente è fissata, invece, in 828 milioni di euro: tale, dunque, sarà la capacità di spesa del nostro ente locale e altrettante dovranno essere le entrate. «Per avere questo livello di spesa – ha spiegato il sindaco Marco Doria – il Comune ha dovuto utilizzare anche le leve fiscali altrimenti, senza l’Imu e la Tasi che abbiamo, non avremmo potuto mantenere sostanzialmente invariati i grandi flussi di spesa».

    Solo due voci subiscono una drastica variazione ma si tratta di un dato positivo che riguarda il costo del personale e gli interessi sulla restituzione di capitale (altrimenti detto debito). «Il Comune di Genova è virtuoso da questo punto di vista – ha sottolineato il primo cittadino – perché ha diminuito la spesa pubblica e l’indebitamento complessivo». Per quanto riguarda il personale i contenimenti non riguardano gli stipendi pro-capite ma l’ammontare totale a seguito di un turnover solamente parziale. Sul fronte del debito, invece, la parte del leone l’ha fatta la riduzione dei fitti passivi grazie a una complessiva riorganizzazione degli uffici pubblici.

    «In 10 anni – sottolinea Miceli – lo stock di debito del Comune di Genova è diminuito di circa 200 milioni (pari al 14%), di cui 110 negli ultimi 3 anni e, ad oggi, si attesta a poco più di 1,2 miliardi». Questa contrazione, che evidenzia una controtendenza dei Comuni rispetto ai comportamenti dello Stato centrale, è stata possibile in funzione del patto di stabilità imposto agli enti locali che non possono spendere oltre una certa cifra e, di conseguenza, non possono indebitarsi. La diminuzione del debito, inoltre, ha come diretta conseguenza un immediato abbassamento degli interessi dovuti da Tursi alle banche.

    Così, nonostante 13 milioni di disponibilità in meno rispetto al 2013 (e 52 in meno rispetto al 2012), il plafond di spesa per i servizi erogati quest’anno resterà sostanzialmente immutato: 98,5 erano i milioni a disposizione delle direzioni nel 2013, 97,3 sarà il budget per il 2014. La differenza di 1,2 milioni di euro, dicono a Tursi, sarà ripartita in modo da non incidere sensibilmente sulla capacità di spesa di alcun servizio essenziale.

    Le entrate: arriva la nuova tassa sui rifiuti

    bollette-speseOltre il 70% (71,14% per la precisione) delle entrate del 2014 arriverà dalle tasche dei genovesi che, quindi, con un gettito di poco superiore ai 594 milioni si autofinanziano abbondantemente i propri servizi. Dallo Stato e da altri enti pubblici e privati, invece, dovrebbero arrivare solo poco più di 240 milioni.

    Dopo l’Imu che frutterà al Comune quasi 160 milioni, a cui si aggiungo i 75 della Tasi, ecco arrivare anche la Tari (qui l’approfondimento): la tanto temuta nuova tassa sui rifiuti però, almeno per quest’anno, sembra aver evitato l’ennesima stangata. «Si tratta della terza gamba della Iuc – ricorda il sindaco Marco Doria – le cui prime due gambe avevamo già visto due mesi fa con la Tasi e l’Imu».
    Com’è noto, tutti i costi di Amiu devono essere interamente coperti dalle “bollette della spazzatura” e la partecipata di Tursi ha in previsione un aumento di piano finanziario di circa 4 milioni, parti al 4%. Un gravame che, stando a quanto spiegato dall’assessore Miceli, non dovrebbe però ricadere più di tanto sui genovesi dato che verrebbe assorbito e compensato dall’annullamento dell’addizionale statale sulla tassa che in precedenza era pari a 30 centesimi al mq. Nel gettito complessivo che supererà i 126 milioni qualche aumento per i cittadini, comunque, ci sarà ma si tratterà mediamente di una quindicina di euro su base annua e solo per famiglie numerose e con abitazioni di notevole estensione: «Una rarità a Genova – assicura l’assessore – e comunque fino a quattro figli non è previsto nessun aumento».
    Diverso il discorso per le utenze non domestiche che parteciperanno ai costi per il 45% del totale: il numero delle imprese diminuisce e in alcuni casi le tariffe possono aumentare. «Ma è una situazione che si è verificata soprattutto lo scorso anno in virtù della riorganizzazione della ripartizione del gettito tra utenze domestiche e non domestiche che adesso corrisponde molto più alla situazione reale» assicura Miceli. «Quest’anno, invece, le cifre resteranno sostanzialmente invariate e, anzi, in molti casi si assisterà a una lieve riduzione».
    A differenza della Tasi, niente panico per i pagamenti: arriveranno i bollettini a domicilio con l’ammontare suddiviso in tre rate per le utenze domestiche (31 ottobre, 1 dicembre, 28 febbraio 2015) e cinque per le non domestiche (in più 30 settembre e 31 gennaio).

    Le uscite: direzioni invariate, raddoppia il budget per i Municipi

    economia-soldi-D4Ma dove vanno andranno a finire gli 826 milioni che il Comune avrà a disposizione? Nonostante la compressione dei costi raccontata dal sindaco, nella sezione uscite la voce più ingente è sempre rappresentata dalle spese per il personale che quest’anno ammonteranno a quasi 228 milioni. 111 saranno, invece, i milioni da sborsare per il servizio prestiti per la quota interessi e la quota capitale. Ci sono, poi, i contratti di servizio di Amiu (126 milioni) e di Amt (105 milioni).

    Infine, come si diceva, resta sostanzialmente invariato il plafond a disposizione dei vari servizi resi dai settori pubblici che ammonterà a 97,3 milioni.

    La prima voce, naturalmente, è rappresentata dalle politiche sociali per cui sono messi a bilancio 36,320 milioni: solo 200 mila euro in meno rispetto a quanto previsto lo scorso anno ma sempre sotto quella famosa asticella dei 40 milioni che è sempre stata ritenuta imprescindibile (qui l’approfondimento) e che probabilmente sarà raggiunta nel corso dell’anno con assestamenti di bilancio che potranno anche attingere al fondo di riserva (un totale di 7,8 milioni da cui però, potrebbero essere sottratti 4,3 milioni per ottemperare al famoso accordo su Amt siglato lo scorso anno ma che il Comune potrebbe non considerare valido in virtù del fatto che anche la Regione non ha rispettato i propri impegni che prevedevano, tra l’altro, la costituzione dell’Agenzia e del bacino unico regionale, qui l’approfondimento).

    Al secondo posto la macrovoce Scuola, sport e politiche giovanili con 30,259 milioni (mentre l’anno scorso erano 30,528). Poco meno di 4,5 milioni per la Polizia municipale mentre a Cultura e Turismo vanno solo 3,7 milioni di euro (200 mila euro in più rispetto allo Sviluppo economico): qui la diminuzione rispetto allo scorso anno è più sensibile e ammonta a circa un milione di euro ma la Giunta è convinta di poter recuperare anche in questo caso attraverso non meglio definite “altre risorse di bilancio” oltre a eventuali sponsorizzazioni.

    A livello aggregato, la maggior parte degli investimenti si concentrano su tutela del territorio, mobilità, politiche sociali e scuole.

    Via Montezovetto, Genova AlbaroAll’interno di questo quadro più generale, grande interesse suscita sempre la voce trasversale dei lavori pubblici, testimone concreto di quanto un’amministrazione tenga al decoro della propria città e provi a dare lavoro alla stessa. Per il 2014 l’assessore Crivello annuncia la disponibilità di 137 milioni di euro: 45 milioni sono accantonati per il mini-scolmatore del Fereggiano in attesa del via libera delle Corte dei conti alla convezione; 62 milioni sono previsti per una serie di interventi importanti sul territorio tra cui Galleria Mazzini, corso Sardegna e altri edifici pubblici; i restanti 30 milioni rappresentano invece un mutuo da avviare per il piano dei lavori pubblici di quest’anno. Si tratta di circa 4 milioni in più rispetto alla quota già presentata qualche settimana fa perché nel frattempo è intervenuta la necessità della previsione di un intervento manutentivo nel sottopasso di Caricamento, della messa in sicurezza di una frana Pra’ e della riqualificazione della scuola di piazza Palermo (800 mila euro) secondo le direttive del governo Renzi che danno priorità all’edilizia scolastica.

    Interessante capire come saranno distribuiti anche gli altri 26 milioni del piano triennale: intanto ci sono i 12,2 milioni confermati dallo scorso anno ad Aster; 4 milioni saranno invece impiegati per il completamento degli interventi pluriennali sulle criticità degli edifici scolastici (vie d’esodo, impianti idrici, impianti elettrici); 3,5 milioni andranno alle manutenzioni per il patrimonio comunale (mercati, cimiteri, uffici); 2,2 milioni previsti per il risanamento idrogeologico (700 mila euro muri e altrettanti per le frane, 500 mila euro per ponti e impalcati, 300 mila euro per opere marittime); 1,5 milioni alle ristrutturazioni per l’edilizia residenziale pubblica; 500 mila euro per alcuni interventi di bonifica da amianto. Da non dimenticare, poi, la quota messa da parte per imprevisti e somme urgenze che quest’anno sostanzialmente raddoppia: saranno, infatti, accantonati 5 milioni visto che in questi primi sei mesi del 2014 si è già raggiunta la quota di 2,5/2,6 milioni stanziata nel 2012 e nel 2013.

    Last ma, questa volta è proprio il caso di dirlo, per nulla least, i Municipi. Il 2015 sarà l’anno della Città Metropolitana (qui l’intervista al sindaco Doria e l’approfondimento) e in quest’ottica i Municipi dovranno assumere un ruolo sempre più vitale e (de)centrale. È anche per questo motivo che a partire da questo bilancio il budget a disposizione delle nove ex circoscrizioni aumenta sensibilmente. Oltre alla conferma degli “storici” 281 mila euro in conto capitale, ciascun Municipio riceverà quest’anno 200 mila euro per le manutenzioni. A tutto ciò si aggiunge il percorso già avviato nel 2013: i Municipi che hanno elementi critici nel proprio territorio, conserveranno al proprio interno i proventi economici derivanti dagli stessi. Così Ponente, Medio Ponente e Media Val Bisagno potranno sfruttare i contributi delle cave mentre di nuovo Medio Ponente e Val Polcevera riceveranno quelli di Scarpino. Ultima novità, anche i guadagni provenienti dai ribassi d’asta resteranno nei Municipi di competenza: non proprio una questione di spiccioli dato che per il por di Molassana (qui l’approfondimento), ad esempio, è in ballo circa 1 milione di euro.
    L’importanza politica di questa operazione è sottolineata anche dal sindaco: «Sono i Municipi che decideranno dove spendere questi soldi in più e quindi restituiamo discrezionalità di spesa al territorio».

    Le incognite: i tagli e i trasferimenti del governo

    Benché il sindaco, presentando i numeri alla stampa, abbia parlato del bilancio come «fotografia esatta della situazione attuale, rigorosa, senza immaginare entrate gonfiate» sulle casse di Tursi gravano ancora due grosse incognite.

    La prima riguarda la copertura da parte dello Stato del minore gettito dovuto alla differenza tra le aliquote Imu dell’anno scorso e la Tasi di quest’anno che ha raggiunto il tetto massimo del 3,3 per mille: Tursi ha messo a bilancio 40 milioni di entrate stimate sulla base di quanto previsto nella legge finanziaria del 2014 che, all’interno di questo capitolo, prevede un totale di 625 milioni per tutti i Comuni italiani. Ma questa somma è assolutamente ancora da confermare.
    Così come da confermare, ed eccoci alla seconda incognita, sono i tagli alla spesa pubblica imposti il 24 aprile da un decreto del governo Renzi per finanziare il famoso bonus degli 80 euro. A livello nazionale si tratta di una riduzione di spesa di 700 milioni a testa per Stato, Regioni e altri locali (Comuni e Province); per via Garibaldi dovrebbe comportare un sacrificio di 5,7 milioni di euro, cifra non mastodontica ma che certo avrebbe fatto comodo avere a disposizione come capacità di spesa corrente. Tutto però è ancora avvolto da una densa nube di incertezza che non si dipanerà almeno fino a fine mese.

    «Le stime – spiega l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli – dovrebbero essere piuttosto precise perché sono state facce con Anci e con la Ragioneria di Stato basandoci sulle voci ufficiali disponibili. Non c’erano i tempi per aspettare le decisioni definitive dello Stato che ci auguriamo arrivino entro fine mese e se dovessero esserci sorprese, speriamo siano in positivo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • “Non c’è iniziativa personale o intuizione che tenga, non c’è nulla senza la forza di un gruppo”

    “Non c’è iniziativa personale o intuizione che tenga, non c’è nulla senza la forza di un gruppo”

    letteredallaluna-azzurroDiffidate dei grandi filosofi, della loro solitudine elevatrice, diffidate di chi esalta l’attività del singolo e diffidate del solista che non ha bisogno del gruppo. Fare da sé senza doversi accordare, senza allinearsi, senza dover scendere a compromessi, e soprattutto senza confronto è il preambolo del fallimento. E diffidate di chi coltiva il proprio orto come se l’orto del vicino neanche ci fosse.

    Posare sulle proprie spalle ambizioni e progetti, convinti che il centro del mondo sia l’energia sprigionata dalla propria persona è un errore imperdonabile, illudersi che uno vs tutto il resto abbia anche solo una minima possibilita di vittoria è sciocco e pericoloso. Le persone intorno a voi sono il segreto del vostro successo, trovare quelle giuste è un’operazione lunga e dispendiosa, ma è la più importante che ci sia. Cercate vostri simili, fate sì che la vostra intuizione diventi idea di un socio e la sua idea vostro lavoro. Offrite il vostro bagaglio sempre, in cambio delle altrui valigie.

