Anno: 2017

  • Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    AmiuInizia a prendere più concretezza la quantificazione dell’aumento della Tari (tassa sui rifiuti) che i cittadini genovesi dovranno pagare nel 2017 a seguito degli extra costi per la messa in sicurezza e la gestione post mortem della discarica di Scarpino 1 e 2 e per il conferimento dei rifiuti fuori Regione a causa della chiusura della stessa discarica. Se verrà approvata la delibera (il cui passaggio in Consiglio comunale è slittato nuovamente a martedì 31 gennaio), che fornisce le linee guida per la trattativa in vista dell’ingresso dei capitali privati di Iren, il piano complessivo di rientro passerà dai 30 anni inizialmente previsti a 10.

    Approfondimento: Tutti i costi dietro all’aumento della Tari

    Ciò comporterà un aumento complessivo di costi (che nel 2015 erano stati di poco inferiori ai 125 milioni di euro) che supera i 198 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi che vedrebbe la chiusura di Scarpino prorogata a tutto il 2017. Con ammortamento in 10 anni, i costi nel 2017 crescerebbero di 19,8 milioni di euro, con un riflesso sulla tariffa pari a un aumento dell’8,5%. Ma è praticamente certo che l’aumento sarà contenuto a poco più del 6%, grazie ai risparmi di circa 15 milioni di euro per la messa in sicurezza di Scarpino 2 in virtù della contestuale realizzazione della nuova discarica di servizio di Scarpino 3. A parità di costi del servizio, la tariffa dovrebbe rimanere stabile per i prossimi 7 anni. Dal 2024, invece, ammortizzati i circa 40 milioni per l’impianto di trattamento del percolato, la quota annuale del recupero degli extra costi scenderebbe per i restanti 3 anni a poco più di 14 milioni. Resterebbero invece spalmati su 30 anni i 25 milioni per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 (poco meno di 860.000 euro all’anno).

    Ma che cosa succederebbe se l’ammortamento restasse spalmato sui 30 anni? Secondo Amiu, l’aumento sarebbe molto più sostanzioso per il 2017 e 2018: quasi 34 milioni all’anno, pari a un 20% in più in tariffa «perché tutto l’extra costo sostenuto nel 2016 non avrebbe piani di rientro ma sarebbe caricato interamente sulla tariffa 2017, altrimenti l’azienda non reggerebbe dal punto di vista finanziario», spiega il presidente Castagna, come riportato dall’agenzia Dire. Ma l’aumento scenderebbe poi a 4,7 milioni per i successivi 28 anni. La scelta di accorciare i tempi serve anche e soprattutto all’azienda per non perdere troppo valore in vista della trattativa con Iren, dal momento che andrebbe ben oltre la scadenza del contratto di servizio attualmente fissata al 2020. «Lo scenario trentennale – conclude Castagna – per i cittadini sarebbe micidiale solo nei prossimi due anni, ma sarebbe definitivamente micidiale per il futuro dell’azienda»

  • Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    palazzo-tursi-D9Iniziato l’iter per la delibera di iniziativa popolare sui servizi idrici integrati della area metropolitana genovese. La proposta arriva dai comitati per la difesa dell’ acqua pubblica, presentata nel 2016, e osaecuperata dalle norme transitorie comprese nel nuovo regolamento adottato dal Consiglio comunale di Genova lo scorso ottobre.

    Approfondimento: Il testo della delibera di iniziativa popolare per acqua e rete idrica

    La prima seduta delle commissioni Territorio e Sviluppo Economico, convocate congiuntamente, ha visto formalizzate le richieste dei comitati, presenti in Sala Rossa. La proposta di delibera punta a far presentare da Comune di Genova a Città Metropolitana norme e vincoli sulla materia, confacenti a quanto votato a stragrande maggioranza dalla popolazione italiana durante il referendum sull’acqua pubblica del 2011. I punti in questione sono essenzialmente quattro: maggiore trasparenza e disponibilità per il pubblico di dati e bilanci della gestione del servizio idrico; impiego degli utili (calcolati dai comitati in circa 150 milioni raccolti in questi anni e distribuiti come dividendi) in manutenzioni e migliorie alla rete o per ridurre i costi delle bollette; maggiori e più efficienti controlli tecnici da parte dell’ente locale; divieto di sospensione completa del servizio ai morosi. Alla base di queste richieste, il riconoscimento dell’importanza del servizio di distribuzione dell’acqua, inteso come diritto inalienabile delle persone, e quindi da tutelare rispetto alle esigenze di profitto di mercato.

    Referendum sotto scacco

    Una proposta che punta a ristabilire il primato decisionale e di controllo degli enti pubblici, messo a rischio da alcune norme contenute varate negli ultimi mesi dal governo. Sotto accusa il decreto legge conosciuto come “Sblocca Italia” che permette la concentrazione dei servizi pubblici locali nella mani della grandi multi-utility. Ma non solo: nel mirino anche gli incentivi previsti dalla Legge di Stabilità per la privatizzazione dei servizi pubblici, distribuzione idrica compresa, attraverso meccanismi di sconto sul Patto di Stabilità stesso. In ultimo, sotto attacco anche il decreto attuativo della riforma della Pubblica Amministrazione (la cosiddetta riforma Madia) che vincola le tariffe in bolletta a criteri che tengano conto della adeguatezza della remunerazione del capitale investito da parte dell’azienda concessionaria, sulla base delle prevalenti condizioni di mercato.

    L’iter normativo

    Sull’argomento sono previste ulteriore sedute delle commissioni a cui saranno presenti anche i rappresentati di Mediterranea della Acque, sindacati e associazioni di consumatori. Secondo il nuovo regolamento sulle proposte di delibera di iniziativa popolare, vigente da ottobre, in sede di commissione si arriverà ad un testo che dovrà poi essere approvato dal Consiglio comunale, senza possibilità di modificazioni o integrazioni.