    Non c’è iniziativa personale o intuizione che tenga, non c’è nulla senza la forza di un gruppo, chi non parte da questo presupposto è destinato a fallire, credetemi. Bisogna costruire rapporti di fiducia, siamo catini di entusiasmo che si riempono dell’entusiasmo altrui, se non ci attrezziamo per il travaso l’entusiasmo evapora e rimane solo il catino.

    Prima di voi, sono le persone che vi siete scelti attorno a determinare il successo della vostra opera, qualunque essa sia.

    Questo è quanto. Me lo ha insegnato il firmamento.

     

    Gabriele Serpe

  • Deriva renziana: riparte la contestazione della società civile, ma all’Europa va bene così…

    Deriva renziana: riparte la contestazione della società civile, ma all’Europa va bene così…

    Matteo RenziLa critica al “riformismo” renziano sta crescendo a vista d’occhio. Domenica Il Fatto Quotidiano titolava a tutta pagina: “La Democrazia Autoritaria”, con tanto di grafica stile impero romano e la la faccia di Renzi sul busto di Augusto. Seguiva un lungo editoriale di Marco Travaglio che illustrava in 10 punti chiave il combinato letale di riforma elettorale e riforma costituzionale, in grado di produrre un regime da “uomo solo al comando” senza opposizioni né controlli né garanzie. Mercoledì sullo stesso giornale Maurizio Viroli commentava un saggio di Calamandrei del 1944, scrivendo: Matteo Renzi e i suoi sodali, se riusciranno a realizzare il loro progetto di devastazione costituzionale, creeranno un’autocrazia, vale a dire un governo di pochi senza pesi e contrappesi degni del nome, sotto le apparenze […] di un regime democratico.

    Parallelamente si svolgeva a Roma un incontro promosso da Libertà e Giustizia per discutere delle stesse proposte di riforma con costituzionalisti ed esponenti “critici” del Partito Democratico. Domenico Gallo, giudice della corte di Cassazione, dichiarava: «Come Berlusconi pochi anni fa anche Matteo Renzi insegue lo stesso modello: quello di un solo uomo al comando, capace di decidere sciolto dai vincoli, i condizionamenti e gli ostacoli che hanno afflitto i capi politici durante la storia della Repubblica». Dello stesso tenore la costituzionalista Lorenza Carlassare: «Quella che è in gioco non è solo la democrazia costituzionale, ma forse la democrazia nel suo complesso». Ancora più duro Massimo Villone, ex PDS e docente di Diritto Costituzionale: «Quando un governo ha in mano tutto e ha sotto di sé una maggioranza garantita e inerte in Parlamento, ha accesso ai diritti costituzionali: sono in pericolo i diritti di libertà».

    Questi giudizi dimostrano che ero stato anche troppo tenero quando avevo scritto a inizio febbraio che: “il progetto di riforma di Renzi […] ha lo stesso identico obiettivo di rafforzamento dell’esecutivo che è da sempre storicamente un obiettivo delle destre“. O forse nel frattempo è cresciuta la consapevolezza e la frustrazione per il decisionismo di un leader che dovrebbe rappresentare, teoricamente, una forza “socialdemocratica”. Adesso è ripartita la contestazione della società civile.

    Sta rinascendo, infatti, quel fronte critico, per quanto minoritario (e forse anche un po’ elitario), che nel passato recente ha svolto un ruolo importante nell’opporsi ai progetti di sfascio costituzionale di Berlusconi. E oggi questo fronte, per via della sua autorevolezza e del suo carisma, qualora si allargasse, potrebbe anche arrivare a diventare una minaccia per la compattezza del Partito Democratico.

    Tuttavia, al di là di quello che possa essere il reale peso di queste iniziative, resta comunque una buona notizia il fatto che esista ancora una coscienza critica; che i nostri intellettuali non si mostrino interamente adagiati, per mera convenienza, sul pensiero dominante. Per cui, vista la mal parata generale, si potrebbe anche registrare, finalmente, un dato positivo. Se non fosse per un piccolo dettaglio.

    A tutti questi “spiriti critici”, a questi giornalisti “spine nel fianco” del potere, a questi parlamentari “ribelli”, a questi insigni giuristi e a questi fini costituzionalisti proprio non viene di fare una domanda elementare: e l’Europa che fine ha fatto? L’Unione Europea, vincitrice del nobel per la pace, unico baluardo tra noi e la terza guerra mondiale, presidio di civiltà, garante dei diritti civili, custode del rigore economico, sempre pronta a farsi sentire quando in ballo ci sono parametri economici, stavolta, rispetto a questo disegno eversivo, non ha niente da obiettare?

    E poi si potrebbero unire i puntini. Il fronte politico-istituzionale Napolitano-Renzi-PD, che è il principale fautore di questo progetto di riforma, è lo stesso che si rifiuta anche solo di prendere in considerazione la semplice idea che l’UE possa essere messa in discussione; è lo stesso che prende impegni per continuare “le riforme”, che poi si scoprono essere queste concezioni liberticide – che però non possono essere discusse perché ne va della nostra “credibilità”.

    Non è strana la coincidenza? Non viene il dubbio che le due cose possano essere connesse? Non nasce il sospetto che Babbo Natale non esiste, ossia che la spinta all’unificazione politica europea non sia una cosa tanto buona che un’illuminata élite internazionale vuole regalare ai popoli per il loro bene, ma sia in realtà un modo per creare un nuovo assetto istituzionale? Che serva proprio a scardinare quelle costituzioni antifasciste, ispirate al bene pubblico e allo stato sociale, che danno tanto fastidio agli analisti di JP Morgan?

    Solo Travaglio ha le decenza di ricordare, nel succitato articolo, che i cittadini saranno scippati della sovranità nazionale (delegata a misteriose e imperscrutabili autorità europee). Ma è poca cosa. Capisco che tutte queste grandi personalità non si preoccupino di leggere quello che scrivo io: ma è davvero così difficile capire che l’autoritarismo interno e l’europeismo di facciata sono lo stesso attacco coordinato alla nostra Costituzione?

     

    Andrea Giannini

  • Ferrovia Genova – Casella, presente e futuro dello storico trenino

    Ferrovia Genova – Casella, presente e futuro dello storico trenino

    Trenino di Casella
    TRENINO DI CASELLA, LA STORIA
    24 km di linea ferroviaria a scartamento ridotto, inaugurata il primo settembre 1929 da per collegare le valli Polcevera, Bisagno e Scrivia con il centro città. Nel 1915, i primi progetti e i lavori affidati alla Società Ferrovie Elettriche Liguri, costituita ad hoc. Poi, lo stop con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e la ripresa nel ’21, con la posa della prima pietra. Dall’anno successivo, la società Ernesto Breda si aggiudica l’appalto per la costruzione della linea aerea, del materiale rotabile e della sottostazione elettrica. La gestione era privata fino al 1949, con diverse società che si sono alternate nel corso degli anni. In seguito, si passa alla formula statale della “Gestione Commissariale Governativa” ed la Ferrovia è amministrata direttamente dal Ministero dei Trasporti, mediante Commissario Governativo.
    Così sarà per molti anni, fino a quando, dal primo gennaio 2002, impianto e treni, dallo Stato diventano beni della Regione Liguria: si viene a costituire la società Ferrovia Genova Casella s.r.l., a responsabilità limitata con socio unico Regione Liguria, in cui un Amministratore Unico e un Direttore di Esercizio si occupano di gestire il complesso. Dopo 8 anni di gestione regionale, il 16 aprile 2010 il controllo sulla Ferrovia passa ad Amt, vincitrice della gara pubblica bandita dalla Regione stessa per l’affidamento del servizio a nove anni (in carica fino al 2019 ma con contratto prorogabile al 2025), a causa di difficoltà gestionali e di esose spese per il mantenimento dell’impianto.
    Fin dalla sua nascita, il trenino aveva il compito di collegare le zone dell’entroterra con la città di Genova: a lungo questa è stata l’unica possibilità di collegamento, quando ancora le strade statali e provinciali non c’erano, e quando chi voleva “scendere a valle” poteva farlo solo a piedi, in inverno con la neve, o sotto al sole cocente. È la storia di un’altra Genova, quella di un secolo fa, della guerra e del dopoguerra. L’importanza della ferrovia si è sedimentata nel tempo e si è protratta fino ad oggi, continuando a collegare le valli Scrivia, Bisagno e Polcevera al centro città. Per questo, quando nel 2012 si sono inaspriti i disagi e Amt toglieva le corse, minacciando di non riuscire a ripristinarle, è scoppiata la protesta dei pendolari, è nato un comitato “Uniti per Sant’Olcese” e una pagina Facebook “Salviamo il Trenino di Casella” che ha raccolto già a pochi giorni dalla fondazione un numero di 1.500-2 mila firme.

    Qualche tempo fa, nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad, abbiamo ripercorso parte del tragitto della Ferrovia Genova-Casella. Siamo partiti da Piazza Manin, per poi spingerci fino a Sant’Antonino e infine a Campi e Trensasco. Accompagnati in quell’occasione da Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova Ecologia e Libertà di Legambiente Genova, abbiamo avuto modo di fare il punto con lui e con i lavoratori incontrati lungo il tragitto, mettendo in luce alcune delle problematiche e delle anomalie del sistema ferroviario urbano ed extra-urbano. Nella stessa giornata, in consiglio comunale, l’Assessore alla Mobilità e Trasporti Anna Maria Dagnino, rispondeva a un articolo 54 assicurando la riapertura degli impianti entro dicembre 2014.

    Facciamo chiarezza sullo stato dei lavori e sulle prospettive future di questo gioiello genovese.

    Ferrovia Genova Casella: lavori in corso

    Dall’11 novembre 2013 il trenino di Casella è fermo.  Per consentire l’esecuzione di alcuni lavori di manutenzione, il transito dei treni è stato sospeso in toto e sostituito con un servizio di autobus che transita sulle strade provinciali 2 e 43. Sembra la “cronaca di una morte annunciata”, visto che lo stop non è stato repentino, bensì il frutto di una graduale dismissione degli impianti, iniziata tra 2009 e 2010, con il passaggio della gestione dalla Regione (già allora in difficoltà) ad Amt. Commentava Anna Maria Dagnino nella sua risposta all’articolo 54: “Quando ne fu rilevata la gestione, la situazione dell’Impianto Ferroviario era alquanto critica e nessuna corsa veniva effettuata con i treni, ma solo con servizio sostitutivo. Sotto la gestione di Amt, nel giro di alcuni mesi, i treni sono stati messi di nuovo in condizione di funzionare; pertanto, tutto il programma di esercizio è sempre stato effettuato al 100% su ferro”. 

    A fine 2013, l’USTIF (l’Ufficio Speciale Impianti e Trasporti Fissi, emanazione del Ministero delle Infrastrutture) ha richiesto che venissero messi in sicurezza i due ponti metallici di Crocetta e Fontanassa, che rischiano di non reggere il peso del treno a causa della presenza di buchi. Inoltre, è indispensabile la ristrutturazione dell’armamento di alcuni tratti della linea e il rifacimento di porzioni della linea aerea. Ma i lavori per il rifacimento dei due ponti hanno perso il nulla osta dal 30 settembre 2013.

    Oggi, a cinque mesi dalla data annunciata per la riapertura del servizio, a che punto siamo con i lavori? La riapertura entro la fine dell’anno è una chimera? «Gli interventi sono in fase di realizzazione, in parte già appaltati e in parte in corso di assegnazione – ci comunicano dagli uffici preposti di Amt – Tutte le attività verranno svolte nel periodo di chiusura dell’impianto previsto fino a fine anno. Il personale tecnico della Genova Casella sta operando con ulteriori interventi di manutenzione straordinaria sia sui veicoli sia sulla linea, in modo da non avere criticità alla riapertura dell’impianto».

    Attualmente il servizio sostitutivo di bus per il trasporto di passeggeri dalla stazione di Manin a quella di Casella, lungo l’itinerario ferroviario, è affidato alla ditta privata Genovarent, che si occupa di noleggio di auto, furgoni, pullman, minibus e servizi di noleggio con autista e noleggio a lungo termine, per il trasporto urbano ed extra-urbano. Per il servizio sostitutivo sono impiegati complessivamente 3 autobus con una capacità di 30 passeggeri ciascuno: ciò è dovuto alle problematiche di viabilità esistenti su alcuni tratti stradali del territorio interessato. Il numero delle corse garantite con il servizio sostitutivo è perfettamente coincidente con il numero delle corse prima esercite con il treno. Il costo orario del servizio è di circa 40 euro (le corse quotidiane nel periodo estivo sono 10, mentre in quello invernale 11, e coprono una fascia temporale che va dalla 6.30-7 del mattino alle 18-20 di sera, per un totale di 12-14 ore complessive).

    Il problema dei bandi al ribasso

    trenino-casella-campi-2Come detto, il 30 settembre 2013 i lavori appaltati hanno perso il nulla osta. Per l’affidamento dei lavori c’è stato un primo bando (indetto da Amt e coordinato da SUAC – Stazione Unica Appaltante Comune di Genova) che si è aperto nel 2013 e si è concluso con l’aggiudicazione dell’appalto a giugno 2013 da parte di due ditte del settore, che sono state poi costrette a ritirarsi perché la base d’asta non era sufficiente a coprire i costi degli interventi: 380 mila euro (per la precisione, 376.960,34 stanziati dalla Regione) erogati per coprire interventi i cui costi pare si aggirerebbero sui 500 mila euro.

    Da Amt commentano: «Le attività di manutenzione straordinaria che hanno originato un primo bando per l’affidamento dei lavori sono relativi al rifacimento e alla manutenzione di due ponti metallici. Il primo aggiudicatario ha rinunciato all’appalto e i lavori sono stati quindi affidati al secondo. Anche il secondo offerente in corso d’opera si è ritirato. Per evitare contenziosi con la seconda ditta, che avrebbero allungato i tempi, si procede a nuova gara».