    Nicola Giordanella

  • Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    incendio-monte-fasce-vigili-fuocoGli incendi di queste ore, divampati prima sulle alture di Nervi e poi sopra a Pegli, stanno mettendo a dura prova la “macchina” anti-incendio genovese. La scarsità di piogge dell’ultimo periodo, unita al forte vento che sferza il capoluogo ligure da giorni, hanno permesso alle fiamme di “muoversi” rapidamente, minacciando diversi condomini, che sono stati evacuati per qualche ora a livello precauzionale. L’incendio di Nervi, scaturito nel tardo pomeriggio, ha continuato ad espandersi per tutta la notte, durante la quale i mezzi aerei non sono potuti intervenire. Una disastro dalla proporzioni eccezionali, che con l’apertura del secondo fronte sopra Pegli, si è notevolmente aggravato. Sono in corso indagini per capire la natura degli incendi, e si continua a temere il vento, che dovrebbe rimanere forte almeno fino a venerdì, stando alle previsioni meteo.

    Fase di transizione

    Una criticità intervenuta in una congiuntura particolarmente difficile per i Vigili del Fuoco: da tempo in condizione di sott’organico, con il 2017 hanno ereditato la competenza di intervento per gli incendi boschivi dal disciolto Corpo Forestale dello Stato, confluito dal 1 gennaio nell’Arma dei Carabinieri, senza però avere al momento le stesse convenzioni finanziarie previste per le stesse funzioni. Il decreto governativo, infatti, non è stato ancora accompagnato dai relativi decreti attuativi, per cui i Vigili del Fuoco si trovano in una sorta di limbo normativo: «Siamo in una fase transitoria – afferma Luca Infantino, pompiere rappresentante sindacale per Cgil – e con questa operazione, su base regionale, dalla Forestale sono confluite nel Corpo dei Vigili del fuoco solo 13 su circa 100 unità, di cui due già in età da pensione, a fronte di una nuova competenza molto impegnativa». I pompieri, infatti, fino al 31 dicembre avevano competenza di intervento solamente per gli incendi boschivi cosiddetti di “interfaccia”, cioè quelli che interessano abitazioni e persone «Su Genova, a fronte di una disponibilità di 150 unità, registriamo una carenza operativa di almeno 40 unità – spiega Infantino – che sale a circa 100 su base regionale». Per far fronte all’emergenza delle ultime ore, in accordo con i sindacati e i lavoratori, è stato deciso il raddoppio dei turni: «Le carenze di organico ricadono sui lavoratori – continua Infantino – ed è per questo che auspichiamo anche una rapida firma della convenzione boschiva regionale, in modo da avere i fondi ad hoc sbloccati». Le nuove competenze prevedono, oltre all’intervento su tutti gli incendi boschivi, l’attivazione e il coordinamento dei volontari anti-incendio.

    La risposta di Regione Liguria

    Elisoccorso Vigili de FuocoSecondo il sindacato la firma, prevista dalla legge, dovrebbe arrivare entro febbraio o marzo: «Abbiamo siglato con loro una ulteriore convezione da 400.000 euro all’anno – dichiara l’assessore regionale alla Protezione Civile Giacomo Gianpedronegrazie alla quale sono presenti in sala di Protezione civile nel momento in cui andiamo in qualsiasi tipo di allerta meteo. Anche in caso di questa allerta incendi, la sala operativa è aperta ininterrottamente da ieri, con la presenza dei Vigili del fuoco. Per noi la collaborazione con questo corpo è fondamentale, dopodiché il fatto che ci sia una situazione negativa del personale a causa dei tagli governativi, ci preoccupa. Li abbiamo sostenuti dove possibile, la Regione non fa a meno dei Vigili del fuoco come non può fare a meno dei volontari di Protezione civile, che operano su queste situazioni sottraendo tempo a lavoro e famiglie e da ieri attivi in più di 100 su tutti i fronti di incendio».

    «Che i vigili del fuoco siano da sempre sotto organico e lamentino la mancanza di investimenti da parte del governo è piuttosto noto – interviene il governatore della Liguria, Giovanni Toti, come riportato dall’agenzia Dire – Parte del personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato è stato assorbito proprio per la competenza anti-incendi boschivi. Certamente il combinato disposto di un accorpamento e una mutazione non è sempre facile, qualche disagio lo ha portato e c’è stata qualche leggerezza da parte del governo del Pd». Il presidente ha inoltre ricordato che è in corso di discussione un accordo con il dipartimento dei Vigili del Fuoco per unificare la convenzione sull’antincendio boschivo, con quella della protezione civile che sarà «la prima del genere in Italia».

    Futuro prossimo

    Al momento è in vigore una proroga della graduatoria per le nuove assunzioni, e sono in fase di formazione 1000 nuove unità su base nazionale «Speriamo che in Liguria ne arrivino almeno 50 – sottolinea Luca Infantino – che comunque porterebbe a coprire metà della carenza strutturale». Inoltre, è in fase di selezione un nuovo concorso pubblico, sempre su base nazionale, per 250 nuovi posti nella qualifica di vigile del fuoco. Numeri, quindi, che non sono ancora sufficienti.La fusione del Corpo Forestale dello Stato, stando alle stime del Governo, porterà ad un risparmio di circa 100 milioni in tre anni: «ma a che prezzo?» conclude Infatino, ricordando come i continui tagli della spesa pubblica rischiano di mettere a rischio la sicurezza del territorio e dei cittadini.

    Nicola Giordanella

     

  • Centrale carbone Enel, Porcile «il piano di chiusura dell’azienda rimane invariato, ma le decisioni non spettano a noi»

    Il dibattito sulla riattivazione della centrale a carbone di Enel sbarca in Sala Rossa. Interrogato sulla questione l’assessore all’Ambiente Italo Porcile precisa il contesto: «In queste ore ho ricevuto conferma da parte dell’azienda della conferma del piano industriale che prevede la chiusura definitiva dell’impianto genovese». La riattivazione, quindi, sarà temporanea: «Al momento è solo un ipotesi» la cui competenza non spetta al Comune di Genova.

    Approfondimento: Wwf contro la riapertura della centrale Enel a carbone

     

     

  • Centrale Enel, presidio di Legambiente contro il ritorno del carbone a Genova

    Parte la mobilitazione contro il “ritorno”, anche momentaneo, del carbone a Genova. Per la giornata di mercoledì 18 gennaio, infatti, Legambiente ha organizzato dalle 10 un presidio presso piazzale San Benigno, a fianco alla sede della Compagnia Unica, per protestare contro la decisione presa dal Mise.

    Approfondimento: Wwf contro la riapertura della centrale Enel a carbone

    L’appuntamento sarà anche un modo per far pressione sull’amministrazione comunale per contrastare queste decisione che «svende la pubblica salute per un pugno di soldi», come ricordato da Andrea Agostini, attivista di Legambiente Liguria.

  • Forte vento: sopraelevata chiusa alle moto dalle 18 di oggi e domani. Chiusi anche parchi storici e cimiteri

    A seguito dell’avviso emesso dal Centro funzionale meteo-idrologico di Protezione civile della Regione Liguria, che prevede forti raffiche di vento proveniente da nord, entrano in vigore le ordinanze del sindaco che dispongono alcune misure a tutela della pubblica incolumità:

    – divieto di transito ai motocicli, mezzi telonati e furgonati sulla sopraelevata “Aldo Moro” dalle ore 18 di oggi, lunedì 16 gennaio, e per tutta la giornata di domani martedì 17 gennaio;

    – chiusura al pubblico, martedì 17 gennaio, di giardini e parchi storici comunali. Al fine di consentire la prosecuzione delle attività e dei servizi pubblici che vengono svolti al loro interno (musei, scuole, biblioteche, uffici, impianti e locali per attività ludico/sportive, locali ad uso abitativo/associativo), sono individuati appositi percorsi in modo da permettere l’accesso ed il deflusso;

    – chiusura al pubblico nella giornata di martedì 17 gennaio di tutti i cimiteri presenti sul territorio del Comune di Genova, ferme restando le regolari attività di accoglienza dei funerali (con presenza dei familiari dei defunti) e di operatività interna improrogabile, che dovranno comunque essere svolte con particolare attenzione e cautela da parte degli operatori.

  • Amiu, il presidente Castagna «Senza Iren impossibile proroga contratto perché Comune senza soldi per impianti»

    Amiu, il presidente Castagna «Senza Iren impossibile proroga contratto perché Comune senza soldi per impianti»

    amiuL’ingresso di Iren in Amiu, con l’approvazione da parte del Consiglio comunale della delibera attualmente in discussione in Commissione e la positiva chiusura della conseguente trattativa tra il Comune di Genova e la multiutility, è l’unica strada per chiedere la proroga del contratto di servizio per la raccolta urbana dei rifiuti in scadenza nel 2020.

    Approfondimento: La trattativa per l’ingresso di Iren

     

    «Senza aggregazione, non può esserci prolungamento del contratto di servizio». E’ quanto afferma, senza troppe mezze misure, il presidente di Amiu, Marco Castagna, questa mattina nel corso di un’audizione in Commissione comunale, disertata dalla maggior parte dei presidenti di Municipio invitati (presente solo Nerio Farinelli per il Levante e un rappresentante del Medio Levante). «Il prolungamento del contratto di servizio – spiega Castagna, come riportato dall’agenzia Dire – sarebbe necessario anche se non esistesse la trattativa con Iren e si decidesse di procedere autonomamente con il piano del Conai per la raccolta differenziata». Se il Consiglio comunale dovesse respingere la delibera, ipotesi al momento scolastica ma nei fatti non così remota, «Amiu avrebbe comunque la necessità di realizzare gli impianti previsti dal piano industriale approvato dallo stesso Consiglio comunale», ricorda il presidente della partecipata di Tursi.

    Ma Amiu non ha i soldi per procedere in autonomia. «Senza prolungamento del contratto di servizio – prosegue Castagna – le banche non concedono finanziamenti. Potremmo chiedere al Comune di farci da garante, ma una volta scaduto il contratto di servizio rischieremmo di restare con gli impianti in mano e senza operatori ecologici, se Amiu non dovesse vincere la gara per il rinnovo del servizio». Alternative? Praticamente nessuna perché «il Comune non ha i soldi per finanziarie direttamente la costruzione degli impianti – ribadisce il presidente di Amiu – per cui si dovrebbe procedere con un project financing con gli impianti che resterebbero di proprietà e gestione dei privati, senza alcun potere decisionale per il pubblico, mentre credo che il controllo pubblico per l’intera filiera sia necessario almeno ancora per una decina di anni». 

     

  • Il mondo in un piatto. Cultura e sapori latinoamericani e liguri si intrecciano nella cucina di Anilda

    Il mondo in un piatto. Cultura e sapori latinoamericani e liguri si intrecciano nella cucina di Anilda

    Anilda-vargas-braceGastronomia e partecipazione. Queste sono le parole chiave dell’incontro con la nuova genovese di oggi, Anilda Vargas, arrivata a Genova negli anni Novanta, dopo un breve soggiorno in Francia, da un Perù attanagliato in quel periodo da fenomeni di terrorismo interno.
    La partecipazione alla vita sociale e culturale della città, secondo Anilda, è fondamentale per sentirsi davvero cittadini e non solo ospiti.
    Il progetto che ha orientato tutta la sua attività a Genova è stato quello di valorizzare il cibo e la cultura gastronomica come perno dell’identità culturale delle persone immigrate e occasione di incontro e scambio fra cittadini provenienti da paesi e mondi diversi.
    Mangiare da sempre è un atto non solo alimentare, ma anche sociale: la condivisione della tavola facilita, infatti, lo scambio e la relazione umana. La gastronomia permette, più facilmente della parola, di avvicinarsi ad altre realtà geografiche, sociali e culturali abbattendo le barriere linguistiche.