    I lavori si sarebbero dovuti concludere entro 4 mesi dall’assegnazione dell’appalto, ma il bando al ribasso e la rinuncia delle ditte vincitrici non ha fatto che rallentare l’iter: in attesa di un secondo bando, il trenino rimane fermo in stazione. Chiediamo quando sarà emanato questo nuovo bando, dalla Segreteria dell’Assessore regionale ai Trasporti Enrico Vesco ci viene comunicato che: «Amt ci ha comunicato che il nuovo progetto esecutivo verrà scorporato in due lotti separati: lavori per il ponte di Crocetta e lavori per il ponte d i Fontanassa. La procedura per il Ponte di Crocetta sarà espletata entro il mese di giugno 2014 dall’ufficio appalti Amt, mentre la gara per il Ponte di Fontanassa (affidata alla SUAC del Comune di Genova) porterà all’affidamento dei lavori entro il mese di settembre».

    E per quanto riguarda i costi? Visto che la prima asta era troppo al ribasso, a quanto ammonteranno i finanziamenti nella seconda? Commentano ancora in Regione: «Non si conoscono gli importi effettivi messi a base d’asta oltre a quanto già messo a disposizione da parte della Regione Liguria (€ 376.960,34)», mentre Amt dichiara: «Il costo preventivato è di circa 380.000 euro, che corrisponde al finanziamento stabilito dalla Regione Liguria».

    A noi i costi risultano essere più alti e ci auguriamo che non si facciano gli stessi errori del passato: un nuovo bando con stesso importo di finanziamenti, ci chiediamo, non sarebbe un rischio e un’ulteriore perdita di tempo? La situazione, di certo, è in divenire: si parla anche di un piano investimenti 2013-2016 per 16 milioni di euro finanziati dalla Regione, per il miglioramento della rete e del materiale rotabile.

    I costi della Ferrovia Genova Casella e il degrado delle stazioni

    binari-trenino-casellaCome ci dicono dalla Segreteria dell’Assessore Vesco, «Amt riceve annualmente per la manutenzione e l’abbellimento della Ferrovia circa 1.700.000 più IRAP e circa 723.000,00 per la manutenzione straordinaria dei rotabili e dell’impianto».

    Ma, nonostante le cifre considerevoli, gli introiti non bastano a coprire i costi: l’afflusso di utenti (i pendolari sono in media 110 mila all’anno, quindi 200-300 al giorno) è troppo limitato e non basta a garantire lunga vita all’impianto. Come già scrivevamo in passato, i ricavi del 2013 a noi risultano essere circa 200 mila euro, a fronte di 2 milioni e 500 mila euro di costi: se sommiamo ai ricavi i fondi della Regione, si arriva a 2 milioni 623 mila euro, ovvero all’incirca al pareggio di bilancio o poco più. Dati che vengono a grandi linee confermati da Amt: «Per il 2013 il costo della ferrovia è stato di circa € 2.480.000 mentre i ricavi da traffico sono stati € 201.000; nel 2013 i passeggeri trasportati in media al giorno sono stati 358».

    Inoltre, anche in occasione dell’ultimo sopralluogo di Era Superba, era emerso come alcune stazioni si trovassero in cattivo stato, da Campi a Trensasco. Sembrava che nessuno si fosse più occupato di effettuare interventi di messa in sicurezza (né tanto meno di abbellimento) da decenni, forse persino dal dopoguerra. Ci sono strategie da mettere in atto per una eventuale ristrutturazione? «È stato presentato alla Regione Liguria – ci raccontano da Amt – nel mese di novembre 2013, un piano di ristrutturazione e abbellimento dell’intera linea della ferrovia, ivi inclusa anche la sistemazione di alcune stazioni, piano che prevede un investimento di circa € 100.000 per i prossimi 3 anni ed è in attesa di approvazione».

    Nello stesso senso, anche l’Assessore comunale Dagnino confermava, sempre nella risposta all’articolo 54 citata in apertura, che sono già state stabilite misure per l’abbellimento dell’impianto nelle stazioni di Sardorella, Casella, Tullo e Trensasco.

    Nel frattempo «Tutto il personale tecnico continua ad operare nelle attività di manutenzione dell’impianto – confermano da Amt – intervenendo anche con lavori di manutenzione straordinaria, più difficoltosi da effettuare con i treni in servizio. Sono state ad esempio ristrutturate alcune carrozze, sia nella parte interna (rifacimento sedili e finestrini) sia nella parte esterna (pulizia graffiti e rifacimento di parte del tetto). Il personale impiegatizio della Genova Casella, dall’atto del subentro di Amt nella gestione dell’impianto nell’anno 2010, opera presso la sede dell’azienda occupandosi prioritariamente degli aspetti economico-contabili della ferrovia e continua, anche in questo contesto di stop delle corse, a svolgere la propria attività».

    I treni, da quello storico del  ’24 sino all’atteso e moderno Sirio

    Trenino Genova-Casella«Le macchine attualmente a disposizione non sono in buone condizioni e presentano necessità di manutenzione continua», fanno sapere dalla Regione Liguria. Le macchine in questione sono  sei: le elettromotrici possono funzionare singolarmente, avendo capacità di trasporto passeggeri (tipologie da 36, 44 e 48 posti), possono agganciare delle carrozze fino a un massimo di tre, per un totale complessivo di 156 posti a sedere, oppure in configurazione a doppia motrice per un totale di 172 posti a sedere. I veicoli oggi in servizio sulla Genova-Casella risalgono a tempi diversi, e ce ne sono sia di storici, datati 1920, sia di moderni (gli ultimi sono stati acquisiti 20 anni fa, negli anni ‘90). Oltre a questi, è in funzione anche il treno storico classe 1924 (uno dei più antichi in servizio in Italia), che si compone di una elettromotrice, una carrozza bar e due carrozze passeggeri, per un totale di 129 posti a sedere. Sono in revisione per manutenzione straordinaria due elettromotrici, che saranno di supporto all’esercizio in particolari condizioni di affluenza di passeggeri.

    Inoltre, si parla anche dell’acquisto di una nuova macchina, un elettrotreno a scartamento ridotto lungo 42 metri con 240 posti, commissionato nel 2010 ad Ansaldo Breda e costato circa 4 milioni (i fondi, commentano dalla Regione, sono vincolati dallo Stato e stanziati nel 2008/2009), che sarebbe ormai in via di ultimazione: «Confermiamo l’acquisizione del nuovo elettrotreno “Sirio” di Ansaldo Breda – comunica Amt – che dovrebbe essere ultimato nel 2016. Con la consistenza dei veicoli già in uso e il nuovo treno non è necessario investire a medio termine su nuove macchine per garantire l’esercizio della ferrovia, anche in presenza di afflusso consistente di passeggeri».

    Marketing e turismo

    trenino-casellaNella nuova situazione che viene a delinearsi, con il nuovo elettrotreno moderno e funzionale da un lato e il trenino storico dall’altro, non sarebbe possibile sdoppiare la funzione della Genova-Casella e affiancare alla vocazione prettamente funzionale quella turistica? Considerato che il trenino storico è uno dei più antichi e suggestivi d’Italia e che – come ribadito da Amt – con il nuovo investimento la circolazione dei passeggeri sarà resa funzionale e non sarà “necessario investire a medio termine su nuove macchine”, perché non puntare tutta sulla promozione in Italia e all’estero di questa ferrovia?
    Finora né Amt né la Regione danno segni espliciti di voler incrementare l’aspetto turistico.

    Ci sono piccoli segnali di miglioramento, con l’adozione da parte di Amt di un piano marketing messo a punto prima dello stop del 2013: si parla di revisione degli orari e incremento nel periodo estivo, ad uso turistico e agevolazioni tariffarie per i residenti, con 170.000 euro di risparmi stimabili grazie alla razionalizzazione della gestione. Si parla anche di marketing territoriale turistico-commerciale e di trattative con le viaggio del nord Italia per la promozione dell’Alta Via dei Monti Liguri, e con le associazioni locali per l’organizzazione di eventi vari (tra cui le fattorie didattiche per gli alunni delle scuole primarie).

    Della questione del rilancio sul piano promozionale e dell’imprimere alla Genova-Casella un carattere turistico avevamo parlato anche con Andrea Agostini di Legambiente, nel corso dell’ultimo sopralluogo. Diceva Agostini che «bisognerebbe essere lungimiranti, puntare sul marketing territoriale e investire risorse sulla promozione turistica del trenino […] perché non partecipare a bandi europei e accedere a finanziamenti UE? […] La posizione centrale della stazione di Manin è favorevole per intercettare turisti e croceristi. Inoltre, un potenziamento del servizio porterebbe grandi benefici anche per la viabilità urbana, i binari del trenino potrebbero ospitare una metropolitana sopraelevata da Molassana e Manin che alleggerirebbe di molto il traffico passeggeri sui bus, sarebbe una soluzione green, ottimale per la salvaguardia dell’ambiente».

    In teoria un’ottima prospettiva, ma nei fatti è attuabile? Una vocazione prettamente turistica della linea, da affiancare al normale trasporto pendolari, implicherebbe aumento del lavoro e delle corse (o magari “corse speciali” con meno stazioni…)? Secondo quanto sostiene la Regione Liguria «I fondi regionali sono trasferiti per soddisfare le esigenze di TPL. Regione Liguria tuttavia auspica una valorizzazione della ferrovia anche a livello turistico, attività per la quale Amt ha piena discrezionalità. Anche in relazione alla possibilità di accedere a finanziamenti Europei che, comunque dovranno rispettare il regime di ‘de minimis’».
    Se dunque da un lato la Regione rimette la responsabilità ad Amt, quest’ultima non sembra troppo entusiasta della prospettiva di rilancio turistico e non sembra che si muova alcunché in questo senso, rispetto alla situazione attuale: «L’utilizzo della ferrovia Genova Casella nelle giornate feriali è prettamente pendolaristico, mentre nelle giornate festive, soprattutto nei periodi primavera/estate, la ferrovia è frequentata da turisti che si recano nelle zone di interesse (3 valli, Sant’Olcese, Casella, ecc). Nei periodi primaverili, anche nelle giornate feriali, vengono organizzati gruppi di scolaresche che si recano alle fattorie didattiche per attività ludiche, anche con treni speciali. L’organizzazione del lavoro del personale della ferrovia è già strutturata per rispondere ad entrambe le esigenze. Invece, per quanto riguarda l’accesso a fondi della UE, ad oggi non risulta che ci siano finanziamenti europei dedicati».

     

    Elettra Antognetti

  • Per voce sola 2014, concorso internazionale per autori di monologhi teatrali

    Per voce sola 2014, concorso internazionale per autori di monologhi teatrali

    teatro palcoscenicoPer voce sola è un concorso internazionale per autori di monologhi giunto alla settima edizione, fondato da Federico Faloppa e Pier Mario Giovannone e organizzato da Teatro della Tosse e l’associazione culturale Per voce sola.

    La scadenza del bando è stata posticipata a venerdì 25 luglio

    Quest’anno il premio diventa internazionale: nella scorsa edizione infatti sono stati diversi gli scritti provenienti da ogni parte del mondo con una predominanza di autori europei in particolare provenienti da Francia, Inghilterra e Spagna a cui si sono aggiunti alcuni autori del Nord America.
    Altra novità, la creazione di una giuria popolare scelta tra gli associati del Cantiere Campana.

    Il concorso Per voce sola 2014 è dedicato al monologo teatrale, l’iscrizione è gratuita e aperta a chiunque voglia partecipare, senza limiti di età. Ogni autore potrà partecipare con un solo monologo scritto in lingua italiana e inedito. Il tema è libero, ma la lunghezza non deve superare le quindici cartelle (per un totale di trentamila battute spazi compresi). Il concorso prevede anche una sezione Migranti, riservata a cittadini non (ancora) italiani che vivono in Italia ed hanno scelto l’italiano come lingua d’espressione letteraria.

    Saranno selezionati un vincitore assoluto, un secondo e terzo classificato, oltre a una rosa di segnalati. Una menzione speciale sarà attribuita al miglior monologo della sezione “Migranti”.

    Durante la cerimonia di premiazione – che si svolgerà nell’autunno 2014 a Genova presso il Teatro della Tosse – il testo del vincitore assoluto, del secondo e del terzo classificato saranno messi in scena da un gruppo di attori e musicisti. Gli stessi testi, insieme a quelli segnalati e menzionati, saranno pubblicati in un unico libro – disponibile a partire dalla serata di premiazione – dall’editore Nerosubianco.

    I testi dovranno essere  spediti – o consegnati a mano – in un pacco contenente 9 copie cartacee del monologo (una per ogni membro della giuria), una copia su CD (necessaria per velocizzare l’editing del libro in caso di vittoria, segnalazione o menzione) e una busta chiusa (garanzia di anonimato) con il nome dell’autore, l’indirizzo (indirizzo postale e e-mail) e un recapito telefonico.

    Il verdetto della giuria verrà comunicato esclusivamente agli autori vincitori, segnalati e menzionati entro il 31 ottobre 2014 e sarà inoltre pubblicato sui siti www.pervocesola.org e www.teatrodellatosse.it.

  • Fiera di Genova, Consiglio comunale shock fra trucchi e trabocchetti: via libera ai centri commerciali

    Fiera di Genova, Consiglio comunale shock fra trucchi e trabocchetti: via libera ai centri commerciali

    fiera-genova-kennedy-DIQuando la toppa è peggiore del buco. La delibera che stabilisce le linee di indirizzo per il riassetto delle aree alla Fiera del mare, tanto attesa e che ha fatto discutere animatamente maggioranza e Pd al suo interno, è stata approvata dal Consiglio comunale con 19 voti favorevoli (Pd, Lista Doria e Chessa – Sel) e 15 contrari (Bruno – Fds, Pastorino – Sel, Nicolella – Lista Doria più l’opposizione).