    A Genova, Anilda si è adoperata per realizzare questa sua filosofia in ambito associativo e gastronomico. Lasciato un lavoro nel settore pubblico in Perù, ha trasformato la passione per la cucina in un lavoro, prima come cuoca, sia in Francia sia in Italia e poi, dal 2007 al 2010, come titolare di un negozio di produzione gastronomica da asporto italiana e sudamericana, gestito con la figlia.
    La sua è una nouvelle cuisine latinoamericana, nel pieno rispetto della tradizione, ma con un occhio ai piatti della tradizione genovese e ricca di proposte fusion dove si sposano sapori latinoamericani e liguri.
    Oggi il suo lavoro è rivolto al mondo dell’associazionismo: è responsabile del Laboratorio Gastronomico “Il mondo in cucina” del Coordinamento Ligure Donne Latinoamericane (Colidolat) e organizza per l’associazione Encuentro de 2 Mundos diverse attività legate alla diffusione della cultura gastronomica e alla connessione tra cibo e cultura.
    Come è emerso nei nostri incontri con i “nuovi genovesi”, in molte persone un forte interesse, una passione a volte non vissuta in maniera piena nel paese di origine (l’arte, la cucina, la poesia, il teatro….) ha assunto un posto centrale nella nuova vita italiana e genovese, trasformandosi a volte in un lavoro, a volte in un’esperienza nel mondo della cultura e dell’associazionismo, a volte in uno spazio individuale di espressione della propria personalità.
    Quasi sempre questa passione – per Anilda, la gastronomia – è stata il primo passo per comunicare con altre persone, allacciare relazioni sociali, vivere pienamente la città, superare le difficoltà linguistiche che tutti incontrano nei primi anni della nuova vita in un diverso paese.

    DSCF0168-1BQuando hai deciso di trasferirti in Italia e a Genova?
    «In Perù ho studiato per conseguire il diploma di amministratore d’impresa. Prima di arrivare a Genova, lavoravo come segretaria di un ente pubblico del settore pensionistico, simile all’Inps italiano. Ero già appassionata di cucina e avevo frequentato diversi corsi. La situazione politica del mio paese era molto instabile e c’erano stati diversi attentati terroristici. Avevo 3 figli che erano ancora dei ragazzini ed ero spaventata. Ho deciso di provare a trasferirmi in Europa. Sono stata un periodo in Francia, con visto turistico; qualche tempo dopo, consigliata da un’amica, ho scelto l’Italia e Genova.
    Dopo alcuni anni di fatica e di nostalgia per la mia famiglia, ho regolarizzato la situazione lavorativa, fatto tutti i documenti necessari e sono riuscita a far arrivare qua mio marito e i miei figli, che ora sono tutti sposati. Da subito mi sono impegnata a fondo nel mondo dell’associazionismo.
    Nel 1992 sono stata fra i soci fondatori dell’Associazione culturale Encuentro de 2 Mundos di cui oggi sono referente per i progetti e i laboratori di degustazione gastronomica. Nel 1994 sono stata socia fondatrice del Colidolat (Coordinamento Ligure Donne LatinoAmericane) e oggi sono la referente del Laboratorio gastronomico “Il Mondo in cucina”. Già in Perù ero interessata, oltre alla cucina, al mondo dell’associazionismo: dal 1989 al 1992 ho presieduto un’associazione culturale di Lima, che si proponeva di valorizzare le danze, i balli e le altre forme del folklore peruviano, organizzando scambi culturali con la Francia.
    Credo che un immigrato, per essere davvero un nuovo cittadino, dovrebbe partecipare alla vita sociale e culturale della città in cui vive. Chi lavora, guadagna e basta, senza partecipare alla vita della comunità, non si sente un cittadino, si sente un ospite. Io invece vorrei far parte della vita di questa città. Si parla spesso dei migranti come di un problema, come se fossero persone che non valgono niente. E, invece, il migrante può essere una persona con molto da raccontare, da insegnare. Anche un paese povero può avere molto da dimostrare a livello culturale, sociale, gastronomico. Chiudere la porta a queste persone, secondo me, è totalmente ingiusto».

    cucina-perù-patateQual è stata l’idea guida, il progetto che ha portato alla creazione del “Laboratorio Gastronomico”?
    «Il progetto alla base del mio lavoro è quello di recuperare e valorizzare l’identità delle comunità di immigrati, attraverso la promozione dei loro piatti più caratteristici.
    Per i migranti, l’alimentazione ha un ruolo molto importante, per esprimere se stessi e non perdere contatto con la propria identità, le proprie tradizioni, anche in un paese diverso. Le modalità di preparazione di un piatto sono importanti almeno quanto gli ingredienti. Il cibo, però, oltre che un mezzo per recuperare la propria identità, è anche uno strumento di comunicazione e mediazione fra persone provenienti da mondi diversi. Un buon piatto è il miglior punto di partenza per scoprire luoghi, usi e costumi, somiglianze e differenze tra i popoli. Una ricetta ti può ricordare persone incontrate in luoghi lontani.
    L’idea guida del nostro laboratorio è di far conoscere a più persone possibile i prodotti della tradizione latinoamericana, attraverso piatti gustosi. In questi anni abbiamo sperimentato in cucina e fatto conoscere la quinoa, l’amaranto, molte varietà di riso e tante spezie profumate e colorate.
    Abbiamo contribuito a far conoscere in Italia il pisco, un distillato d’uva tipico del Perù, dove è considerato bevanda nazionale, molto utilizzato soprattutto per i cocktail».

    Come si svolge la vostra attività?
    «Il Laboratorio Gastronomico è un lavoro di squadra, ha rappresentato un’occasione di lavoro per alcune donne e un punto di riferimento per la promozione della pari opportunità sul territorio.
    Io sono la responsabile, ci occupiamo di organizzare aperitivi ed eventi culturali legati al cibo e alla degustazione. E’ specializzato non solo in cucina peruviana: prepariamo piatti dell’Ecuador, del Venezuela e di altri paesi dell’America Latina.
    Tutte noi abbiamo imparato la cucina italiana e ligure: c’è stato uno scambio molto bello. Proponiamo anche piatti fusion, che mettono insieme prodotti della tradizione latinoamericana e prodotti liguri, come la quinoa alla mediterranea. E, poi, con l’associazione “Encuentro de 2 Mundos” da molti anni partecipiamo inoltre al Festival Suq con uno stand di cucina peruviana».

    cucina-perù-uovaQual è la caratteristica principale della cucina peruviana?
    «La cucina peruviana è una cucina “meticcia” nella quale si fondono la tradizione indigena con la tradizione spagnola. In Perù è molto conosciuta anche la cucina italiana, è apprezzata e considerata una delle migliori, anche se tutti credono che la propria cucina sia la migliore. Per la mia esperienza in Francia e in Italia, direi che i francesi sono più propensi a sperimentare cucine diverse, provano di tutto. I genovesi e gli italiani a volte sono più chiusi, più restii, ma oggi vedo che sempre più genovesi apprezzano e chiedono una cena esotica».

    Andrea Macciò

  • Lucia Pescio, una «mamma che lavora», innamorata di Genova e volto della Liguria

    Lucia Pescio, una «mamma che lavora», innamorata di Genova e volto della Liguria

    lucia-pescio-ritratto-veronica-onofri
    © Veronica Onofri

    Lucia Pescio

    Lucia Pescio vive a Imperia ma è nata a Genova, città a cui  molto legata. Dopo aver lavorato molto tempo per Primocanale è arrivata al TG3 Liguria, facendo diversi servizi anche per l’edizione nazionale.

    [quote]E’ una di quelle donne che fa venire il nervoso perché anche conoscendola un po’ più a fondo si fa fatica a trovarle un difetto: è bellissima, intelligente, brillante, simpatica, madre di due figli e giornalista. L’ho ritratta in un locale del centro storico genovese, la tentazione era quella di metterla in posa da modella, tanto è fotogenica, ma alla fine, chiacchierando, ho pensato fosse meglio ritrarla in modo più completo, scattando una foto in cui fosse spontanea ma in cui si intravedesse la sua forza e la sua personalità.[/quote]

    Quando eri un bambina, quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Tanti e sempre diversi, cambiavano spesso. C’è stato un periodo da piccola in cui volevo vivere a New York, che conoscevo solo in fotografia, e fare l’attrice di teatro, poi c’è stato il periodo della ginnasta (!), della scrittrice, della pittrice. Di certo, non ho mai sognato di fare la professoressa di matematica, sono una schiappa coi numeri. Poi, nella vita ho fatto tutt’altre scelte di cui non mi sono mai pentita. E oggi posso dirlo: ho la fortuna di fare il mestiere più bello del mondo».

    Cosa ami e cosa odi di Genova? 
    «Di Genova amo tutto: vicoli, piazze, colori, botteghe, così come amo i mugugni di chi la abita e quella sua aria un po’ immobile e austera. Mi piace, è molto rassicurante. Vivendo altrove, mi manca molto. Non odio nulla di lei, è e rimane la mia città. Punto».

    Non vivendoci più, cosa ti lega maggiormente a Genova? Riesci ad immaginare una vita diversa in un posto diverso?
    «Non vivo più a Genova da anni, ma vengo spesso per lavoro e ho ancora parte della famiglia e diversi amici qui. In fondo mi sono spostata solo di 100 km, ma non so immaginare una vita diversa da quella che faccio. O in un altro luogo che non sia la Liguria. In futuro, magari chissà…».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Perché? Circolano luoghi comuni su Genova? Naaa…».

    Cosa vuol dire essere madre e donna in carriera oggi? Rifaresti le stesse scelte?
    «Ho due figli di 10 e 13 anni, ho avuto la fortuna di averli da giovane e oggi questo mi aiuta anche sul lavoro. Non è facile incastrare tutto ma ho dei super nonni molto presenti e senza di loro davvero non ce la farei. Non mi sono mai considerata una donna-in-carriera ma una mamma-che-lavora, talvolta nemmeno troppo organizzata».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «La mia passeggiata del cuore: prima col naso all’insù per via Garibaldi poi nel marasma disordinato dei caruggi, da Porta Soprana a scendere, verso il mare. Con tappa d’obbligo alle “E Prie Rosse” per una tartare con uovo in camicia…ineguagliabile».

    Veronica Onofri

  • Migranti, Parlamento Europeo al lavoro per superare i vincoli di Dublino. Intervista a Brando Benifei: «Manca solidarietà tra Stati»

    Migranti, Parlamento Europeo al lavoro per superare i vincoli di Dublino. Intervista a Brando Benifei: «Manca solidarietà tra Stati»

    benifeiIn occasione dell’incontro organizzato dall’Osservatorio Balcani e Caucaso-Transeuropa e dalla associazione Januaforum, sul tema “Migrazioni in Europa: quali connessioni tra accoglienza e sviluppo?”, abbiamo incontrato Brando Benifei, eurodeputato spezzino del Partito Democratico, relatore lo scorso maggio del rapporto sull’integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro europeo. Un’occasione per capire cosa si sta muovendo a livello comunitario sul tema migrazioni, alle luce delle spaccature politico-diplomatiche di questi mesi, sia a livello nazionale che a livello europeo

    Approfondimento: Ventimiglia e l’emergenza umanitaria dei migranti

    I dati di questi mesi parlano chiaro: l’Europa sulla questione migrazioni si è spaccata, e anche a livello delle singole nazioni, esistono approcci contrastanti alla questione. Qual è il livello di discussione all’interno del Parlamento europeo?
    La questione rifugiati è senza dubbio quella che sta creando più problemi a livello sociale in Europa, sopratutto per il gran numero di richiedenti asilo. Siamo in un sistema per cui migrare legalmente è impossibile. Un problema soprattutto italiano, provocato dalla legge Bossi-Fini, che rende impossibile migrare nel nostro paese in maniera legale. In questo scenario di straordinario afflusso, dovuto ai conflitti dell’area mediterranea, il Parlamento europeo si sta occupando di quali politiche si possano mettere in campo per tutelare chi fugge da situazioni di rischio concreto per la proprio incolumità, distinguendoli da coloro che non hanno questo situazione, che sono migranti economici camuffati. Bisogna accompagnare questa rigidità, che secondo me è giusta, alla creazione di nuovi canali di integrazione legale che oggi non ci sono. A Strasburgo sono al momento in discussione misure per rendere omogeneo e più fluido il sistema della elaborazione della richiesta asilo. Oggi abbiamo persone che rimangono in un limbo per troppo tempo, persone di cui talvolta perdiamo le tracce o vengono assorbite dalla criminalità.