    Come noto, il cuore del contendere era il rischio dell’insediamento di un nuovo centro commerciale per circa 15 mila metri quadrati (qui l’approfondimento). Centro commerciale che non ci sarà grazie all’approvazione di un emendamento presentato dai consiglieri Vassallo (Pd) e Pignone (Lista Doria). Ma attenzione al trabocchetto. A sparire è infatti l’intero vincolo che prevedeva, oltre al limite dei 15mila mq, anche quello di 2500 metri quadrati per il settore alimentare. L’emendamento, approvato con 30 voti favorevoli e 6 presenti non votanti, infatti, elimina negli 88 mila metri quadrati di aree non più necessarie a funzioni fieristiche (su un totale superiore ai 146 mila metri quadrati) la possibilità di previsione di “medie e grandi strutture di vendita anche organizzate in centro commerciale”. Al loro posto sono previsti, invece, “uno o più distretti commerciali tematici” (strutture di vendita incentrate su un unico settore, ad esempio Dacathlon, ndr) di per sé senza alcun limite di estensione. In realtà, per natura di legge, ogni distretto commerciale tematico non può superare i 15 mila metri quadrati (guarda caso la stessa quota della prima estensione della delibera). Ma è la dicitura “uno o più distretti” che lascia a dir poco sconcertati: in altre parole, infatti, non si potrà fare sulla carta un centro commerciale con tutti i crismi ma si potranno fare tanti centri commerciali monotematici non solo per un massimo 15 mila metri quadrati ma per un totale, per assurdo, addirittura di tutti gli 88 mila quadrati (vedi nota in calce, ndr).

    «Sono stati modificati i termini ma non la sostanza – ha detto in dichiarazione di voto il capogruppo del M5S, Paolo Putti – attraverso l’introduzione del concetto di “distretto commerciale” al posto di “centro commerciale”. Non si è però detto quanto grande sarà questo distretto commerciale né di che tipo dovrà. Insomma, si è utilizzata una parola che non si è definita appositamente per non legarsi le mani nei confronti di quello che in realtà si vuole fare».

    Un trabocchetto in cui sembra essere caduto anche il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone, firmatario dello stesso emendamento e che ha dovuto incassare anche il voto contrario della propria consigliera, Clizia Nicolella.

    Certo, la delibera prevede anche che nella zona siano previsti insediamenti residenziali, uffici, strutture ricettive alberghiere, servizi privati e di uso pubblico, connettivo urbano, esercizi di vicinato e parcheggi pubblici e privati in funzione degli insediamenti previsti. Come conciliare questo universo piuttosto eterogeneo dovranno capirlo sindaco, Autorità Portuale e Regione Liguria che sono chiamati a redigere un accordo di programma da cui dipenderà il bando per la vendita delle aree. Ma prima del via libera definitivo, l’accordo di programma dovrà tornare all’esame del Consiglio comunale, come ha ricordato anche il capogruppo del Pd, Simone Farello: «Oggi abbiamo assegnato un indirizzo ma vogliamo tornare a esercitare la nostra funzione di controllo su questa delibera quindi tutto deve concludersi entro questo ciclo amministrativo».

    Un concetto su cui è tornato anche il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone: «Siamo solo al momento di fornire indicazioni ovvero qualche passo prima di vedere nel dettaglio il progetto e la visione di insieme dell’area che invece molti consiglieri vorrebbero far recepire già in questo documento. Se riteniamo pericoloso questo passaggio vuol dire che non ci fidiamo di noi stessi perché se il sindaco dovesse disattendere le nostre proposte in ambito di pianificazione potremmo sempre votare contro l’accordo di programma in seguito».

    La partita, dunque, è ben lontana dall’essere conclusa ma, come ricordato da Farello e previsto da un emendamento presentato dal consigliere Pandolfo (Pd) e approvato dall’aula, dovrà vedere il triplice fischio entro la fine di questo ciclo amministrativo. Sempre che la giunta riesca ad arrivare, più o meno, integra in fondo al percorso.

    La maggioranza cade? Nessun problema, si ripete la votazione

    Che quello di ieri sarebbe stato un pomeriggio lungo (la delibera è stata votata dopo le 22) e difficile lo si era intravisto fin dalle prime mosse. In apertura di discussione, infatti, i consiglieri Gioia, Repetto (Udc) e Baroni (Gruppo Misto) avevano presentato una richiesta di sospensiva per la pratica di una settimana al fine di fare chiarezza su alcuni aspetti storici della concessione delle aree da Autorità Portuale a Comune e da questo alla Fiera di Genova. Un po’ a sorpresa l’esito della votazione era stato favorevole – 17 voti, compresi quelli di Bruno (Fds) e Nicolella (Lista Doria) contro 16 – ma, come rilevato dagli scrutatori, ben 4 consiglieri avevano chiesto di inserire o modificare il proprio voto a operazione elettronica conclusa. Una brutta consuetudine in Sala Rossa che ieri ha suscitato molto più scalpore perché ha portato alla ripetizione del voto come previsto dall’art. 25, comma 1 del Regolamento del Consiglio Comunale che recita: “Nel caso di risultato dubbio, il/la Presidente ordina la ripetizione della votazione”. Al secondo giro, però, i voti contrati alla sospensiva sono stati 19 mentre l’opposizione, contrariata da quello che è apparso a molti un tocco di prestigio della maggioranza, aveva abbandonato l’aula. Via libera, dunque, alla discussione sul documento che ha portato agli scenari descritti in precedenza.

    Simone D’Ambrosio

     

    Aggiornamento h 18.50 – Come segnalato dal consigliere Pd, Gianpaolo Malatesta, in questo caso entrano in gioco le norme generali del Puc circa la disciplina dei Distretti di trasformazione urbanistica o dei Settori in essi compresi che prevede per le funzioni complementari (tra cui, nel caso di Fiera rientrano proprio i distretti tematici, grazie all’emendamento approvato ieri) da insediare nell’area da riqualificare una copertura massima del 30% delle superfici agibili complessivamente “fatte differenti previsioni contenute nelle singole schede normative”. Per cui i distretti tematici, sempre con il limite di 15 metri quadrati per ciascuno, potranno occupare al massimo 26.400 metri quadrati (comunque quasi il doppio rispetto a quanto inizialmente previsto), e non la totalità degli 88 mila mq come inizialmente erroneamente scritto.

  • Premio letterario nazionale Streghe Vampiri per romanzi, racconti, poesie

    Premio letterario nazionale Streghe Vampiri per romanzi, racconti, poesie

    poesia Giovane Holden Edizioni in collaborazione con associazione culturale I soliti ignoti organizza anche nel 2014  il premio letterario nazionale Streghe Vampiri & Co., dedicato al mondo deli fantasy e aperto a  romanzi, racconti, poesie.

    Obiettivo del premio, giunto alla quarta edizione, quelli di  stimolare la produzione di testi che sappiano raccontare di “mondi alternativi” e di creature fantastiche; mondi e personaggi in cui la “vita vera” si arricchisce di sfumature nobili e forti.

    Un fattore importante per capire la chiave del successo dei fantasy è che al giorno d’oggi  fa da contraltare all’iper-materialismo che ci circonda. Siamo perennemente forzati a guardare in faccia la realtà e questa realtà di volta in volta è triste, banale o ci fa paura. Il mondo fantasy permette di nutrirci di pura fantasia, ci svincola da un passato remoto preciso e stimola in noi valori come il coraggio e la virtù che troppo spesso ci dimentichiamo. Viviamo in un mondo fatto di pubblicità infinite, reality, telefilm, film, soap opera, in un modo o nell’altro siamo circondati dalla finzione e da un mondo irreale, una realtà subliminale che non ci appartiene. E dunque, se siamo destinati a vivere in un mondo irreale, è meglio il mondo che ci costruiamo abbandonandoci senza riserve al Fantasy o quello che gli altri vogliono costruirci attorno?

    Si può partecipare con opere inedite (cioè mai pubblicate) a tema (streghe, vampiri, creature fantastiche) scritte in lingua italiana. Il premio si articola in tre sezioni: romanzo inedito, racconto inedito, poesia inedita.

    Gli elaborati devono essere inviati entro la mezzanotte del 30 settembre 2014 esclusivamente via mail all’indirizzo info@premiostreghevampiri.it. I vincitori, uno per sezione, riceveranno in premio la pubblicazione del proprio elaborato da parte della casa editrice Giovane Holden Edizioni.

    I secondi classificati riceveranno in premio una coppa personalizzata e un soggiorno due giorni (una notte) per due persone in Europa; i terzi classificati una coppa e pergamena personalizzata. Per tutti i partecipanti è previsto l’invio di un e-book tematico.

    I finalisti riceveranno attestati di merito, libri e gadget durante la cerimonia di premiazione.

    Dopo tre edizioni sviluppate interamente sul web, la presente si arricchisce di una cerimonia di premiazione più tradizionale che avverrà il 15 novembre 2014 a Viareggio presso l’Hotel Residence Esplanade nel corso di una giornata dedicata alla scrittura e ai libri.

    Il bando completo, tutte le informazioni e i moduli di iscrizione sono scaricabili dal sito www.premiostreghevampiri.it

  • Atene, i giardini cittadini ospitano templi e reperti archeologici

    Atene, i giardini cittadini ospitano templi e reperti archeologici

    atene-1Questa settimana abbiamo deciso di trattare del “verde” di una capitale europea di cui non si sente molto spesso parlare. In un mio recente viaggio ad Atene, ho avuto occasione di visitare i giardini cittadini, in particolare quello dell’Acropoli e quelli delle aree archeologiche poste ai suoi piedi. Ho sempre sentito parlare in termini non proprio entusiastici della città tuttavia sono rimasto davvero colpito dalle decisioni assunte in queste aree verdi. Le scelte progettuali e le loro realizzazioni sono secondo me perfette.

    atene-2Il quartiere di Plaka, posto subito sotto l’Acropoli, è il più antico e caratteristico, tra le strette viuzze e le case colorate, si inframmezzano ampi spazi verdi in cui si ergono templi, colonne e gli antichi resti archeologici greci. Ogni porzione è circondata da un’alta cancellata in ferro nero, lucida. Il disegno è sobrio ed elegante, richiama lo stile classico delle architetture e permette di osservare, dalla strada, un variopinto insieme di alberi, arbusti, rampicanti ed erbe semi selvatiche, inframmezzate ed abbarbicate ai reperti. Vi è così un “continuum” tra città e zona archeologica, tra costruito ed aree a verde.

    La particolare ed oculata scelta e collocazione delle singole piante mi ha poi molto colpito. In un contesto di frammenti, colonne, archi e pietre sparpagliate sul terreno, tra templi e resti di pavimentazioni a mosaico, crescono numerose essenze tipicamente mediterranee.

    atene-3Vi sono pini marittimi, prostrati e piegati dal vento, antichi platani, qualche cipresso che “verticalizza” gli spazi e lecci che uniscono alla nobiltà delle querce (famiglia cui appartengono) i toni grigi e scuri delle foglie. Proprio grazie a tutto questo, i colori chiari delle pietre e del marmo degli edifici vengono, a contrasto, enfatizzati. L’insieme della vegetazione fa da sfondo a statue e colonnati, in un sapiente gioco chiaroscurale che accentua l’aspetto storico del contesto.

    atene-4Crescono poi canne, erbe semi spontanee frammiste a pietre storiche, si abbarbicano viti corrugate, edere tra le colonne e spuntano, tra i crepacci, inaspettati ciuffi di papaveri rosso scarlatto dai petali crespati. Il tutto in una luce assoluta che sembra provenire, uniforme e pura, da ogni angolazione. Qui e là, tra le colonne, vi sono poi mirti e gruppi di melograni, fichi ed Ailanti… I primi hanno foglie lanceolate, scure e lucenti, fiori bianchi purissimi e rimandano ai miti classici. I melograni spiccano per le foglie chiare ed i fiori di un acceso arancione, che volutamente contrasta con il non colore dei reperti archeologici.

    atene-5Gli Ailanti, siano essi spontanei o appositamente collocati in loco, sono infine perfetti. In generale considerati una pianta invasiva e di poco pregio, un po’ scomposti, presentano poche foglie su lunghi rami spogli. Trasmettono all’insieme un’aria di voluta trascuratezza che si addice alla, ora decadente ma pur sempre perfetta, ritmata eleganza dell’arte greca.
    Salendo quindi verso l’Acropoli si è circondati da un verde che lentamente ma costantemente dirada. Una sorta di cammino di elevazione, attraverso essenze tipicamente mediterranee, in un paesaggio che diventa sempre più scabro fino a ridursi alla sola pietra ed alla pura linearità degli edifici.
    Dall’alto e sotto un cielo blu cobalto si domina la città che si stende ai piedi dell’Acropoli, lontana fisicamente e mentalmente, bianca e verde. Questi soli tre colori puri dominano tutto il paesaggio che si estende fino al mare in lontananza. Evidente è la discrasia tra disordine della parte moderna della metropoli ed il perfetto equilibrio di quella antica, il contrasto tra costruito e natura.
    Al di là delle singole essenze, è proprio il verde nel suo insieme che ricuce il paesaggio, nasconde quello che c’è da nascondere, fa da sfondo all’insieme ed esalta, con rimandi classici (Mirto, Acanto, Alloro…) e di spontaneo disordine, i fondamenti dell’arte classica occidentale.
    Dimenticando di essere nell’anno in cui siamo, sotto il cielo di un blu solo greco e nel verde di un “giardino” mediterraneo sottratto alla natura, si colgono, tra i resti dei più alti esempi dell’arte greca, le radici profonde della cultura europea.