    Durante l’estate, in piena crisi umanitaria a Ventimiglia, molte voci si sono alzate, tra cui quella del vescovo Suetta, per dire che l’Europa dovrebbe anche lavorare per superare la differenza tra migrante economico e rifugiato…
    È una cosa comprensibile, però a livello di stati non possiamo accogliere tutti, sia per una questione di sostenibilità economica che di consenso politico. Dobbiamo però lavorare per velocizzare il sistema di attivazione della protezione internazionale per chi veramente è a rischio vita nel proprio paese. In italia come dicevo la migrazione legale non è possibile, per colpa della legge Bossi-fini, che andrebbe superata.

    Il sistema di accoglienza oggi vigente, inoltre, ha fatto vedere tutti i suoi limiti, soprattutto qui in Liguria…
    A Ventimiglia si sono concentrati diversi problemi; da una parte l’incapacità dell’Europa di arrivare in fondo rispetto al sistema di solidarietà di distribuzione dei richiedenti asilo. In europa siamo capacissimi di fare politiche di coesione sulle autostrade e poi non c’è solidarietà nella gestione di questo fenomeno che non è più un emergenza ma ha dei tratti di strutturalità. Inoltre a Ventimiglia si consuma il problema di una mancata attuazione piena su tutto il territorio nazionale del sistema degli Sprar, che considero una buona pratica, che potrebbe essere esempio anche per altri paesi, dove i progetti di integrazione sono messi in mano ai comuni superando il problema più grosso, cioè quello della distribuzione delle persone in attesa dell’esame della loro richiesta di protezione internazionale. Un sistema che si contrappone al sistema emergenziale prefettizio che ha creato più sprechi e inefficienze che altro. Tenere molte persone concentrate in pochi posti, infatti, crea ghetti e situazioni di pericolo e intolleranza.

    European_Parliament_Strasbourg_Hemicycle_-_DiliffAnche le regole Europee, però, sono un problema, basti pensare a meccanismi del regolamento di Dublino..
    Per il Parlamento Europeo questo è il nodo più importante, cioè quello del superamento di queste regole. È oggi in discussione una proposta di riforma, al momento non ancora del tutto soddisfacente, secondo me, per cambiare questi meccanismi. Ovviamente bisogno che i governi spingano politicamente per far sì che si possa arrivare al risultato. A maggio potrebbe esserci un passaggio importante, da questo punto di vista.

    Quale potrebbe essere una soluzione?
    Noi vogliamo che l’Europa investa nell’integrazione, ma bisogna fare in modo che le risorse utilizzate siano incrementate e che non vengono tolte ad altre problematiche sociali, come la disoccupazione di lungo periodo, le famiglie a basso reddito, la disabilità, l’assistenza degli anziani. La questione dei rifugiati ci può servire per riorganizzare in maniera più efficiente l’utilizzo delle risorse che abbiamo. Se passa il concetto che noi mettiamo soldi per i rifugiati, soldi che però sono tolti ad altre persone che sono in difficoltà, noi rendiamo impossibile l’integrazione dei rifugiati, e alimentiamo il razzismo e la guerra tra poveri. Un altro tema su cui noi siamo stati molti netti è che non si creino dei mercati del lavoro paralleli, con condizioni di lavoro per i migranti al di sotto dei minimi salariali, che oltre a sfruttare le persone, crea una concorrenza sleale.

    Oggi era a Genova per parlare con gli studenti, e non solo…
    È stata una giornata importante, perché queste occasioni permettono di parlare di argomenti specifici, chiarendo certi aspetti che spesso sono raccontati male dai media, facendo anche sapere come funziona, e cosa sta facendo, il Parlamento Europeo e tutti gli organi dell’Unione Europea.

    Nicola Giordanella

  • Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    enel-DILa notizia della prossima riattivazione della centrale Enel a carbone di Genova, per “aiutare” i francesi alle prese con problemi di manutenzione delle centrali nucleari, sta scatenando forti polemiche. Durissimo WWF Italia che, attraverso un comunicato, parla di decisione pessima, dannosa per ambiente e salute.

    Inchiesta: quanto inquina il Porto di Genova

    «E’ una decisione gravissima – dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – che usa scuse rese risibili dalla enorme sovra capacità italiana: siamo in grado di produrre quasi 117 GW di energia elettrica a fronte del massimo picco di domanda interna di 60,5 GW. In realtà, si riapre al carbone dopo che erano venute prese di posizione e impegni formali per l’abbandono di questa fonte pericolosa sia per la salute che per l’ambiente e letale per il clima (produce 2 volte di più CO2 delle centrali a gas)».

    Ma non solo, secondo l’organizzazione questa operazione si configurerebbe come «una violazione del libero mercato, dal momento che Enel è diventata una SPA e ci potrebbero essere altri operatori interessati a soddisfare la domanda di energia francese o il mancato acquisto dell’energia nucleare d’oltralpe a fini speculativi (visto che viene rivenduta a caro prezzo e importata praticamente a costo zero, non perché ne abbiamo bisogno). Questa è una vicenda che certamente segnaleremo alla Unione Europea – aggiunge Midulla – La richiesta del MISE denuncia, oltretutto, che nel Nord Italia si è fatto e si sta facendo poco per le rinnovabili, mentre al Sud la situazione è migliore. In Liguria, ad esempio, il fotovoltaico non copre nemmeno il 2% del fabbisogno elettrico regionale».