    Note critiche a cura di Valentina Dallaturca

    Nel 1954, in un clima di riscoperta dell’orgoglio nazionale ellenico dopo la guerra civile, Dimitris Pikionis (1887 – 1968), architetto greco, fu incaricato della progettazione e del recupero dei camminamenti interni al parco archeologico.
    Le pavimentazioni sono la chiave di lettura: il detrito storico riceve la stessa attenzione dell’antico monumento divenendo strumento di sintesi tra storia e contemporaneità. Pochi i disegni preparatori, ogni pietra era scelta e posizionata in cantiere come meglio poteva adattarsi alle esigenze del terreno. Il riutilizzo di pietre scolpite, marmi, capitelli e terracotte è antica abitudine vernacolare quando nulla può essere sprecato. Qui nasce un progetto di paesaggio moderno, così ben integrato con il contesto da apparire come se lì fosse sempre stato.
    Il progetto descritto ha ricevuto il Premio internazionale Carlo Scarpa per il giardino nel 2003.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Villa Bombrini Cornigliano“L’industria creativa viene ad assumere una rilevanza significativa nella prospettiva più generale del rilancio economico della nostra città”. Sono queste le parole chiave della nuova delibera di giunta con cui gli assessori Oddone e Sibilla propongono un sostegno a uno dei settori più emergenti della nuova economia (qui l’approfondimento). Genova, dunque, punta sulla cultura e sulla creatività per il suo futuro imprenditoriale. E lo fa con una serie di linea di guida che andranno a caratterizzare alcuni bandi inerenti il sostentamento o la creazione di nuovi distretti creativi in città. Non prima, però, dell’approvazione del bilancio previsionale per il 2014 come spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone: «Stiamo facendo le delibere di indirizzo, quando sarà approvato il bilancio e in seguito al varo ufficiale dei patti d’area, potranno essere presentati i bandi». L’obiettivo di Tursi è quello di concedere agevolazioni pubbliche al rigoglioso sottobosco delle start up creative a fronte – si legge nella delibera di indirizzo – di “loro investimenti finalizzati sia al potenziamento della loro attività che all’insediamento di nuova impresa, con riferimento agli interventi di opere edili e all’acquisto di attrezzature ed arredi necessari all’espletamento dell’attività, nonché per le spese sostenute per acquisto software e brevetti, partecipazione a corsi di aggiornamento, campagne di promozione e marketing, costituzione di reti”.
    «Vorremmo riuscire – riprende l’assessore – a dare un po’ di respiro e di ossigeno alle società che già esistono e che hanno delle idee ma vorremmo anche cercare di attrarne nuove, appoggiando il principio delle start up».

    Il sostegno pubblico si svilupperà, dunque, in una doppia direzione: da un lato, interesserà le imprese esistenti a Cornigliano, nel polo audiovisivo di Villa Bombrini e del videoporto, puntando sulla qualità complessiva dei progetti già avviati “in relazione all’effettivo potenziamento dell’impresa, dell’aumento della capacità di presenza sul mercato e della competitività e
sulla tenuta economica dell’investimento previsto”; dall’altro, riguarderà il tentativo di costituzione di un nuovo distretto della creatività in Centro storico, nell’ambito della riqualificazione del sestiere della Maddalena.

    Nuovo distretto culturale alla Maddalena

    Campanile delle Vigne, Genova«Divideremo le risorse tra Maddalena e Cornigliano – dice Oddone – anche se purtroppo i soldi sono molto pochi, residui di una legge passata, molto meno di quanto vorrei. Comunque li stanzieremo tutti insieme non appena ci saranno le condizioni formali per poterlo fare».
    Al momento, la delibera di indirizzo parla di 450 mila euro complessivi: 300 mila per Cornigliano, 150 mila per la Maddalena. Ma non è detto che le cifre non possano diventare un po’ più consistenti, soprattutto per quanto riguarda il futuro distretto creativo del Centro Storico, tenuto conto anche della coincidenza con la nascita del Patto d’Area.

    Quella della creatività nel centro storico è una strada già imboccata a partire dal 2010 quando Genova prese parte al progetto europeo “Creative Cities” che diede il la allo studio della possibile creazione di un distretto di industria creativa e culturale nel sestiere della Maddalena. In questa direzione, ad esempio, si possono già citare la rinascita del Teatro Altrove e il prossimo insediamento di attività socioculturali e laboratoriali (qui l’approfondimento) grazie anche al sostegno dell’iniziativa privata come la Fondazione Sanpaolo. L’esempio da seguire potrebbe essere proprio il progetto messo in piedi dal 2009 con il polo prevalentemente audiovisivo di Villa Bombrini, a Cornigliano. Questa volta però con uno strumento amministrativo in più, ovvero i già citati “Patti d’area” di cui abbiamo già avuto modo di parlare su Era Superba (qui).

    Il rafforzamento delle piccole e medie imprese nel settore delle industrie creative e culturali è anche uno degli obiettivi che l’Unione Europa si è posta nel periodo 2014-2020 invitando le Regioni e gli Stati membri a incanalare gli investimenti comunitari per la crescita economica prestando un occhio di riguardo a questo settore.
    Sulla base dei dati pubblicati dalla Camera di Commercio genovese a fine 2011 nell’universo cittadino gravitavano circa 4500 imprese creative, a testimonianza del fatto che il Piano Urbanistico Comunale riconosce nella sua descrizione fondativa la cultura come leva fondamentale per il turismo in città, i cui investimenti si ripercuotono positivamente su tutta l’economia locale.

    Il polo audiovisivo di Cornigliano

    cinema-registi-cortometraggi-film«È una buona notizia che le istituzioni abbiano compreso l’importanza di questo settore e cerchino di sostenerlo» afferma Enrico Da Molo, direttore di Società per Cornigliano e presidente della Genova-Liguria Film Commission. Con Da Molo ripercorriamo la storia del polo audiovisivo di Cornigliano, esempio concreto di distretto creativo che potrebbe rappresentare un buon punto di riferimento per quanto ci si augura riesca a nascere anche nel cuore della Città Vecchia.

    «Tutto è nato da un piccolo corridoio e da 8 persone che ci lavoravano» ricorda Da Molo. Villa Bombrini, infatti, è stata acquistata nel 2008 da Società per Cornigliano: all’epoca all’interno era situato solamente il centro per l’impiego e meno di una decina di persone che lavoravano su altri progetti. «Ci siamo subito posti l’obiettivo di riempirla di funzioni e il primo insediamento è stato proprio quello della Film Commission con i suoi uffici. L’anno successivo è iniziata la storia del polo audiovisivo: un corridoio con 8 stanze per poter ospitare, tramite un contratto di servizio, alcune imprese che avevano manifestato interesse e che svolgevano il proprio lavoro nel settore della produzione video, grafica e artistica più in generale. Poco per volta si è allargato questo corridoio, siamo arrivati al piano di sotto, poi a di quello di sopra. Nel 2010, invece, abbiamo aperto il videoporto: qui l’anno scorso abbiamo sistemato anche ¾ del primo piano e probabilmente entro fine anno completeremo i lavori».

    Quello di Villa Bombrini e dintorni è stato un insediamento progressivo. «Ci siamo detti: iniziamo così e se va bene continuiamo». Società per Cornigliano funziona da padrona di casa ragionevole: affitta a un canone accettabile le aree a Film Commission che, a sua volta, stipula contratti di servizio con le imprese interessate. Non si tratta solamente di quattro muri e una scrivania: chi viene a lavorare in questi spazi ha a disposizione una serie di ulteriori servizi come il wifi a banda larga, le sale riunioni, attrezzature varie, oltre naturalmente alla possibilità di organizzare eventi in Villa, di sfruttare corsi di formazione ma soprattutto di mettere in rete le proprie professionalità e, magari, condividere qualche commessa. Tanto che il novero delle società presenti ha varcato da tempo i confini del settore audiovisivo in senso stretto, con la presenza anche di giornalisti, uffici stampa, comunicatori web, sviluppatori di videogiochi e artisti di teatro. Una quarantina di realtà tutte comunque riconducibili al concetto di industria creativa e/o digitale.

    «Sono proprio questi gli elementi che rendono davvero appetibile lavorare in questo contesto – dice con orgoglio Da Molo – perché una stanzetta a canone contenuto la si può trovare anche altrove ma difficilmente viene offerta anche tutta questa rete di professionalità». Tra i vari servizi offerti anche uno sportello realizzato grazie a Film Commission che offre una prima consulenza gratuita per chi deve muovere i primi passi dal punto di vista legale, finanziaria e su vari aspetti dell’organizzazione e avvio di una start up. «È questo che ha fatto sì che ci sia sempre un forte interesse attorno alla Villa prosegue il direttore di Società per Cornigliano – anche perché le attività che vengono svolte raramente sono concorrenti, anzi spesso sono complementari. Magari uno riesce a trovare un cliente o una commessa però ha bisogno di professionalità che non possiede direttamente e bussa alla porta accanto. Non è un concetto nuovo ma, se vogliamo, è la modernizzazione dell’idea di distretto industriale: imprese che fanno attività complementari nella stessa filiera e che si trovano nello stesso posto».

    villa-bombriniA confermare la positività di questa filosofia sono le stesse società che operano a Villa Bombrini. «Una delle motivazioni principali che ci hanno spinto ad abbracciare questa realtà – racconta Raffaele Mastrolonardo, cofondatore di Effecinque, agenzia giornalistica che, tra gli altri, collabora nel settore tecnologico e dell’innovazione con Sky, Corriere della Sera, L’Espresso e Wired – sono stati innanzitutto i servizi: la banda a un prezzo conveniente e l’opportunità di lavorare accanto a persone che pur non operando strettamente nel nostro settore hanno competenze sovrapponibili e che possono essere utili per alcuni progetti. Ci sono società (penso ad esempio a Kulta che si occupa di comunicazione multicanale, webmarketing e infotainment) e singoli professionisti (come Massimiliano Ruvolo, un fotografo) con i quali è capitato e capita di collaborare. Il fatto di avere tutte queste professionalità a portata di mano è importante: permette un maggiore controllo dei progetti e uno scambio più fruttuoso nella fase ideativa e di realizzazione, fermo restando che poi si possono gestire contatti e collaboratori in rete».

    Le cose nel polo audiovisivo stanno andando piuttosto bene tanto che Società per Cornigliano e Film Commission stanno pensando a come poter ampliare gli spazi a disposizione dato che la richiesta di uffici continua a essere viva. «Nei giorni scorsi – racconta Da Molo – abbiamo incontrato un imprenditore di Torino nel settore di simulazioni 3d interessato ad aprire una succursale da noi». Insomma, le richieste ci sono ma è la disponibilità di spazi che inizia a scarseggiare. «Villa Bombrini è praticamente a tappo. Al Cineporto abbiamo ancora un po’ di spazio da ricavare ma in futuro, se continuerà il trend di richiesta, stiamo ragionando con il Municipio se anche la vicina Villa Serra potesse essere presa in considerazione per un discorso di questo tipo. Certo è che andrebbe ristrutturata sensibilmente negli interni e sarebbero necessari un paio d’anni di lavori che potrebbero darci un’altra trentina, quarantina di moduli da sfruttare. In alternativa, potremmo pensare alla realizzazione di nuovi volumi moderni nell’area tra Villa Bombrini e il retrostante videoporto».

    Una prospettiva interessante per chi, nel giro di sei anni, è partito da 8 lavoratori ed arrivato a circa 120/130: «Stiamo sempre parlando di numeri contenuti – resta con i piedi per terra Da Molo – che però dimostrano come questa possa essere una strada su cui puntare per creare nuove imprese o quantomeno sostenere quelle esistenti. Certo, senza dover per forza pensare alla Silicon Valley, ci sono realtà in cui questo settore riesce a crescere di più: però, anche noi riusciamo a farci strada». Il successo, secondo il presidente di Film Commission, è dovuto anche al fatto che le attività creative ben si sposano con la conformazione del territorio ligure: «Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori che non necessitano di spazi particolari e che si possono fare dovunque. Non c’è bisogno di sventrare o arrivare in cima a qualche collina – dice da Molo col sorriso, facendo evidente riferimento alla situazione di Erzelli – perché siamo di fronte a un modo di lavorare diverso rispetto a quello a cui siamo abituati a pensare: tutto è incentrato sulla rete».

    Verso il sostegno della Regione Liguria

    giardini-plastica-regione-liguria-DINon c’è solo il Comune a guardare con attenzione al settore delle industrie creative. Un nuovo slancio potrebbe, infatti, arrivare in tempi ragionevoli anche dalla Regione. E, si sa, con la campagna elettorale alle porte tutto è possibile. «Stiamo lavorando ai fianchi la Regione – racconta ancora Da Molo – affinché nella prossima programmazione dei fondi strutturali ci sia la predisposizione di un finanziamento per questo tipo di attività. Ad esempio, in Emilia Romagna è previsto un budget per incentivare le produzioni che girano sul territorio, aspetto molto frequente anche nel sud Italia. Anche noi ultimamente stiamo riscontrando buoni segnali, speriamo che poi si concretizzino».

    Un nuovo, interessante orientamento economico, dunque, è possibile. «Per carità – ammette il presidente della Film Commission nostrana – non è che questo debba sostituire completamente le attività produttive tradizionali come porto, logistica e industria manifatturiera però, in un panorama di economia piuttosto disastrata come quello che viviamo adesso, l’esistenza di un settore in crescita e che da lavoro è un segnale positivo, che va sostenuto. Ci sono anche degli studi della Commissione europea che individuano nelle industrie creative uno dei settori in maggiore espansione nei prossimi anni».

    «Credo che qualsiasi iniziativa che aiuti le aziende creative genovesi sia benvenuta – commenta Mastrolonardo di Effecinque – anche se, sia per la nostra esperienza che per quella di altre imprese che conosciamo, il mercato locale resta molto ristretto e poco remunerativo. Ogni nuovo approccio genovese in questo campo deve guardare a un mercato che non è cittadino ma italiano (Milano in primis) e internazionale. Genova e Villa Bombrini possono essere ottimi luoghi dove vivere e dove creare ma il mercato, quello che consente di vivere e crescere, comunque è da un’altra parte e questa realtà richiede politiche mirate».