    La centrale a carbone di Genova era originariamente costituita da tre gruppi, per complessivi 295 MW, realizzati negli anni ‘50. Le due unità più piccole e vecchie sono state messe fuori servizio nel 2012 e nel 2014, mentre la terza unità (da 155MW) doveva essere chiusa entro il 2017. Sempre nel comunicato di WWF Italia si legge che “Nel 2015 l’impianto, pur con la sola unità da 155 MW, ha emesso ben 807.445 tonnellate di CO2 (dato ufficiale ETS). Ma quando erano in funzione anche le altre due unità, le emissioni arrivavano ad essere anche più che doppie“.

    L’operazione non ha chiare definizioni temporali e potrebbe far saltare ancora una volta i delicati meccanismi dietro alla definizione del nuovo Piano Regolatore Portuale. I costi, inoltre, non è chiaro se ricadranno sulle bollette dei cittadini, già alle prese con rincari di mercato.

    Approfondimento: il nuovo Piano Regolatore Portuale

     

    La nota del WWF si chiude con un appello forte all’esecutivo: “Per il WWF la centrale di Genova va chiusa: non un euro della bolletta degli italiani deve andare al carbone. Il WWF chiede al governo italiano di mantenere e sostanziare l’impegno a uscire rapidamente dal carbone, primo passo per tener fede all’Accordo di Parigi sul Clima e intraprendere la strada dello Sviluppo Sostenibile, non cedendo alle pressioni delle lobby italiane ed estere“.

  • Biblioteca di Voltri, ipotesi inaugurazione per il 31 gennaio e apertura 1 febbraio

    Biblioteca di Voltri, ipotesi inaugurazione per il 31 gennaio e apertura 1 febbraio

    biblioteca-benzi-voltri-cargoLa biblioteca Rosanna Benzi di Voltri potrebbe essere re-inaugurata il prossimo 31 gennaio, e riaprire al pubblico l’1 febbraio (insieme alla ludoteca) dopo più di 3 anni di chiusura per lavori sulla struttura. A rivelarlo a Era Superba è il presidente del Municipio VII Ponente Mauro Avvenente che, tuttavia, tiene a sottolineare come, ad oggi, si parli di ipotesi. «Troppe volte – spiega – ci siamo lasciati andare all’entusiasmo, per poi rimanere con un palmo di naso».

    Approfondimento: Tutti i dettagli del progetto

    Questa mattina, la Giunta municipale ha fatto un giro d’ispezione dell’edificio insieme alla Segretaria generale Rosanna Garassino e al responsabile dell’area tecnica Mauro Rostagny. «Secondo quanto ci hanno detto – sintetizza Avvenente – mancherebbero 2 giorni di lavoro di muratura e uno di quelli elettrici. Contiamo, questa volta davvero, di chiudere in una quindicina di giorni». Da completare anche una scala di sicurezza esterna «che però – sottolinea Avvenente – non procurerà nuovi ritardi visto che già sono presenti 3 scale e un ascensore».

    Approfondimento: I ritardi per la messa in sicurezza

    Si è fatta attendere, la biblioteca di Voltri, la cui riapertura era attesa, con un certo grado di sicurezza, per la fine dell’estate. Poi è arrivato l’autunno, e la promessa di una riapertura entro Natale, o al limite entro la fine dell’anno. «Purtroppo – si sfoga Avvenente – le aziende che vincono l’appalto per i lavori promettono mari e monti, poi vengono fuori mille inconvenienti che ritardano i lavori. In Italia manca l’obbligo di una data certa per la consegna degli appalti e diventa sempre più difficile avere a che fare con questa realtà».

    L’intervento di Comune di Genova

    Anche il Comune di Genova interviene sulla riapertura della biblioteca di Voltri, per confermare l’ipotesi fatta dal Presidente del Municipio VII Ponente Mauro Avvenente di una riapertura a fine mese: «Come ipotesi avevo indicato addirittura il 20 gennaio come data di conclusione dei lavori – spiega Pino Boero, assessore con delega ai servizi educativi del Comune di Genova – ma i tecnici dei lavori pubblico mi hanno comunque confermato la data del 31 gennaio». A Voltri, dove la biblioteca è chiusa ormai da 3 anni, lo sperano tutti: «L’importante – sottolinea Boero – è che la biblioteca torni a essere agibile anche nella sua bellezza, perché davvero è una struttura molto bella ed è stata migliorata nei servizi, diventando davvero funzionale per i lettori e il pubblico. Senza contare gli interventi fatti sulla sicurezza, vera urgenza da cui era nata la necessità dei lavori».

    Luca Lottero

  • Ex Marinella, iter burocratico alle fase finale, a breve valutazione progetto. Lavori (forse) entro l’estate

    Ex Marinella, iter burocratico alle fase finale, a breve valutazione progetto. Lavori (forse) entro l’estate

    Hotel Marinella, NerviIter amministrativo concluso per la concessione dell’ex Marinella, lo stabile di Passeggiata Anita Garibaldi (Nervi) da anni in abbandono ed ora sulla soglia di una nuova vita. La vicenda torna in Consiglio comunale grazie all’interrogazione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che dopo mesi di silenzio ha chiesto aggiornamenti: «Siamo alle firme finali per la concessione – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Italo Porcilela fase successiva è quella progettuale, propedeutica a quella dei lavori».

    «La mia iniziativa nasce da notizie stampa del settembre dove veniva riportato dai giornali che era pervenuta una proposta da un gruppo d’imprese per la ristrutturazione dello stabile con l’obiettivo di creare una struttura alberghiera con ristorante e approdo di imbarcazioni in mare e che le procedure erano in fase di valutazione da parte degli uffici – sottolinea Guido Grillo – Con l’iniziativa di oggi volevo sapere se da settembre a oggi tutte queste procedure erano state attivate. L’assessore Porcile ha risposto positivamente notificando come fosse ancora da formalizzare l’aggiudicazione mentre tutte le autorizzazioni sono state definite prima di natale e quanto prima dovrebbero iniziare i lavori».