    Simone D’Ambrosio

  • Legge elettorale, slogan ipocriti e qualunquisti: verità politica e verità mediatica

    Legge elettorale, slogan ipocriti e qualunquisti: verità politica e verità mediatica

    Matteo RenziQuesta settimana avrei voluto parlare del pessimo andamento dell’economia, con le previsioni del PIL 2014 sempre più in territorio negativo (come, d’altronde, ampiamente previsto). Oppure mi sarebbe piaciuto fare un bel parallelismo tra Monti e Renzi, entrambi spediti in Europa per raccattare qualche cosa di buono, entrambi osannati dalla stampa per le straordinarie doti negoziali e gli indubbi successi, ed entrambi rimpatriati, alla prova dei fatti, con le proverbiali pive nel sacco (anche questo ampiamente previsto). Da ultimo avrei voluto ritornare sull’evoluzione dei negoziati nell’Unione e su come questi dimostrino perché non c’è alternativa, restando dentro l’Europa, a questa strategia economica e a questo modello di leadership fallimentari, anche se cambiano gli interpreti o il semestre di presidenza  (come vado dicendo – scusate se insisto – ormai da più di un anno).

    Non toccherò, però, nessuno di questi temi. Il fatto è che, francamente, mi sono proprio stancato di sentir blaterare le Alessandre Moretti di legge elettorale, questi visi angelici da prime della classe della scuola renziana, istruite a ripetere a pappagallo le parole d’ordine della propaganda governative per imprimerle meglio nella testa di casalinghe distratte e impiegati sapientoni. E’ giunto il momento quindi di fare pulizia, una volta per tutte, di tutti gli slogan ipocriti e qualunquisti con cui Renzi tenta di propinarci un sistema elettorale pessimo.

    Assicurare Governabilità

    Il primo slogan pubblicitario (il più famoso) parte dal termine “governabilità”, che sembra alludere alla mera “possibilità di governare”; quasi il contrario di “anarchia”, quasi che chi non si faccia il segno della croce al solo sentir nominare il sacro mantra  voglia consegnare il paese al caos. Ma la realtà è che parlare di “governabilità” in merito ad una legge elettorale è come parlare di “guidabilità” nei confronti dei divieti del codice della strada: è l’equivalente della famosa “agibilità politica” per quelli che vogliono tenersi la poltrona anche se sono sotto processo. E’ il solito, abile trucco degli spin-doctor: anziché chiamare le cose col loro nome, si trova una formula rassicurante e difficile da negare, perché il suo contrario suona talmente negativo che diventa una passeggiata convincere chi non è preparato e inchiodare gli oppositori politici.

    Nella pratica, quando evoca la “governabilità”, Renzi allude al fatto che la legge elettorale dovrà adempiere il requisito minimo di garantire un governo inequivocabile, immediato e stabile: il giorno dopo il voto si saprà esattamente chi governerà per cinque anni, senza rischio di ribaltoni. Apparentemente stiamo parlando di una cosa buona: cosa ci potrebbe mai essere di male nel permettere che si formi una guida politica stabile?

    Il problema è che vogliamo che un governo sia stabile e duraturo, solo se è onesto, competente e capace: al contrario, se è autoritario, corrotto e incompetente, allora abbiamo tutto l’interesse che il governo sia instabile  e anzi che cada al più presto. E in una repubblica parlamentare spetta al Parlamento decidere se il governo è degno o meno. E’ una risposta banale, mi rendo conto: ma d’altra parte, se vogliamo discutere seriamente di uno slogan banale, non possiamo che aspettarci una replica a tono.

    Se un sistema assicura “governabilità” a prescindere, di fatto si mette le catene ai piedi, rendendo praticamente impossibile far cadere un esecutivo, anche se sta distruggendo il paese: un’eventualità, questa, niente affatto rara. La storia recente, da Berlusconi a Monti, è una storia di governi autoreferenziali in un parlamento cooptato, che hanno dapprima ignorato e poi aggravato i problemi dell’Italia, senza che nessuno si mettesse di mezzo.

    Al contrario, nonostante sia la priorità per Renzi (quasi un’ossessione), l’Italia non ha mai avuto problemi di “governabilità”: magari c’è voluto qualche mese, ma alla fine si è sempre riusciti a dare una guida politica. Niente a che vedere con il caso del Belgio: paese attualmente senza esecutivo, che in passato ha impiegato anche più di 500 giorni (!!) per formare un governo e che pure – ci ricorda Paul Krugman – ha performance nettamente migliori rispetto ai vicini europei da un punto di vista economico (oltre che calcistico).

    Chi arriva primo vince

    elezioniIl premier la settimana scorsa ha dichiarato: «Siamo banali, pensiamo che ci debba essere un vincitore. […] Bersani, in bersanese, lo ha spiegato bene: sono arrivato primo ma non ho vinto. Io voglio un meccanismo in cui chi arriva primo vince».

    Siamo così di fronte ad un altro capolavoro del linguaggio politico renziano, per cui la democrazia è uguale a una corsa campestre: se arrivi primo ti danno la coppetta e puoi fare il bullo al bar con gli amici. Qualcuno dovrebbe spiegare a Renzi che la democrazia non è un metodo di selezione dei governanti: è un metodo di governoUn paese non è democratico solo se si da appuntamento ogni cinque anni per decidere chi governa: è democratico se è governato ogni giorno in modo democratico. Altrimenti, se il problema è solo selezionare il premier, si possono trovare metodi anche più intelligenti di una competizione mediatica a base di promesse irrealizzabili e trovate pubblicitarie: sarebbe molto utile, ad esempio, fare un test delle urine o un quiz di logica; oppure ancora – perché no – una prova di forza, tipo estrarre una spada dalla roccia.

    Scherzi a parte, il punto è che se arrivo primo col 30% dei votanti e divento primo ministro, le decisioni che prenderò (ammesso che siano conformi a quanto detto in campagna elettorale, cosa che raramente succede) saranno le decisioni avvallate dal voto di una minoranza: e questa proprio non si può chiamare “democrazia”. In democrazia si fa quello che vuole la maggioranza, non quello che vuole chi buca meglio lo schermo televisivo.

    Ascolto tutti, ma decido io

    renzi-risataUn’altra perla di saggezza recita che il premier è molto democratico perché “ascolta tutti”, anche se poi alla fine “spetta a lui decidere”. Non ci si rende conto che questa concezione del dialogo è identica a quella dell’udienza medioevale: anche i monarchi ascoltavano i loro sudditi, si sapevano mostrare magnanimi e dispensavano la giustizia. Ma, di nuovo, non basta ascoltare perché ci sia democrazia.

    Per avere un confronto democratico, bisogna che le parti siano in una condizione di sostanziale parità: ma se uno può decidere e l’altro può solo parlare, non c’è alcuna parità. Per farmi ascoltare ho bisogno di avere qualche freccia al mio arco, qualche arma da usare nel caso io venga ignorato. Ma se non ho nessuna arma, allora non ho nessun peso politico: e se non ho nessun peso, sarà agevolissimo ignorarmi.

    Il confronto democratico presuppone dunque poteri e contro-poteri, pesi e contrappesi: ed è altra cosa dalle suppliche, che invece funzionavano nei sistemi feudali.

    Il ricatto dei “partitini”

    Questa è vecchia, ma sempre attuale. Dura almeno dal 1995, quando la Lega Nord fece cadere Berlusconi; ed è poi diventata un cavallo di battaglia bipartisan a partire dal 1998, quando Rifondazione Comunista fece cadere Prodi; il quale sarà poi di nuovo impallinato, dieci anni dopo, dall’UDEUR di Mastella. Questi sono gli orrori politici che non fanno dormire sonni tranquilli ai nostri molto seri riformatori: il governo di un paese può cadere per mano di un partito che conta solo pochi punti percentuale; non è uno scandalo?

    Niente affatto. Anzi, questa logica rivela un’opposizione ideologica ai piccoli partiti, che intende minare il presupposto stesso della loro esistenza. Infatti, il “partitino” è stretto tra due estremi: se toglie l’appoggio al governo, commette un reato di lesa maestà, viene additato da tutta la stampa e fa la fine di Rifondazione Comunista; se al contrario si mostra leale, lo appoggia e abbassa le sue pretese, si condanna all’irrilevanza politica e fa la fine di Scelta Civica. Se questo è il contesto, i piccoli partiti hanno vita breve.

    C’è chi se ne rallegrerebbe, come tutti i fautori del duopolio destra-sinistra. Il problema è che poi la destra e la sinistra diventano quelli degli ultimi vent’anni: e se anche non vi piacciono, le altre opzioni hanno vita dura ad affermarsi. È esattamente il dilemma in cui si dibatte oggi il M5S, che da una parte deve dimostrare di essere alternativo, ma dall’altra deve anche essere costruttivo: eppure non può essere costruttivo stando all’opposizione, così come non può essere alternativo accordandosi con la maggioranza.

    Una soluzione a questo paradosso, che eviterebbe anche il ricatto da parte di una minoranza, c’è già: la repubblica parlamentare con sistema elettorale proporzionale, che è quella da cui venivamo e quella che stanno smantellando pezzo dopo pezzo dagli anni ’90. Funziona così: i partiti prendono tanti seggi nelle camere quanti voti alle elezioni e il governo si costruisce con un accordo in Parlamento (che non è un inciucio alle spalle dei cittadini, ma semplice politica). In questo modo si ha la certezza che i rappresentanti del popolo si dividono secondo la reale composizione del paese; cosicché le leggi votate saranno sempre leggi gradite alla maggioranza degli italiani.

    In questo sistema se un partito si impunta, non si fanno drammi: cade un governo e se ne fa un altro. Spetterà agli elettori premiare o meno la condotta di quel partito, stabilendo se il rifiuto dell’alleanza è coerenza o irresponsabilità. Le maggioranze potranno anche essere variabili, ma – è questo il punto – saranno sempre maggioranze vere: ogni decisione, cioè, avrà alle spalle un sostegno effettivo nel paese, il che assicura minore dissenso e dunque minore conflittualità.

    Verità politica e verità mediatica

    Ma se questo sistema era così buono, per quale motivo andò in crisi? È una domanda difficile, a cui si dovrebbe rispondere in modo molto articolato. Eppure c’è un punto cruciale: a partire dagli anni ’80 si diffonde la televisione commerciale. E già all’epoca i più scaltri capirono una lezione, che poi fu padroneggiata con maestria da Berlusconi: se una cosa non appare in televisione non esiste. E se in TV ti dicono e ti ridicono una bugia (spiegava Goebbels), prima o poi finirai per crederci.

    Per ottenere un assetto vantaggioso, e in particolare proprio per avere un esecutivo forte (la famosa “governabilità”), le classi dominanti non avevano più bisogno di ricorrere a metodi cruenti: bastava influenzare l’informazione e contrastare la verità politica con una verità mediatica. Ed è proprio questo, in definitiva, il lascito raccolto oggi dal vero erede politico di Berlusconi.

     

    Andrea Giannini

  • Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna, di Daniele OrlandiAvviso ai naviganti: la Lanterna non chiuderà i battenti, i genovesi potranno dormire sonni tranquilli. Lo comunica il Comune di Genova, che lo scorso 30 giugno ha firmato un protocollo d’intesa con Provincia e Municipio Centro Ovest per la gestione del complesso di Lanterna, parco, passeggiata e museo (qui la nostra visita, l’approfondimento e le foto).
    Il protocollo, con
    durata semestrale, è attivo dal primo luglio e resterà in vigore fino al 31 dicembre. Tutte le operazioni sono state coordinate dall’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune (soggetto capofila), che ha seguito la stesura dell’accordo e ha fatto sì che continuassero ad essere garantite le consuete visite annualmente svolte da circa 8 mila persone. 

    Dal 2004 al 30 giugno 2014 il complesso è stato amministrato esclusivamente dalla Provincia, concessionaria della proprietà demaniale. Da ora in poi, invece, i soggetti interessati nella gestione saranno tre e cercheranno non solo di salvaguardare questo luogo dal grande valore simbolico e affettivo, ma anche di dare slancio alle potenzialità turistiche del sito.

    Questo sarà possibile anche grazie alla collaborazione dell’associazione Giovani Urbanisti – Fondazione Labò (un gruppo composto da una decina di architetti e da un antropologo urbano), che si è assunta il compito di gestire il sito a titolo volontario, garantendo l’apertura e la fruizione turistica, svolgendo il servizio di bigliettazione e di prenotazione e occupandosi della pulizia. La Provincia, invece, da parte sua si farà carico della manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso e dell’illuminazione del Museo e della Passeggiata, mentre il Comune si occuperà della promozione delle strutture e delle iniziative attraverso canali istituzionali come sito web, pagina facebook, newsletter e ufficio stampa (tutti e tre i soggetti saranno liberi di programmare manifestazioni ed eventi di carattere sociale e culturale). Esce di scena, dunque, la Fondazione Muvita, partecipata al 100% dalla Provincia, che gestiva il complesso.

    Qualche informazione pratica: con la nuova gestione, gli orari di apertura del museo e della Lanterna vanno dalle 14.30 alle 18.30 il sabato, la domenica e nei giorni festivi; per la passeggiata, ogni giorno dalle 8 alle 20 per tutta l’estate. Inoltre, per uniformare il sito alle altre strutture museali cittadine e per farlo entrare in rete, il prezzo del biglietto, dai 6 euro precedenti, è stato abbassato a 5 euro per l’intero e 4 per il ridotto. I proventi saranno devoluti alla Fondazione Labò, a supporto dell’attività svolta.

    Chi sono i Giovani Urbanisti che gestiranno il simbolo di Genova? Un gruppo di giovani laureati esperti delle dinamiche cittadine: si occupano di progettazione sugli insediamenti umani e ricerca delle problematiche con speciale riferimento ad aspetti urbanistici, storici, sociali e culturali. «Come urbanisti, ma soprattutto come genovesi, siamo molto contenti che ci sia stata data questa splendida opportunità – commenta il Dott. Andrea De Caro, presidente – Affronteremo i prossimi mesi con grande entusiasmo, ma soprattutto con la volontà di rilanciare, per quanto possibile, il nostro simbolo. Le precedenti azioni di volontariato nella risistemazione e pulizia di alcune aree ed elementi del Complesso Monumentale degli scorsi giorni, infatti, avevano come obiettivo primario quello di attirare l’attenzione e di sensibilizzare la città verso il proprio simbolo, che sebbene venga utilizzato per rappresentare Genova ovunque, troppo spesso viene messo in secondo piano, mentre dovrebbe essere il biglietto da visita per la città. Per tale ragione, piuttosto che vederla chiudere e cadere nel dimenticatoio, appresa la notizia, ci siamo proposti per “adottarla”. Allo scadere dei sei mesi certo non ci tireremo indietro, purtroppo ad oggi non è possibile fare previsioni precise, ma per la Lanterna ci saremo sempre».

    Gennaio 2015: il futuro della Lanterna

    I giovani volontari, dunque, non si tireranno indietro. Questi sei mesi saranno un banco di prova importante non solo per loro ma per tutti i soggetti coinvolti. Perché se è vero che ad oggi questa soluzione mette d’accordo tutti, di certo non si può affermare che si tratti di quella definitiva: tra sei mesi potrebbe ricrearsi una situazione analoga a quella che ha portato ad un passo dalla chiusura. Sarà importante, soprattutto, la collaborazione fra i volontari e il Comune, in quanto gestione e promozione – due facce imprescindibili della stessa medaglia – saranno di fatto attività svolte da due figure diverse.

    In questo il Comune, nella persona dell’assessore Sibilla,  assicura che l’obiettivo di Tursi è proseguire nella direzione della continuità e dell’assunzione di responsabilità, anche allo scadere dell’accordo. «Abbiamo recepito il grido d’aiuto della Provincia che non più in grado di sostenere economicamente Muvita. Abbiamo messo tutti i soggetti interessati attorno a un tavolo per stipulare il protocollo, mettendo in campo competenze, grande spirito d’iniziativa e tutte le nostre conoscenze. Il Comune è capofila, e si assume la responsabilità ultima del progetto: in questi primi 6 mesi non avremo costi diretti di gestione e sfrutteremo questo tempo per promuovere e mettere in rete il sito, e soprattutto per capire come si possa gestire al meglio in futuro. Ci sarà continuità: stiamo stringendo una convenzione specifica per regolare l’operativo e c’è volontà da parte del Comune di valorizzare il complesso».

    In Consiglio comunale, proprio il 1 luglio primo giorno della nuova gestione, Vittoria Musso, del gruppo consiliare Lista Musso, ha attaccato duramente la politica del Comune riguardo al simbolo della città. «L’atteggiamento del Comune negli anni passati mi ha fatta inorridire, non si è mai occupato né di seguire la gestione, né di promuovere la Lanterna. È aperta dal ’96 ma la possibilità di raggiungerla e visitarla era poco divulgata. Ora si deve pensare in un altro modo e si deve cercare una continuità che vada oltre il 31 dicembre: l’impegno economico per la gestione del complesso si aggira attorno ai 50 mila euro all’anno, non è eccessivo per il Comune, e se lo fosse si potrebbero trovare anche sponsor esterni». 

     Elettra Antognetti

  • Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Una persona sulla spiaggia di VoltriI bambini voltresi, e non solo, possono tornare a sorridere: tra pochi giorni avranno nuovamente la loro spiaggia, la “Spiaggia dei Bambini”, appunto. Colpita da una forte mareggiata a fine dicembre 2013, questa zona del litorale ponentino è stata fino a oggi sostanzialmente inaccessibile: colpa del più classico dei rimpalli tra istituzioni, in questo caso tra Comune e Autorità portuale. Un’impasse che ha rischiato di privare i genovesi di un servizio molto prezioso.
    Il progetto, nato nel 2004 attraverso un servizio di volontariato sostenuto dal circolo Arciragazzi Prometeo e dalla rete LET Ponente e abbracciato dal Municipio, consente a gruppi estivi che hanno a disposizione un bagnino di usare gratuitamente servizi igienici, spogliatoi, giochi e ombrelloni sulla spiaggia; ai gruppi che non hanno il bagnino, invece, viene direttamente fornita la professionalità a un costo medio di 0,75 Euro al giorno a bambino. In questo modo la spiaggia rimane libera ma viene “invasa” da decine di bambini: lo scorso anno la presenza media quotidiana è stata di circa 80 persone che hanno consentito di valorizzare il litorale pubblico, senza svenderlo o sfruttando speculativamente ogni centimetro della balneabilità cittadina. Il progetto può appoggiarsi anche su una palazzina dedicata, costruita durante i lavori della passeggiata a mare di Voltri, la cui gestione costa all’amministrazione circa 500 euro l’anno più le utenze.

    A lungo rimasto a rischio per questa stagione, tra pochi giorni il servizio potrà invece tornare operativo, come ha confermato in Consiglio comunale l’assessore Valeria Garotta, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata del consigliere di Lista Doria, Pierclaudio Brasesco: «La spiaggia cosiddetta dei bambini – ha annunciato Garotta – è stata resa agibile e nelle prossime ore verranno rimosse le transenne che ne precludevano l’accesso». L’intervento, tuttavia, non è stato effettuato dal Comune. «Tutto il litorale di Voltri, eccezion fatta per Vesima – ha spiegato l’assessore – è di proprietà del Demanio e di competenza di Autorità portuale. Tuttavia, avevamo concordato con Autorità portuale i lavori di rimozione della barra alla foce del torrente Leira e il riposizionamento all’interno della spiaggia: un intervento che però ha subito e subirà ulteriori ritardi per la necessità di analisi approfondite da parte di Arpal». Da qui le lungaggini che hanno impedito finora l’accesso anche alla spiaggia dei bambini: «Ma – conclude Garotta – con un intervento contingente di riposizionamento della sabbia, almeno questo spazio è nuovamente agibile. Nel frattempo, Autorità portuale ultimerà entro la prossima settimana il rimodellamento dei massi a protezione della passeggiata».

    La spiaggia di VoltriSoddisfatto il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente: «Dopo una lunga, difficile e faticosissima vertenza, i lavori sono cominciati da una settimana dopo che la situazione era sostanzialmente immobile dal 27 dicembre scorso. Abbiamo assistito a una sorta di lungo scambio di convenevoli tra Comune e Autorità portuale – commenta sarcasticamente il presidente – che ci ha visto “lievemente” alterati. A noi, infatti, interessava poco il soggetto competente ma volevamo solo che venisse garantito l’intervento di ripristino e messa in sicurezza della spiaggia per consentire ai bambini meno fortunati di tutta la città, non solo del ponente, di poter godere di un po’ tranquillità sulla spiaggia. Ci tenevamo particolarmente perché quello dei laboratori educativi territoriali è davvero un bel progetto».

    Avvenente coglie anche l’occasione per lanciare un chiaro messaggio a Comune e Autorità portuale: «A questo punto – tuona il presidente del Municipio – chiediamo che ci sia un chiarimento ufficiale, magari tramite legge regionale, che stabilisca in maniera chiara e inequivocabile a chi spettano gli interventi di riprofilatura e ripascimento delle spiagge del ponente che rientrano nell’ambito portuale (territorio che si estende da Punta Vagno ai Molini di Crevari): non può continuare a esserci questo rimpallo di responsabilità. Non siamo più disponibili a vivere un’esperienza come questa il prossimo anno».

    Piazza Caduti Partigiani Voltresi

    piazza VOLTRI 00Dallo stesso angolo di Ponente cittadino arriva un’altra notizia positiva: si tratta del quasi definitivo via libera ai lavori di riqualificazione degli attigui Giardini Caduti partigiani voltresi, secondo il progetto presentato dal Laboratorio Zerozoone ormai diversi anni fa (qui l’approfondimento). Anche in questo caso, lo scopo è offrire ai più piccoli uno spazio pubblico attivo, vivo e multifunzionale. Ancora il presidente Avvenente: «Se San Carlo Borromeo, protettore di Voltri, ci dà una mano forse entro la metà di luglio potrebbero finalmente partire i primi lavori».

    Si parla di un importo di 115 mila euro, finanziato principalmente dal Municipio e per 40 mila euro da fondi regionali, per cui è già stato assegnato l’appalto con apposito bando. «Il progetto complessivo – prosegue Avvenente – costa più della cifra che abbiamo attualmente a disposizione ma ci siamo raccomandati che qualsiasi intervento fatto sia in grado di soddisfare le esigenze degli abitanti e la fruibilità dei bambini fin da subito». Tradotto: i lavori procederanno in maniera modulare ma terminato il primo lotto i giardini dovranno già essere fruibili nella loro parte ristrutturata. «Quando poi avremo altri soldi a disposizione, potremo fare tutte le rifiniture andando ad abbellire ulteriormente quest’area prospiciente la passeggiata».

    Ex Coproma: piastra sanitaria a Voltri

    Voltri, ex CopromaSembra quasi incredibile ma all’orizzonte potrebbe intravedersi una terza notizia, sempre a sfondo pubblico, positiva per questo angolo di delegazione ponentina. Potrebbero partire in tempi mediamente brevi, infatti, i lavori di realizzazione della nuova piastra sanitaria all’interno dell’edificio ex Coproma: a fine gennaio, la Regione aveva annunciato lo stanziamento di 2 milioni di euro di fondi Fas per i lavori di riqualificazione a cui si sarebbero aggiunti altri 500 mila euro da parte di Asl. Da allora se n’è saputo più poco o nulla. «Ci avevamo messo il cuore sopra sul fatto che i lavori potessero partire in un lasso ragionevole di tempo – ammette il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – ma non è stato possibile per la cronica carenza di risorse delle istituzioni locali per cui anche la Regione ha dovuto fare i conti con i tagli all’edilizia sanitaria».

    Ma il progetto, benché ridimensionato rispetto alla proposta risalente ormai a qualche anno fa, non è tramontata del tutto, anche se la prima transenna deve ancora essere messa: «Il vicepresidente Montaldo – racconta Avvenente – circa un anno fa ci aveva comunicato che la Regione avrebbe avuto le risorse limitatamente alla ristrutturazione del piano terreno. Nel piano superiore, invece, dovrebbero trovare collocazione le nuove sedi della Croce Rossa provinciale e regionale. Con queste conferme definitive potrebbe finalmente partire la ristrutturazione mettendo insieme un intervento di carattere pubblico, che prevede l’implementazione della piastra ambulatoriale di via Camozzini in funzione da tre anni nel vecchio ospedale restaurato, e un intervento privato sempre in ambito sanitario».

  • Fiera di Genova, il Comune ha due anni di tempo per vendere le aree. La discussione a Tursi

    Fiera di Genova, il Comune ha due anni di tempo per vendere le aree. La discussione a Tursi

    vista su corso aurelio saffiSi sposterà in Consiglio comunale, presumibilmente nella seduta di martedì 8 luglio, la discussione sul futuro delle aree della Fiera di Genova non più necessarie alle attività fieristiche (qui l’approfondimento). Questa è la decisione che hanno preso ieri all’unanimità le Commissioni Bilancio, Territorio e Sviluppo economico riunite congiuntamente per la terza seduta sul tema.
    Ma la situazione non è assolutamente risolta. Il passaggio in aula è stato votato solo per poter ampliare la discussione e dare la possibilità a tutti i gruppi politici di presentare i propri emendamenti. E a giudicare dalle premesse non saranno pochi.

    La questione più calda è sempre la porzione di area che potrebbe essere destinata ad attività commerciali e alimentari. La delibera, che non rappresenta l’autorizzazione a una variazione del Puc ma dà solo mandato al sindaco ad avviare un tavolo tra Comune, Regione e Autorità portuale che dovrà condurre alla stipula di un accordo di programma con cui giungere al bando di vendita delle aree e quindi alle eventuali richieste di varianti urbanistiche, fissa come noto il limite a 15 mila metri quadrati per le attività commerciali, di cui massimo 2500 per il settore alimentare. L’abbassamento di queste quote, come ha più volte avuto modo di sottolineare il vicesindaco Bernini, rappresenterebbe il famoso quid che potrebbe essere la discriminante decisiva per la scelta dell’offerta d’acquisto vincente. Va, inoltre, considerato che in sede di conferenza dei servizi la stessa Autorità portuale potrebbe richiedere la disponibilità di alcune aree: di conseguenza, l’assetto complessivo è ancora ben lungi dall’essere definitivo.

    Il dibattito è molto vivo all’interno della stessa maggioranza, tanto che al momento la delibera proposta dal Comune rischierebbe seriamente di non avere i voti sufficienti per l’approvazione. Forti i dubbi delle sinistre a cui si aggiungono quelli di alcuni consiglieri del Pd (Villa, Malatesta, Russo e Vassallo i nomi circolati finora) che non voterebbero l’attuale stesura della delibera. Ecco allora arrivare la proposta di modifica che, con tutta probabilità, ridurrà ulteriormente l’area alimentare a 1500 metri quadrati. A dire il vero, si sta facendo largo anche l’idea di eliminazione totale dei vincoli dalla delibera: una strada però alquanto rischiosa perché lascerebbe campo libero alla speculazione commerciale, rischiando di produrre risultati esattamente opposti alla volontà di ostacolare la realizzazione di una Fiumara bis.

    Chi sa se la Giunta accetterà queste modifiche? Come già raccontato, infatti, di mezzo c’è un accordo preliminare di vendita tra Comune e Spim che fissa proprio questi valori. Ma anche se il vicesindaco Bernini desse il via libera all’emendamento, sarà sufficiente a far cambiare idea alla maggioranza dubbiosa? Quella che ci aspetta sarà sicuramente una settimana di trattative serrate anche perché, come sostiene il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile, «non può esistere un’opzione zero che porti al fallimento di Fiera. Bisogna trovare un modo per non trasformare l’area in una Fiumara 2 e lasciarsi piuttosto ispirare dal Porto Antico. Andiamo verso il fiorire di emendamenti e credo che la strada sia rappresentata da una riduzione quantomeno della superficie da dedicare all’alimentare e da una esplicitazione più precisa delle funzioni che dovranno avere le altre aree».