    «Stiamo stipulando l’aggiudicazione definitiva che comporta la firma dell’atto di concessione e la conclusione definitiva del bando con esiti positivi e con tutte le verifiche amministrative – ha proseguito l’assessore Porcile – concluso questo processo il bene sarà in mano al gruppo che ha vinto la gara. A questo punto il progetto verrà presentato e quando verranno acquisite le autorizzazioni partiranno i lavori. Tempi certi su questo non ce ne sono però possiamo dire che finalmente l’iter amministrativo è concluso e quindi il progetto partirà». Pertanto è possibile prevedere l’inizio dei lavori prima dell’estate? «Abbiamo sottoposto il documento da firmare al gruppo che si aggiudicato il bando. Dal momento in cui il documento verrà firmato saranno loro a doverci dire quando saranno in grado di partire».

    Gianluca Pedemonte

  • “Quei due” e l’omosessualità prima del pride, in scena al Teatro della Corte fino al 15 gennaio

    “Quei due” e l’omosessualità prima del pride, in scena al Teatro della Corte fino al 15 gennaio

    que-due-teatro-corte-dapporto-solenghiCharles Dyer (G.B. 1928), attore ed autore, scrive soprattutto sul tema della solitudine e delle maniere di affrontarla: famosa la sua “Trilogia della Solitudine”, composta da tre commedie a due personaggi. “Mother Adam”, un rapporto fra una madre possessiva e suo figlio, “ Rattle of a simple man”, la storia di un uomo che si avvicina ai quarant’anni ancora vergine, e “Staircase” ovvero “Il Sottoscala” (titolo originario di “Quei due”), una delle prime commedie che rappresenta  con umana  partecipazione il tema dell’omosessualità.

    Due attori, che sentiamo molto “nostri”, si misurano spalleggiandosi nei non facili panni dei partners omosessuali, e si propongono al pubblico in un testo garbato che si snoda tra tante divertenti trovate di vita quotidiana: entrambi ci offrono tutta la loro esperienza di scafati padroni della scena, Massimo Dapporto, nei panni del più tosto e “macho”, e Tullio Solenghi, più femmineo e sottomesso, interpretato sempre strizzando l’occhio all’esperienza cabarettistica. Il pubblico è colpito in pieno dalla credibilità ed umanità dei personaggi sbozzati dai due interpreti: per dirla con le loro stesse parole «nessuno meglio di un eterosessuale può interpretare un omosessuale».

    In un giorno di riposo due barbieri si occupano del reciproco benessere estetico, non senza incollare un orecchio malevolo alla parete che rivela la spensierata vita sessuale della vicina. Charlie si è lasciato alle spalle un passato di vita “normale”, con una moglie (e una figlia, che sta per rivedere), alla quale ripensa con un mix di odio/amore: apparentemente non è del tutto convinto del suo rapporto con Henry, che infatti accusa di averlo sedotto in un negozio di pasticceria, complici due bignè, e che tradisce appena può, senza pentimenti. In realtà Charlie non perdona all’amico di essersi lasciato travolgere in un rapporto non in linea con il consenso sociale, con il quale è stato ed è tuttora pesantemente costretto a confrontarsi. Henry invece interpreta in pieno la parte femminea della coppia, da ultimo anche nel fisico che tende ad arrotondarsi, nella golosità, nei sentimenti e negli atteggiamenti:è infatti lui quello costantemente insicuro, che teme di essere lasciato.

    La condizione omosex è vissuta dai due con la stessa consapevolezza di essere “fuori” e con identica rassegnazione al ruolo di esclusi, solo in parte dovuta  ai tempi, siamo  negli anni sessanta, e comunque bene al di fuori di quell’orgoglioso “pride” che pare caratterizzare i tempi attuali.

    Indovinata  la colonna sonora, che ci porge, fra l’altro, un sorprendente e gustoso pezzo del “Barbiere di Siviglia”, offertoci da un Dapporto in piena forma vocale.

    Elisa Prato

    + “Quei due” di Charles Dyer, al Teatro della Corte fino al 15 gennaio
    Una produzione Star Dust Show Productions, regia di Roberto Valerio, con Massimo Dapporto e Tulio Solenghi.

  • Patto per Genova, il ministro De Vincenti conferma gli stanziamenti. Accordo per sveltire le procedure

    Il sindaco di Genova Marco Doria ha avuto questa sera un approfondito colloquio telefonico con il ministro per la Coesione territoriale e Mezzogiorno Claudio De Vincenti. Oggetto della conversazione è stato la messa a punto delle procedure amministrative e tecniche per l’erogazione dei fondi destinati alla città di Genova nell’ambito del Patto per Genova, sottoscritto il 29 novembre dal Presidente del Consiglio e dal Sindaco.

    Secondo quanto comunicato dall’ufficio stampa del Comune di Genova, il ministro ha confermato tutti gli impegni assunti nel documento. Gli uffici tecnici dell’Amministrazione civica e del Ministero proseguiranno il lavoro comune per rendere quanto più veloce possibile l’erogazione dei fondi. Anche per quanto riguarda Erzelli, il ministro ha ribadito la comune volontà di nominare un commissario per la gestione delle risorse destinate al trasferimento della Scuola politecnica nel polo scientifico e tecnologico.

    Il sindaco ha espresso l’augurio che le procedure consentano di contabilizzare i finanziamenti del patto già in fase di redazione del bilancio di previsione 2017.

    «Esprimo soddisfazione – sottolinea il sindaco Marco Doria – perché alla conferma degli impegni assunti il ministro ha unito l’attenzione all’esigenza di tempi brevi. Ho sempre pensato e detto che il Patto per Genova costituisce un serio accordo tra il Comune e il Governo e non una semplice promessa. È importante che i tecnici del Ministero e del Comune siano concretamente al lavoro per sveltire l’iter».