    Il segretario del Pd mette sul piatto anche un’altra questione da non sottovalutare, ovvero la sostanziale morte naturale del progetto di Ponte Parodi (qui l’approfondimento) per cui sarebbero previsti almeno altri 20 mila metri quadrati a destinazione commerciale (in attesa del futuro dell’Hennebique): «Magari non direttamente nella delibera ma attraverso un ordine del giorno collegato – ha detto ieri Terrile – credo sia fondamentale una presa di posizione pubblica da parte dell’Amministrazione che introduca alla conclusione del percorso per Ponte Parodi e dica che l’area commerciale non sarà più prevista in quella sede ma nei terreni ex fiera».

    Di sicuro arriverà anche un emendamento, promosso soprattutto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lista Musso, che tenterà di vincolare la stipula dell’accordo di programma tra Comune, Regione e Autorità Portuale a un concorso di idee che suggerisca l’aspetto futuro dell’area anche dal punto di vista urbanistico-architettonico. Sul tema, tuttavia, il vicesindaco Bernini ha preannunciato che la risposta potrebbe essere negativa non tanto per il merito quanto per una questione di tempi: il Comune deve, infatti, chiudere la vendita delle aree entro due anni per non doversi accollare in toto il costo delle aree che ammonta a oltre 18 milioni di euro. Una situazione che, malauguratamente, potrebbe proporsi anche qualora il bando di gara andasse deserto, come spesso è accaduto nel recente passato per spazi di città molto ampi e difficili da gestire.

    Insomma, tanta carne al fuoco che cuocerà lentamente questa settimana prima di essere servita sul piatto martedì prossimo, probabilmente con un’altra gustosissima portata relativa alle linee di indirizzo per il nuovo piano industriale di Amiu.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gestione dei rifiuti a Genova, il futuro non può più aspettare

    Gestione dei rifiuti a Genova, il futuro non può più aspettare

    Amiu, ad D'Alema e presidente CastagnaLuglio è il mese decisivo per capire le future prospettive della gestione dei rifiuti a Genova. Sullo sfondo resta il caso Scarpino e, dunque, la necessità di superare il conferimento in discarica della frazione organica – causa principale degli sversamenti di percolato all’origine dell’emergenza – tramite un contestuale potenziamento della raccolta differenziata. Per attuarlo, confermano dall’Azienda Municipalizzata Igiene Urbana di Genova, si prevede la realizzazione di un biodigestore anaerobico, destinato al trattamento della parte umida per produrre energia e compost, e l’adeguamento degli attuali depositi temporanei, Campi in Val Polcevera e Volpara in Val Bisagno, per trasformarli in impianti di separazione secco-umido, prima che i rifiuti indifferenziati prendano la via di Scarpino, come peraltro impone la Legge. Inoltre,  parte oggi (1 luglio) la raccolta spinta dell’organico che coinvolge inizialmente tutti gli utenti che, per ragioni professionali (quindi esercizi commerciali, ditte, ecc.), ne producono grandi quantità, passando dagli attuali 750 a 2100; poi toccherà al resto della città.

    Le linee guida sono pronte da mesi (vedi il nostro approfondimento), si attende la presentazione del piano industriale di Amiu – redatto in sintonia con l’azionista dell’azienda, ovvero il Comune di Genova – ed il recepimento delle indicazioni del piano all’interno di una delibera di indirizzo che approderà in Consiglio comunale probabilmente martedì 8 luglio.
    L’obiettivo della Giunta, a dire il vero, era quello di portare la delibera in Aula Rossa entro la seduta di oggi; ma ancora una volta i tempi sono stati disattesi, nonostante la convocazione in fretta e furia di una conferenza stampa nel pomeriggio di ieri in cui l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, avrebbe dovuto illustrare le linee guida che l’Amministrazione vorrebbe fornire alla propria partecipata. Nel primissimo pomeriggio, infatti, la delibera sarebbe dovuta passare al vaglio di una seduta di Giunta straordinaria, ma la convocazione dei giornalisti immediatamente dopo l’approvazione ha fatto salire su tutte le furie molti consiglieri (riuniti a Palazzo Tursi nella Commissione che discuteva il futuro delle aree di Fiera di Genova), che hanno “minacciato” di presenziare alla conferenza stampa. Così, puntualmente, pochi minuti dopo questa presa di posizione, ecco arrivare la revoca della convocazione dei giornalisti. Tra oggi e domani verrà convocata una nuova Giunta straordinaria, chissà se poi toccherà nuovamente ai giornalisti o si aspetterà formalmente un confronto (in Commissione o direttamente in Consiglio comunale) con i consiglieri.

    Il centro Amiu di Bolzaneto e la localizzazione dei nuovi impianti

    Scarpino«La questione Scarpino, le indagini della magistratura, e la situazione emergenziale venutasi a creare con lo sversamento del percolato – spiega Enrico Pignone, consigliere comunale della Lista Doria, conoscitore delle tematiche connesse alla gestione dei rifiuti in virtù della sua precedente esperienza nell’associazione Amici del Chiaravagna – ci impongono di fare particolare attenzione, nella stesura delle indicazioni, tenendo conto dell’improcrastinabile messa in sicurezza e chiusura definitiva di Scarpino 1, dunque ipotizzando una modalità di raccolta differenziata (RD) potenziata secondo la quale i rifiuti umidi non dovranno mai più finire in discarica. Per quanto riguarda la tecnologia dei nuovi impianti previsti, in primis del biodigestore anaerobico, parliamo di impianti a freddo».
    Secondo Pignone «Innanzittutto sarà importante trovare una sostenibilità economica, ad esempio recuperando l’energia prodotta dal biodigestore, e coprendo così, almeno parzialmente, i costi del servizio svolto da Amiu. Se vogliamo riorganizzare il sistema in maniera opportuna, seguendo la filiera dell’economia circolare, prima dobbiamo raggiungere una riduzione dei rifiuti alla fonte. Insomma, occorrono politiche connesse al contenimento dei rifiuti, non possiamo continuare a comportarci come avviene oggi».
    Nel prossimo futuro il servizio dovrà svilupparsi in funzione di un’idea ben precisa «Noi ci stiamo proponendo di aumentare la RD in funzione del recupero di materia, quindi bisogna stimolare la creazione di una filiera industriale per il trattamento e la trasformazione dei rifiuti ai fini del loro recupero e riuso, ovvero la vendita sottolinea il consigliere comunale della Lista Doria – In tal senso è necessario stabilire un rapporto con l’imprenditoria interessata al settore. I privati ci sono, ora dobbiamo mettere in piedi un’organizzazione adeguata per le diverse filiere».
    Magari partendo dal lungimirante esempio del centro Amiu di Bolzaneto (via Sardorella) – inaugurato nel marzo 2013 – per la lavorazione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, considerato il più innovativo del Nord Ovest, capace di separare e trattare imballaggi in plastica, alluminio,acciaio, carta, cartone e tetrapak.

    La localizzazione dei nuovi impianti è l’aspetto più delicato dell’intera faccenda. «Prima si prevedeva di realizzarli a Scarpino, oggi dopo tutto quello che è accaduto, investire milioni di euro su quell’area mi sembra decisamente improbabile – spiega Pignone – Stiamo ipotizzando, dunque, di poter usufruire delle aree industriali che l’Ilva di Cornigliano non intende più utilizzare. Spazi che ovviamente interessano a molteplici soggetti. Se il Comune riuscisse a costituire, a Cornigliano, una sorta di polo unico, comprendente il biodigestore ed altri impianti di separazione e trattamento dei rifiuti, sarebbe un buon risultato. Considera che il centro di Bolzaneto in via Sardorella è ubicato presso un capannone in affitto. L’obiettivo è abbattere, per quanto possibile, i costi».
    L’adeguamento dei siti di Volpara e Campi, invece «Rappresenta la risposta all’emergenza legata alla frazione umida – continua Pignone – Si tratta di impianti, non invasivi dal punto di vista ambientale, che separeranno immediatamente la parte organica da quella secca. In Val Bisagno tale progetto ha già suscitato la contrarietà di comitati e cittadini, una reazione comprensibile visto che le persone non si fidano più di una classe politica che per anni ha fatto promesse senza mai mantenerle. Io penso che, se davvero vogliamo essere credibili, nell’arco di quest’anno dobbiamo avviare la realizzazione degli impianti e mettere in pratica una RD efficace, fin da subito, non possiamo perdere altro tempo».
    Biodigestore, impianti di separazione secco-umido, impianti di trattamento, coinvolgimento dei privati per la parte economica «La chiusura del ciclo a freddo vuol dire questo. Per Genova, seguire tale schema, significa diventare una delle prime città, a livello europeo, ad accogliere la filosofia di “rifiuti zero”».

    Il biodigestore

    raccolta-rifiutiLa realizzazione del biodigestore è probabilmente il tassello principale del progetto complessivo. «In termini economici la spesa sarebbe di qualche milione di euro, cifra comunque ridicola rispetto alle centinaia di milioni necessari per costruire un inceneritore – afferma l’esponente della Lista Doria in consiglio comunale – La Regione ci deve mettere una quota. Ma dovremo trovare altre risorse, ad esempio bussando alla Cassa Depositi e Prestiti che prevede una parte di finanziamenti espressamente dedicati a simili impianti. Insomma, le condizioni economiche per immaginare l’intervento ci sono. Io non mi scandalizzerei se Amiu, in questo processo, fosse affiancata da un partner finanziario. Attenzione, però, sto parlando di un partner esclusivamente economico, non industriale, perché sennò si instaurerebbero delle logiche di mercato distanti dalla mission dell’azienda municipalizzata».
    Enrico Pignone conclude lanciando una proposta a prima vista provocatoria ma sicuramente innovativa. «Il Comune potrebbe emettere dei bond comunali (nel linguaggio economico e finanziario obbligazione, nda) tramite i quali i cittadini genovesi avrebbero l’opportunità di acquistare il nuovo biodigestore, impianto che in qualche misura, attraverso la produzione di energia e compost, consentirà una rendita economica. Sarebbe una scelta dei singoli che condividono la filosofia alla base della futura gestione dei rifiuti. Proporre una cosa del genere in Italia sembra fantascienza ma in altri Paesi non è così. Io penso che almeno una parte della copertura economica dell’impianto sarebbe reperibile in questo modo».

    Da rifiuto a risorsa: la produzione di biometano

    Era Superba ha chiesto un parere al prof. Federico Valerio, chimico ambientale da sempre impegnato sul tema della gestione dei rifiuti in città. «Io le posso dire qual è, secondo l’associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde), la tecnologia migliore per il trattamento dell’umido. Per una città delle dimensioni di Genova il biodigestore anaerobico può essere una buona soluzione, a patto che sussistano due condizioni in grado di rendere davvero efficiente l’intero processo. La prima è che il digestato, ovvero la parte che resta dopo il trattamento biologico (con l’uso di battere anaerobi), sia sottoposto a trattamento aerobico per migliorare le caratteristiche del compost che, a quel punto, potrà essere immesso sul mercato. Stiamo facendo pressioni su Amiu affinché tenga conto di tale condizione. La seconda è che il nuovo impianto venga utilizzato anche per produrre una particolare forma di metano chiamato biometano (per distinguerlo dal metano fossile). Un biodigestore da circa 50 mila tonnellate, come quello previsto a Genova, potrebbe produrre biometano per coprire il consumo domestico per cucina e acqua calda di tutti i genovesi. Non mi sembra un aspetto per nulla trascurabile. I vantaggi della messa in rete del biometano sono molteplici: si può immagazzinare nei periodi di minor consumo, la sua produzione è costante tutto l’anno, è una fonte di energia rinnovabile e la materia prima, gli scarti organici, è una produzione nazionale».
    La frazione umida destinata al biodigestore «Dovrà essere di ottima qualità – continua Valerio – Per questo motivo sarebbe opportuno sviluppare una raccolta porta a porta, come gli ambientalisti sostengono da anni. Amiu a luglio dovrebbe partire con la raccolta spinta dell’umido prodotto dagli esercizi commerciali, ma poi occorrerà estenderla a tutti i cittadini. Comunque bisogna puntare sulla riduzione di rifiuti alla fonte. Fondamentale è la comunicazione ai cittadini, Amiu dovrebbe impegnarsi di più in questa direzione.».

    Per quanto riguarda l’impiantistica di separazione secco/umido «Dovrebbe riguardare soltanto la parte rimasta non differenziata, si presume un 10-20% di umido – afferma Valerio – I nuovi impianti permetteranno di non conferire l’umido in discarica e, vista la situazione di Scarpino dovuta al percolato, sappiamo quanto ciò sia importante. Inoltre, in prospettiva futura consentiranno il recupero anche di altri materiali. Come avviene nel centro di Bolzaneto in via Sardorella. Dobbiamo seguire le filiere che si sviluppano a partire dal trattamento meccanico dei rifiuti, è questa la strada maestra, come peraltro indica l’Unione Europea. Io propongo di implementare l’impianto di Bolzaneto e realizzarne altri con la stessa filosofia, in modo tale da aumentare il recupero e la trasformazione di ogni materiale».
    Anche per il prof. Valerio la soluzione più logica sarebbe quella di realizzare un polo unico nelle aree Ilva di Cornigliano, dove presumibilmente troverà ubicazione il biodigestore. «L’insieme di questi interventi rappresenta un passo avanti notevole – conclude Valerio – L’Europa si muove verso la filosofia “rifiuti zero”, verso l’economia circolare che finalmente l’Amiu del presidente Marco Castagna sta promuovendo. Genova oggi è al bivio. Scarpino ormai è insostenibile. Fortunatamente, però, non avere preso decisioni scellerate in passato, mi riferisco alla realizzazione dell’inceneritore, adesso ci offre l’opportunità di imboccare finalmente la strada giusta».

     

    Matteo Quadrone